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Pensioni, l’Italia va meglio ma resta nelle ultime file

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Francesca Conti
Francesca Conti

19 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel Global Retirement Index 2019 di Natixis Investment Managers l’Italia si posiziona al 30° posto su 44

  • In Italia il benessere finanziario in pensione ha segnato un lieve miglioramento, passando dal 52% al 53%

  • Migliora lievemente l’indice sul benessere finanziario in età pensionabile

Lo stato di salute del sistema pensionistico italiano? Migliore di quello cinese, ma sotto i livelli di Germania o Repubblica Ceca. Lo calcola il Global Retirement Index 2019 di Natixis Investment Managers

Quanto è in salute il sistema pensionistico italiano? Più di quello spagnolo, russo, cinese, indiano o brasiliano, ma meno di quello di molti alti Paesi come Germania, Finlandia, Belgio, Austria, Repubblica Ceca o Slovenia.

L’Italia è infatti al 30° posto del Global Retirement Index 2019di Natixis Investment Managers, uno studio annuale che confronta le best practice delle politiche pubbliche pensionistiche di 44 paesi.

Nel Belpaese migliora la qualità di vita, ma l’invecchiamento della popolazione, il debito pubblico, la pressione fiscale e la governance stessa rappresentano ancora le principali sfide che l’Italia deve affrontare guardando al futuro.

L’indice di Natixis IM

Lanciato nel 2013, il Global Retirement Index assegna un punteggio generale ai paesi nelle aree di sostenibilità del sistema pensionistico, basato su quattro sottoindici, corrispondenti ai diversi fattori di benessere che impattano sulla vita dei pensionati:

  1. Il benessere materialeche consente di vivere comodamente (material wellbeing);
  2. Il benessere finanziario, legato all’accesso ai servizi finanziari di qualità al fine di preservare i risparmi e massimizzare i rendimenti (finances in retirement);
  3. La salute, legata l’accesso a servizi sanitari di qualità (health);
  4. La qualità della vita, legata alla possibilità di vivere un ambiente più pulito e sicuro (quality of life).

Italia tra luci e ombre

L’Italia conferma il punteggio complessivo dei due anni precedenti (63%) ma classifica al 30o posto, perdendo una posizione in favore del Portogallo. Esaminando le singole aree, è stato registrato un miglioramento nel sottoindice sulla qualità della vita, che passa dal 70% al 73%consentendo all’Italia di guadagnare due posizioni nella classifica di settore (dal 26° al 24° posto). L’aumento della qualità della vita è stato favorito da un miglioramento dell’indicatore di felicità della popolazione.

Anche il benessere finanziario in pensione che ha segnato un lieve miglioramento, passando dal 52% al 53%.Il sottoindice sul benessere materiale è stabile al 51%. D’altro canto, il sottoindice relativo alla salute è diminuito dall’83% al 81%.Si tratta dell’unico sottoindice in cui l’Italia ha registrato un punteggio inferiore rispetto allo scorso anno: a un miglioramento del punteggio della spesa pro-capite corrisponde un peggioramento delle aspettative di vita e spese per assicurazioni sanitaria.

Migliora lievemente anche l’indice sul benessere finanziario in età pensionabile, grazie a un significativo miglioramento nella gestione degli Npl (da 20% a 32%). Tuttavia l’invecchiamento della popolazione, il debito pubblico, la pressione fiscale e la governance stessa rappresentano ancora le principali sfide che l’Italia deve affrontare guardando al futuro.

“Nonostante le buone notizie relative al miglioramento della Qualità della Vita, i nodi da sciogliere per l’Italia sono ancora molti, tra cui l’invecchiamento della popolazione, debito pubblico e pressione fiscale”,dichiara Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l’Italia di Natixis Investment Managers.

“È necessario che tra politici, fondi pensione, lavoratori e industria finanziaria ci sia una maggiore condivisione del duplice obiettivo di soddisfare le esigenze della popolazione in età pensionabile e preservare la sicurezza pensionistica dei pensionati del domani, all’insegna di un costante dialogo tra tutte le parti”, conclude Bottillo.

Global Retirement Index 2019, chi vince e chi perde

A posizionarsi in vetta alla classifica della settima edizione del Global Retirement Index è l’Islandache riesce a superare la Svizzera, in discesa al secondo posto. Al terzo posto si conferma la Norvegia. Al quarto si piazza l’Irlandache continua così la sua ascesa dopo essere stata al 7° posto nel 2018, al 14° posto nel 2017 e al 16° posto nel 2016.

Tra i paesi nordici, nella top ten figurano anche Svezia(al sesto posto, in calo di una posizione rispetto allo scorso anno) e Danimarca(al settimo posto). Il Canadaguadagna una posizione, piazzandosi all’ottavo posto, seguita dall’Australia. A chiudere la top ten il Lussemburgo che per la prima volta si piazza nelle prime dieci posizioni, confermando il punteggio più alto nell’ambito delle sottoindice della salute (91%).

Cambi di posizione: il perché

Islanda, Svizzera e Norvegia figurano sul podio grazie alla spinta dei sottoindici legati alla salute e alla qualità della vita. Inoltre, l’Islanda conquista la vetta grazie all’indice del benessere materiale che raggiunge quota 91%, il più altro tra tutti i 44 Paesi.

La tigre celtica, invece, continua la sua ascesa grazie al miglioramento del punteggio ottenuto dal sottoindice della salute(pari all’87%, passando dal 19° al 9° posto) e confermando l’elevato livello della qualità della vita, con il sottoindice relativo pari all’83%.

Rispetto all’edizione 2018, fuori dalle prime dieci posizioni i Paesi Bassi, che scendono dal 10° al 13° posto, mentre la Germaniasi conferma al 13° posto, dopo avere militato negli anni precedenti nella top ten.

Francesca Conti
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