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Italia: sistema pensionistico non più sostenibile

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

22 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’Italia si posiziona al 27° posto e si dimostra ancora debole in materia di sostenibilità. Superiori alla media invece i valori di integrità e adeguatezza

  • I primi posti in classifica sono occupati dall’Olanda, Danimarca e Australia. Ultima posizione per la  primo Thailandia

Il rapporto Melbourne Mercer Global Pension Index ha messo a confronto i sistemi previdenziali di 37 Paesi, evidenziando i punti di forza e le aree di attenzione

Italia al 27° posto per quanto riguarda il sistema previdenziale. La sostenibilità affossa il Belpaese che ottiene 19 punti contro una media europea di 50.4 punti. Questo criterio è importante perché misura la capacità del sistema pensionistico italiano di garantire gli stessi livelli di erogazione nel futuro. E proprio in tal senso l’undicesimo rapporto pubblicato da Melbourne mercer global pension index, mette in evidenza la debolezza di numerosi sistemi pensionistici. Primo fra tutti quello italiano. Assimilabili ci sono anche Austria con 22.9 punti, la Spagna (26.9 punti),  la Turchia (27.1 punti) e il Brasile (27.7 punti). “Sebbene l’adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più̀ che soddisfacente, il valore della macro area sostenibilità̀ ci dice che questo in futuro potrebbe non essere più̀ vero. Le ragioni sono da ricercarsi nella minima adesione a piani pensionistici privati e nel conseguente livello di attività̀ delle pensioni private, rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati – nonostante la crescita del dato rispetto alla prima partecipazione dell’Italia alla ricerca è pari quest’anno al 9,5% del Pil (fonte Covip) e nel contesto demografico, dove tuttavia il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più̀ anziani (età̀ 55-64) continua ad essere uno dei più̀ bassi dei 37 paesi” spiega Marco Valerio Morelli, amministratore delegato Mercer Italia.

Passi in avanti sono invece stati fatti per quanto riguarda invece l’adeguatezza e l’integrità. Nel primo caso il valore italiano risulta essere superiore alla media, con un punteggio di 67.4 (contro 60.6 punti di media). Questo rende il Paese assimilabile alla Svezia (67.5 punti) e all’Austria (68.2 punti). Anche il valore dell’integrità̀, di 74.5 punti, supera la media di 69.7 punti, avvicinando ancora una volta l’Italia al valore austriaco di 74.4 punti, e a quello di Germania e Irlanda, rispettivamente con 76.4 e 76.3 punti.

Ampliando lo sguardo fuori dall’Italia si nota come al primo posto della classifica sistemi pensionistici ci sia l’Olanda seguita dalla Danimarca e dall’Australia. Questi paesi hanno ottenuto punteggi alti perché si avvicinano il più possibile al modello idea di Mercer. Il profilo del sistema pensionistico ideale è quello in cui:

  • Il tasso di sostituzione della pensione è pari ad almeno il 65%, al netto delle imposte rispetto al reddito medio;
  • Una quota pari ad almeno il 60% del risparmio pensionistico viene erogata sotto forma di rendita;
  • Almeno il 70% della popolazione in età̀ lavorativa aderisce a piani pensionistici privati;
  • Il totale degli attivi raccolti dai fondi pensione per finanziare future passività̀ pensionistiche è superiore al 100% del valore del Pil;
  • Il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei senior (55-64 anni) è pari ad almeno il 70% tra i cittadini della fascia d’età̀;
  • E’ prevista una pensione minima che rappresenti una percentuale ragionevole rispetto allo stipendio medio della popolazione attiva;
  • I fondi pensione siano trasparenti nei confronti sia degli aderenti che della comunità̀ finanziaria nel suo complesso.

La classifica evidenzia però anche come tutti i sistemi pensionistici a livello mondiale debbano rivedere in toto o in parte la loro visione. E dunque “l’attuazione di riforme nell’ambito più̀ vasto dei sistemi pensionistici rimane un tema chiave, e non solo in Italia. La curva demografica di molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, impatterà̀ altresì̀ sulla spesa per il welfare, con impatti diretti sui sistemi previdenziale e sanitario», continua Morelli. “A mio parere, non prendere in considerazione il segnale di attenzione che dal 2014 il report ci invia sarebbe un errore: la vera area di miglioramento, per l’Italia, ha a che fare con la mancanza di un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico. In una prospettiva di medio- lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, sia per le generazioni anziane, che potrebbero ancora voler contribuire al benessere più̀ ampio del sistema Paese, sia per le giovani generazioni, che rischiano di dover pagare un conto insopportabile. Non ci dimentichiamo infatti che il vero tema del sistema è quello dell’occupazione, della disoccupazione in particolare giovanile” conclude Morelli.

Giorgia Pacione Di Bello
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