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Previdenza: Italia paese delle contraddizioni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

12 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il 75% degli italiani vorrebbe avere a che fare con sistemi di previdenza più digitali. L’Italia e le compagnie di assicurazione sono però ancora molto indietro in questo campo

  • Rischio salute, longevità e premorienza sono i settori più richiesti. I giovani e i single si preoccupano in modo particolare

In Italia, da una parte, si risparmia ancora poco per la propria pensione e dall’altra si richiedono sempre più coperture assicurative. Il mercato dovrebbe dunque saper cogliere questa domanda e soddisfarla

Italia paese di contraddizioni. E il sistema previdenziale è il terreno più scivoloso. Se da una parte è vero che nel Belpaese si è sottoassicurati e che pochi italiani pensano alla pensione, dall’altro è altrettanto vero che continua ad esserci una domanda, ben sopra la media europea per la copertura del rischio di premorienze (49% contro il 46% europeo) e per i rischi di longevità (40% contro il 43% europeo).

Secondo i dati elaborati dall’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici (Ania), queste percentuali denotano una domanda di allargamento dei bisogni da soddisfare. La domanda non è però uguale per tutti. E infatti se ci si focalizza sulle coperture per il rischio di premorienza i giovani e i coniugati sono quelli che la richiedono più spesso. Nel dettaglio il 49% dei giovani italiani e il 60% dei coniugati. La percentuale risulta essere più bassa tra le persone meno istruite (42%).

Spostandoci sui rischi della salute, in queste caso la domanda è maggiore tra i single (38%) e tra i giovani (35%). E infine la copertura sui rischi della longevità vede invece le persone più istruite (43%), gli utra 50enni (48%) e i single (47%) come i maggiori richiedenti. I dati pubblicati sottolineano poi che chi riesce a pianificare a mettere da parte qualche risparmio per la propria futura pensione ha delle preferenze per quanto riguarda le modalità per consumare i frutti dell’accumolo. E dunque quasi la metà degli intervistati (43%) preferisce la rendita ai riscatti programmati (30%) e al capitale (24%). Secondo l’Ania questo “non è un dato che deve sorprendere troppo, in fondo è la rendita la vera pensione”. Quando però si è chiesto agli stessi soggetti: “a 65 anni preferisci 50.000 euro subito o 2.500 all’anno per tutta la vita?” La risposta è stata meno scontata Nel senso che il 58% è favorevole a ricevere tutto e subito e il 42% ad avere i soldi scaglionati nel tempo.

E infine un aspetto che le compagnie assicurative continuano a trascurare, ma che è richiesto da molti italiani è la digitalizzazione. E infatti c’è sempre più richiesta per ricevere informazioni sulle forme di previdenza o per sottoscriverle ma in formato digitale. 2 cittadini su 3 avanzano queste richieste. Il 70% di questi sono i giovani (chi ha tra i 18 e i 35 anni) e 3 su 4 hanno un alto livello di istruzione. E dunque il 75% degli intervistati vorrebbe più digitale. Questi dati sono in netto conflitto con il dato del sistema Paese, che lo vede come fanalino di coda nelle ultime classifiche europee e internazionali sul campo della digitalizzazione. Nel nostro Paese, secondo una survey dell’Ania del 2018, i cittadini che hanno stimato la pensione si sono attivati di più per aderire a un fondo pensione. Questo è stato possibile utilizzando il portale dell’Inps, unico strumento disponibile al momento. Se si guada all’estero, in Belgio, Olanda, Danimarca e Svezia ci sono dei portali per le pensioni, nati da partnership pubblico-private, dove il cittadino può trovare tutte le sue posizioni e simulare la pensione totale futura.

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