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Assicurazioni e investimenti in equity: i regulator abbassano la guardia

21 Maggio 2019 · Riccardo Sabbatini · 2 min

Massimo di Tria, chief investment officer (Cio) di Cattolica assicurazioni, commenta il testo finale degli atti delegati di Solvency II, sotto scrutinio del Parlamento e del Consiglio europeo

I regolatori assicurativi cambiano rotta. Dopo aver imposto per anni alle compagnie ratio patrimoniali molto elevati per detenere investimenti in equity e titoli non quotati, scoraggiando pertanto l’apporto del settore al finanziamento dell’economia reale nel continente, ora hanno innescato la retromarcia. Il testo finale degli atti delegati di Solvency II – sono sotto scrutinio di Parlamento e Consiglio europeo – contiene una robusta sforbiciata ai requisiti di capitale dei principali asset legati all’economia reale. Lo “sconto” sarà subordinato ad una serie di caratteristiche che qualifichino quelle attività finanziarie idonee a soddisfare le finalità del business assicurativo. Ad illustrare le novità, al Salone del Risparmio, è stato il direttore generale dell’Ania (l’Associazione delle compagnie) Dario Focarelli. Nel dettaglio – ha spiegato Focarelli – il trattamento attuale di un’obbligazione a 10 anni priva di rating (minibond, e private debt soprattutto) passerà da un capital charge del 24% ad un requisito del 20% se quell’obbligazione sarà considerata assimilabile ad un bond BBB e all’11% se considerata più vicina ad un bond A. Per le azioni non quotate (private equity) si potrà passare dal 49 al 39 per cento. E soprattutto molto consistente si annuncia la riduzione per gli investimenti azionari di lungo periodo (detenuti per almeno 5 anni) il cui requisito potrà scendere dal 39 (se quotati) o 49 (se non quotati) al 22 per cento.

Le modifiche potrebbero avere conseguenze rilevanti per il mercato assicurativo italiano. Su un portafoglio di investimenti di 700miliardi di euro (polizze index escluse) la quota dei titoli di stato italiani è ancora largamente prevalente (42%) benchè in calo rispetto al 2016 (48%). Gli investimenti azionari rappresentano nel complesso appena il 14 per cento, di cui il 12 per cento in paertecipazioni strategiche. E molto modesta è anche la presenza nel private equity e private debt. Sarebbe sufficiente spostare queste percentuali di poche unità per far affluire all’economia reale del paese nuovi finanziamenti per miliardi di euro. We Wealth ha commentato le novità in arrivo con Massimo di Tria, chief investment officer (Cio) di Cattolica assicurazioni. “Il nuovo contesto regolamentare è suscettibile di avere un impatto significativo, e positivo, nelle decisioni di investimento degli assicuratori. La scelta del regolatore europeo è stata quella di evitare di creare nuove classi di assorbimento di capitale, che sarebbe stato molto complicato da negoziare.

Si è preferito ricalibrare le classi esistenti creando profili “qualified”, a basso impatto di capitale e subordinati al rispetto di alcuni requisiti”. In passato l’industria assicurativa europea aveva fortemente polemizzato per il capital charge elevato imposto sugli investimenti azionari che li ha spinti a dirottare altrove, prevalentemente verso i govies (privi di capital charge), i loro asset. Negli anni i loro investimenti azionari si sono più che dimezzati. “E’ assurdo – sottolinea di Tria – avere un consumo di capitale che si basa su una volatilità a breve termine quando noi manteniamo quelle posizioni per molto più tempo”. Per le stesse considerazioni il Cio di Cattolica plaude alla modifica regolamentare alle porte che sintetizza così :“più trasparenza – meno capital charge: alla fine lo scopo del regolatore deve essere quello di creare una cultura di buona gestione del rischio. Quindi si abbassano i requisiti di capitale, se si verificano certe condizioni”.

Quali rami assicurativi se ne avvantaggeranno maggiormente? “Credo maggiormente il ramo danni, il più adeguato a questo genere di investimenti. Nel vita noi assicuratori non potremo fare a meno di continuare ad allocare una rilevante parte dei portafogli in fixed income. Ce lo impongono le regole di prudenza e i rendimenti minimi garantiti spesso collegati alle polizze”. L’altra grande novità nelle modifiche di Solvency II è la nuova calibrazione del meccanismo di volatility adjustment che lo renderà più sensibile a cogliere e ad immunizzare i saliscendi degli spread nei portafogli dei titoli di stato. Per gli assicuratori italiani che detengono larghi portafogli di BTp questo si dovrebbe tradurre in un significativo miglioramento del solvency ratio di circa 10- 20 per cento in caso di stress sullo spread. “Certo – commenta di Tria – questo non dovrebbe indurre le compagnie ad incrementare quell’allocazione d’investimento quanto piuttosto dare il tempo necessario per diversificare maggiormente la propria asset allocation”.

É una dinamica che riguarda direttamente Cattolica Assicurazioni – portafoglio di 25,6 miliardi a fine 2018 – che ha già iniziato ad allegerire la quota di titoli italiani a vantaggio di altri titoli del reddito fisso e di asset reali. E ancora non sono incorporate le
novità regolamentari in arrivo. Nel nuovo contesto “siamo pronti a velocizzare questo tipo di investimenti. Oltre al real estate siamo focalizzati su private equity e infrastrutture e anche il private debt ci interessa. Stiamo pensando di costituire, come veicolo, un fondo di fondi di private equity. Questo tipo di struttura potrebbe essere adatta allo scopo di diversificare meglio i rischi. Inoltre privilegiamo investimenti in aziende con un core business contiguo al nostro, ad esempio insurtech o start up attive nelle nuove tecnologie che possono
aiutarci a migliorare il pricing delle nostre polizze. Si innesca, insomma, un circolo virtuoso tra investimenti e business tecnico. Lo stesso accade nel settore sanitario al servizio delle nostre coperture assicurative. Abbiamo investito molto nel settore, ad esempio in residenze sanitarie per gli anziani”.

L’altra direttrice di sviluppo degli investimenti di Cattolica riguarda la riassicurazione e le nuove frontiere dei prodotti finanziari assicurativi (Ils, Insurance linked securities). “Prima della fine dello scorso anno abbiamo costituito CattRe, compagnia di riassicurazione che ha sede in Lussemburgo e si propone di svolgere attività nell’ambito dei cosiddetti rischi speciali (specialty lines assicurative). Senz’altro ci aiuta il fatto di avere tra i nostri top manager alcuni noti esperti di eccellenza tecnica assicurativa oltre ad un azionista importante come Warren Buffet, cui fanno capo alcune delle maggiori imprese di riassicurazione al mondo. L’altro capitolo è quello della cartolarizzazione, cioè di trasformare in strumenti finanziari una parte di questi rischi e collocarli sul mercato. E anche su questo stiamo ragionando”.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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