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Strategie al femminile per proteggere la famiglia

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

16 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le donne hanno un diverso appetito al rischio, tendono ad ascoltare più opinioni e sono responsabili – sotto il profilo decisionale – della maggior parte degli acquisti familiari

  • Quando si parla di investimenti, tendono a considerare una prospettiva di medio-lungo periodo, sono più ponderate e hanno la capacità di tenere sotto controllo una molteplicità di fattori

  • Nel settore assicurativo il 57% delle donne ricopre una posizione da entry-level

“Quando una donna deve tutelarsi tende a sentirsi più in sintonia con un’altra donna, perché vive il rischio e le priorità, in termini di sicurezza, allo stesso modo”, spiega Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Partners. Intanto il settore assicurativo affronta la sfida della diversità di genere. Anche nei percorsi di carriera

Un approccio più prudente, accompagnato a una maggiore attenzione alla protezione della famiglia, alla salute, alla responsabilità civile e ai viaggi. Ma non solo. Le donne hanno un diverso appetito al rischio, tendono ad ascoltare più opinioni e sono responsabili – sotto il profilo decisionale – della maggior parte degli acquisti familiari, pur restando molto spesso, apparentemente, nelle retrovie. Un atteggiamento che viene premiato anche quando assumono le vesti di agenti assicurativi. “Quando una donna deve proteggersi tende a sentirsi più in sintonia con un’altra donna, perché vive il rischio e le priorità in termini di sicurezza allo stesso modo”, spiega Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Partners, società del Gruppo Allianz leader nell’assicurazione viaggio, nell’assistenza e nei servizi alla persona.

“Bisogna però considerare due prospettive: chi decide l’acquisto e chi fa l’acquisto. Anche se a procedere all’acquisto sono prevalentemente gli uomini, in generale, ma anche in riferimento alle polizze, le vere responsabili molto spesso sono proprio le donne”. Quando si parla di investimenti, continua la manager, le donne tendono a considerare una prospettiva di medio-lungo periodo, sono più ponderate e hanno la capacità di tenere sotto controllo una molteplicità di fattori che possono influenzare il risultato finale. Ma più che all’investimento, spiega, hanno un approccio rivolto alla protezione, sottoscrivendo principalmente polizze che “riguardano la protezione della famiglia, la salute, i viaggi, la responsabilità civile e i percorsi di studi all’estero dei propri figli”.

Eppure, se da un lato nel settore assicurativo il 57% delle donne ricopre una posizione da entry-level, svolgendo mansioni normalmente ideate per neolaureati di una determinata disciplina e che in genere non richiedono una precedente esperienza nel settore, quando si sale nelle posizioni di middle management le percentuali crollano drammaticamente. “L’assicurativo scende anche al di sotto dei livelli degli altri settori, si parla del 18-20% contro una media del 23%. Le statistiche generali parlano di un 6% di donne ceo e un 16% di vice-ceo, un dato estremamente basso nel settore dei financial service”, aggiunge la Corna Pellegrini. In Allianz Partners, al contrario, continua l’amministratore delegato, “c’è una grande sensibilità a tutto ciò che è inclusione e meritocrazia, con un focus sulla gender diversity”: in Italia il 55% delle dipendenti sono donne, il 40% rivestono il ruolo di manager e oltre il 40% ricopre posizioni nell’executive team.

“Poniamo grande attenzione nel creare le condizioni per permettere alle donne di gestire le priorità familiari, organizzando programmi di coaching che consentano loro e ai loro colleghi di capire il valore del rientro al lavoro dopo una gravidanza e aiutandole a conciliare opportunità e sensi di colpa”. Basti pensare, spiega, che più del 30% delle donne lascia il lavoro dopo il primo figlio e più del 50% dopo il secondo figlio.

“Se guardo alla mia carriera, il mio essere donna l’ho pagato indipendentemente dalla maternità, soprattutto in caso di promozioni, ma credo che sia stato anche la chiave per raggiungere i risultati che ho ottenuto”. Secondo la Corna Pellegrini, la leadership femminile è estremamente variegata: una leadership orientata all’ascolto, alla delega, all’empowerment e a motivare le persone, piuttosto che controllarle. “Questo mi ha permesso di mettere i miei collaboratori nelle condizioni di dare il massimo e di contribuire al meglio al successo dell’azienda. Parlo di una leadership partecipativa, tipica delle donne, e di una grande attenzione alle persone, in parte legata alla mia indole e in parte al mio background di marketing”.

Strategie al femminile per proteggere la famiglia
Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Partners

Una carriera iniziata ben 38 anni fa, passando da aziende multinazionali internazionali a quelle famigliari, ricoprendo da più di 15 anni ruoli apicali di general manager e amministratore delegato, con responsabilità a livello sia locale che internazionale. Una carriera che le ha permesso di lavorare in diverse industry, dai beni di consumo ai servizi, dal farmaceutico all’assicurativo, ricoprendo diversi ruoli a partire dal settore Fmcg quando nel 1982 entra come assistant brand manager in Henkel Cosmetic, per poi approdare in Novartis consumer health Italia nel 1996 e in Zambon Pharma nel 2006. Un percorso intervallato da altre esperienze lavorative nell’ambito della consulenza e dei servizi assicurativi, che l’ha vista poi entrare in Allianz Partners nel 2011 in qualità di amministratore delegato.

Da sempre impegnata nella valorizzazione delle donne, dal 2018 è presidente del Comitato scientifico del Winning Women Institute, associazione no profit attiva nel settore dell’uguaglianza di genere che ha lanciato la prima certificazione di gender equality in Italia. Inoltre, è ideatrice del Premio Valeria Solesin, un concorso universitario rivolto a giovani laureati e laureate che realizzano studi e ricerche sul talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia.

In un contesto in cui lo shock pandemico ha visto le donne pagare lo scotto più elevato in termini di perdita dei posti di lavoro e passaggio da “inoccupati” a “inattivi”, secondo la Corna Pellegrini è necessario che a livello governativo vengano implementate delle norme che premino con benefici fiscali le aziende che sviluppano politiche di genere e di valorizzazione dei talenti. Per fare questo, Paola Corna Pellegrini sta lavorando con Inclusione Donna, un’alleanza di associazioni impegnate sui temi della parità di genere, tra cui il Winning Women Institute. “Sono convinta che questo sia il momento della svolta, perché le risorse ci sono ma vanno allocate nei posti giusti. Per non dimenticare che diversi studi dimostrano come il prodotto interno lordo aumenti al crescere dell’occupazione femminile. Anche il Paese ne beneficerebbe”.

 

(Articolo tratto dal magazine We Wealth, numero di settembre 2020)

Rita Annunziata
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