PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Sistema pensionistico italiano, fanalino di coda a livello mondiale

Sistema pensionistico italiano, fanalino di coda a livello mondiale

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

22 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Su 34 paesi il sistema pensionistico italiano si classifica al 27° posto

  • Il punto debole del sistema pensionistico italiano è la sostenibilità di medio-lungo periodo

Il sistema pensionistico italiano si classifica nella parte bassa della classifica secondo lo studio Melbourne Mercer global pension index”, realizzato dal centro australiano Finance Studies

Il sistema pensionistico italiano si classifica al 27° posto su 34 paesi a livello mondiale. A dirlo è la ricerca “Melbourne Mercer global pension index” realizzata dal centro australiano Finance Studies e oramai giunta alla sua decima edizione. Il confronto fra i diversi sistemi previdenziali è avvenuto aggregando oltre 40 indicatori, facenti capo a tre macro-aree: adeguatezza, sostenibilità e integrità. La medaglia d’oro del sistema pensionistico è stata data all’Olanda con un totale di 80.3 punti, seguita dalla Danimarca con 80.2 e dalla Finlandia con 74.5. L’Italia si ferma invece al 27° con 52.8 punti, mentre l’ultima in classifica è l’Argentina con 39 punti.

Il sistema pensionistico italiano si classifica dunque nella parte bassa della classifica principalmente per il criterio della “sostenibilità di medio-lungo periodo”. In questo campo si è infatti registrato un punteggio pari a 20,1, contro gli 81,8 della Danimarca, prima in classifica per il criterio “sostenibilità”. Le ragioni di un così basso punteggio sono dunque da dover imputare ad una bassa adesione a piani pensionistici privati. Affermazione confermata anche dai dati Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensioni, secondo i quali il tasso effettivo di sottoscrizione di piani pensionistici privati è pari al 28,9%. E infine anche a causa del contesto demografico caratterizzato dalla limitata partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più senior (seppure la crescita del tasso di occupazione in questa fascia d’età sia tra i motivi della crescita di 2 punti indice tra l’edizione 2017 e 2018 della ricerca), dal tasso di anzianità della popolazione e dal tasso di fertilità inferiore a 1,5 figli per donna.

«L’ Italia, la Spagna e l’Austria ottengono buoni risultati in materia di Adeguatezza ma scarsi in termini di Sostenibilità futura, a motivo di una impostazione di base del sistema simile» argomenta Morelli. «Si tratta cioè di sistemi a ripartizione, in cui sono i contributi versati dai lavoratori attivi a pagare le pensioni di coloro che si sono ritirati dalla vita lavorativa, con peso preponderante della pensione erogata dallo Stato, esposti alle contrazioni del mercato del lavoro interno ed agli shock demografici». In un contesto con queste caratteristiche la bassa partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori di età più matura – seppure in aumento nelle 5 edizioni in cui l’Italia ha preso parte al ranking – il livello di anzianità della popolazione ed il tasso di fertilità inferiore a 1,5 figli per donna, i dati aggregati da fonte internazionale (Ocse, Oecd, Banca Mondiale), individuano per l’Italia altrettanti punti di attenzione.

Il report evidenzia però anche dei punti di forza per il sistema pensionistico italiano. La ricerca valorizza positivamente, la macro-area “adeguatezza”, che inquadra il livello medio delle pensioni erogate in Italia. Dati positivi anche per “Integrità” che riguarda invece la chiarezza delle informazioni agli aderenti e gli standard obbligatori di governance richiesti agli enti previdenziali.

In particolare, il punteggio fatto registrare dall’Italia per adeguatezza (67,72 punti indice). Punteggio più altro rispetto alla media generale che si ferma a 61,1 punti indice. Vengono, inoltre, attribuiti valori elevati, anche al valore più alto della scala, al tasso di sostituzione medio, al mantenimento del valore reale dei benefici pensionistici rispetto all’inflazione ed alla possibilità di trasferire asset tra diversi fondi. Per la macro-area Integrità l’Italia ha ottenuto un punteggio pari a 10 decimi. E dunque si riesce a classificare tra i primi della classe.

Cosa dovrebbe dunque fare l’Italia per migliorare il sistema pensionistico?

Secondo lo studio, l’Italia dovrebbe cercare di continuare ad aumentare la copertura del sistema pensionistico privato, sia in termini di partecipazione che di asset investiti a disposizione per pagare le prestazioni nel futuro, per garantire un elevato tasso di sostituzione tra reddito da lavoro e reddito da pensione; limitare l’accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento; continuare a fare crescere il tasso di partecipazione al mondo del lavoro della popolazione di tutte le età, ed ampliando la partecipazione in età matura e ridurre l’ammontare del debito pubblico, per il suo impatto diretto sul primo pilastro pensionistico.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:PrevidenzaItalia