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Quota 100, tra promesse elettorali e incompatibilità

Quota 100, tra promesse elettorali e incompatibilità

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Novembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo Tito Boeri, bisogna abolire il termine “quota 100”

  • Dagli anni ’70, le aspettative di vita si sono allungate

  • Secondo la Fornero, i giovani in futuro subiranno un tasso di sostituzione elevato

In tema di pensioni, Boeri boccia l’espressione ‘quota 100’: “È davvero fuorviante, rischiamo di illudere le persone”. Intanto, l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si difende dagli attacchi politici con uno sguardo verso i giovani

“Dovremmo abolire il termine quota 100, è fuorviante”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso del convegno “Gli Stati generali delle pensioni”, organizzato a Milano dall’Università Bocconi e da Deutsche Bank. Al centro del dibattito della tavola rotonda, la crescita e la stabilità dei conti pubblici e del sistema pensionistico. Una stabilità tutt’altro che raggiunta, tra discussioni politiche, promesse elettorali e la confusione dell’opinione pubblica.

Il confronto in atto sulle pensioni è in una situazione di impasse – continua Boeri – L’idea di permettere il pensionamento quando vengono raggiunti 62 anni di età e 38 di contributi rischia di alimentare le illusioni”. I due requisiti, infatti, sarebbero incompatibili con i vincoli tecnici di spesa contenuti nella bozza del disegno di legge di bilancio.

Secondo il presidente dell’Inps, le modalità di riduzione della spesa al centro del dibattito politico sono “chiaramente infattibili”. Tra le altre, il meccanismo di salvaguardia – una specie di rubinetto per far pensionare alcuni e altri no –  avrebbe l’effetto negativo di spingere i lavoratori a “scappare” il prima possibile in pensione, per il timore di rimanere bloccati in un limbo.

Ma Boeri attacca anche il divieto di cumulo di pensioni e reddito di lavoro, una soluzione che indurrebbe le persone a continuare a lavorare anche dopo il pensionamento. Secondo alcune stime presentate nell’ambito del convegno, solo il 15% dei pensionati tra i 62 e i 66 anni che lavorano versano i contributi. Un dato che tende ad aumentare progressivamente dopo il raggiungimento della soglia dei 63 anni.

“Se si impedisce loro di lavorare dopo il pensionamento, decideranno di non andare in pensione, oppure si pensioneranno e confluiranno nel lavoro nero – spiega Boeri – Questo sarebbe sicuramente l’esito peggiore”.

A partecipare alla tavola rotonda anche Elsa Fornero, professoressa di Economia all’Università di Torino, che si difende dagli attacchi politici con uno sguardo verso i giovani.

Secondo l’ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’attuale governo Lega – Movimento 5Stelle avrebbe sottovalutato il problema del cambiamento demografico. Dagli anni ’70, infatti, le aspettative di vita si sono notevolmente allungate. Una dinamica che entrerebbe in contrasto con l’attuale proposta di legge, facendo sprofondare ancora di più i giovani nel baratro della disoccupazione.

“I giovani hanno pochi soldi e molta incertezza – spiega la professoressa – Se lasceremo che abbiano una vita precaria, sfortunata, con interruzioni di disoccupazione, è facile prevedere che subiranno un tasso di sostituzione elevato”.

Torni il buonsenso e la prudenza, bisogna rivedere la manovra”, conclude la Fornero, tra gli applausi degli studenti dell’Università Bocconi, che risuonano tra le pareti nell’attesa e nella speranza di un cambiamento.

Rita Annunziata
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