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Assicurazioni: il futuro è nella sostenibilità e nei private market

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

09 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Sostenibilità, private market ed equity sono gli investimenti del futuro. Le assicurazioni devono iniziare a puntare su di loro

  • La crisi sanitaria innescata dal virus ha rapidamente contagiato il tessuto economico e produttivo di diversi paesi, e sta imprimendo una forte accelerazione su questo fronte

Le compagnie di assicurazione possono giocare un ruolo fondamentale nella rinascita economica dell’Italia dal covid-19. Per farlo, devono però abbracciare il futuro

Sostenibilità e private market.  Questi gli investimenti a cui devono guardare le assicurazioni. Le compagnie assicurative sono diventate sempre più sensibili a questi temi soprattutto nel 2020 causa la pandemia dal codiv-19. Da sottolineare come questi siano molto lontani rispetto alla loro zona sicura di investimento.

Alla fine dell’anno 2019, secondo il settimo report redatto dall’Ania e da Itinerari previdenziali: “investitori istituzionali italiani”, gli attivi complessivi delle società ammontavano a circa 811 miliardi (in crescita del 7,5% rispetto alla fine del 2018).

La quasi totalità detenuti dalle compagnie vita (che superavano i 770 miliardi e pari al 95% del totale) sono rappresentati dagli investimenti, di cui quasi 180 miliardi ascrivibili alla classe D e i restanti 590 miliardi alla classe C. L’investimento prevalente del settore assicurativo è quello obbligazionario e dei titoli a reddito fisso con oltre 465 miliardi investiti principalmente (circa il 70%) in titoli di Stato, in aumento rispetto al 2018 del 4,3%. La seconda categoria prevalente di investimenti è quella in quote di fondi comuni pari a 87 miliardi che è anche quella che è cresciuta di più in questi ultimi anni e, rispetto al 2018, ha mostrato la crescita più pronunciata con oltre il 16%. Le azioni e quote con poco più di 31 miliardi rappresentano il 3,9% del totale ed è quasi trascurabile il peso (0,1%) degli investimenti in terreni e fabbricati.

Il 2020 ha però fatto “scoprire” nuove realtà anche al mondo assicurativo. La crisi sanitaria innescata dal virus ha rapidamente contagiato il tessuto economico e produttivo di diversi paesi, e sta imprimendo una forte accelerazione su questo fronte. Oltre a questo c’è da considerare che la sostenibilità, intesa non soltanto come attenzione all’ambiente, è molto apprezzata nelle nuove generazioni che saranno gli assicurati del domani. E dunque, oltre alla necessità di rivedere le proprie linee di business e riposizionare i portafogli a causa della volatilità, si deve tenere anche un occhio verso il futuro e alle nuove leve che saranno i futuri clienti. A tutto questo si deve aggiungere che l’investimento Esg porta anche ottime performace rispetto agli altri. E infatti ci sono diverse evidenza che mostrano come l’applicazione dei criteri Esg, non impattino negativamente sulla performance finanziaria rispetto a quelli tradizionali. Investire in modo sostenibile può dunque fare bene al portafoglio anche in termini meramente finanziari. Stando ai dati riportati dal report gli Esg hanno avuto più successo rispetto al 2019. Si è passati infatti da 55 a 63 soggetti partecipanti, per un totale patrimoniale di oltre 180 miliardi di euro. In particolare, hanno risposto 15 Fondi pensione negoziali, 20 Fondi pensione preesistenti, 15 Casse di previdenza e 13 Fondazioni di origine Bancaria. Dei 63 soggetti rispondenti, 41 (10 in più dell’anno scorso) hanno un patrimonio superiore al miliardo di euro, il 43% dei rispondenti supera i due miliardi di euro di patrimonio.

 

Sostenibilità e oltre…

Per quanto riguarda gli strumenti in cui gli enti investono o si propongono di investire (o di aumentare l’esposizione) nel prossimo futuro, emergono tre fattori che ricalcano le rilevazioni passate:

  • una stabilità nella detenzione di mandati di gestione, che non aumenteranno. Oggi gli enti scelgono questa modalità d’investimento nel 71% dei casi, mentre domani l’intenzione si riduce al 27%.
  • La tendenza a favorire i Fia (private equity, venture capital, commodities, private debt) rispetto agli stessi fondi di investimento tradizionali: a differenza dell’anno scorso, si rileva che questa preferenza vale sia nel presente che nel futuro per il 63% dei rispondenti.
  • L’esposizione attuale nei fondi immobiliari, scelta come opzione dal 46% degli enti che hanno risposto al questionario: sono minori però coloro che li adotteranno in futuro (24%).
Giorgia Pacione Di Bello
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