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2018, un anno ancora in crescita per le compagnie

08 Febbraio 2019 · Riccardo Sabbatini · 3 min

  • Mercato vita: intervista a Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania. Raccolta e nuovi trend del mercato delle assicurazioni

  • Il nuovo anno si apre all’insegna dell’attesa. Le incertezze irrigidiscono i risparmiatore che stanno cercando di capire in che direzione andare

A novembre la raccolta era aumentata del 3,1% a 76 miliardi, ma con l’inizio del nuovo anno, con il peggioramento dello scenario economico, è subentrato un atteggiamento di attesa da parte dei risparmiatori. La proposta di Ania per favorire gli investimenti nei Pir delle gestioni separate assicurative

La regola è stata rispettata anche nel 2018. In un anno che ha riservato scarse soddisfazioni all’industria del risparmio, gli assicuratori hanno fatto meglio. Come, peraltro, è sempre accaduto nell’ultimo decennio con l’unica eccezione del 2008, l’anno della grande crisi dei mercati. I dati ufficiali, quelli di Ania-Trends (la pubblicazione dell’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici), giungono fino al mese di novembre e mostrano una raccolta di nuovi premi vita in incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente, per un volume di 76 miliardi. “Anche nell’ultimo trimestre – sottolinea il direttore generale dell’Associazione Dario Focarelli – stimiamo una raccolta netta positiva di altri 5 miliardi. È stato un altro anno positivo, un po’ in tutti i rami del segmento vita”.

Nel ramo I, quello delle polizze vita garantite, la domanda è persino maggiore dei volumi che il mercato riesce a soddisfare – fa presente Focarelli – considerata la prudenza con cui le compagnie offrono prodotti garantiti, gravati dagli elevanti ratio patrimoniali imposti da Solvency II. Nel 2018 le compagnie piuttosto hanno accompagnato il passaggio verso prodotti ibridi e multiramo – prodotti che coniugano le polizze di ramo I con quelle finanziarie del ramo III – che hanno registrato una “crescita consistente”. Negli ultimi mesi le unit linked hanno fatto segnare flussi positivi, sia pure in rallentamento date le tensioni sul mercato, per non parlare del ramo protezione (sanità, welfare) in significativa espansione anche perché oggetto delle attenzioni crescenti dei grandi big della bancassicurazione.

Archiviato il 2018, è piuttosto sull’anno in corso che le previsioni diventano più circospette. Quello di gennaio è un mese che di solito preannuncia il trend che caratterizzerà la raccolta assicurativa per l’interno intero. E il 2019, influenzato dai segnali negativi dei mercati di fine anno, si è aperto in un clima di maggiore prudenza e avversione al rischio da parte dei risparmiatori. “Non abbiamo ancora dati ma percepiamo un approccio ponderato, di attesa,
da parte degli investitori. I soldi vengono parcheggiati in banca, in liquidità, in attesa di decidere cosa fare”. Normalmente la volatilità dei mercati favorisce gli assicuratori e la loro offerta di prodotti “sicuri”. “Ma in questo caso c’è un’incertezza a breve che non aiuta neppure le polizze. Intendiamoci, non c’è alcuna disaffezione da parte dei risparmiatori, piuttosto potremmo assistere a una decelerazione della raccolta rispetto al trend degli ultimi anni”.

In uno scenario comunque di maggiore difficoltà, altri segmenti del risparmio gestito stanno proponendo ai clienti (soprattutto private) maggiori investimenti nel mondo dei prodotti illiquidi. E le compagnie? “Il tema è importante anche se gli assicuratori hanno un tetto nei loro investimenti illiquidi (5%) nelle polizze linked molto più basso di quello dei fondi (10%): soprattutto in portafogli di piccola dimensione si rischia di superare il tetto regolamentare in
casi di forti riscatti”. Il tema si intreccia a quello dei Pir nella riforma decisa dal Governo che impone, tra l’altro, di destinare il 3,5% dei portafogli al venture capital. “Comprendo
le motivazioni del Governo ma la realizzazione pratica è complicata dal tema dell’illiquidità e anche dal raccordo con i PIR preesistenti, tema su cui aspettiamo un intervento chiarificatore.

In ogni caso il settore si è fatto carico di una proposta costruttiva”. Quale? “Se fosse consentito alle attuali gestioni separate di investire in Pir l’1% dei loro asset (circa 600 miliardi), verso quei prodotti si indirizzerebbero risorse per circa 6 miliardi e la quota in venture capital (circa 210 milioni) sarebbe gestibile senza particolari problemi”. Focarelli auspica anche la nascita di un mercato secondario degli investimenti private – in Italia è assente – così da favorire lo smobilizzo delle posizioni da parte degli investitori istituzionali. Certamente è una partita da cui dipende la possibilità di maggiori fonti di finanziamento per le Pmi italiane, naturalmente in un contesto di crescita economica. Questo rimane l’interrogativo di fondo del mercato assicurativo italiano, il cui sentiment è in sintonia con il resto dell’industria finanziaria. L’auspicio è che da un ristabilimento di condizioni favorevoli possa scaturirne anche uno stabile incremento dei tassi d’interesse, la tradizionale benzina del mondo assicurativo. “Non lo spread, però che è la manifestazione di uno stato febbrile. Ed avere la febbre prolungata – sottolinea ancora Focarelli – non fa bene a nessuno”.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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