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Una possibile rivoluzione nella pianificazione familiare

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Paolo Ludovici
Paolo Ludovici

17 Aprile 2019
Tempo di lettura: 2 min
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Le potenziali conseguenze del disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri in materia di diritto di famiglia, diritto delle successioni e dei trust

Il Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2019 ha emanato un disegno di legge che, se approvato dal Parlamento, delegherebbe il Governo ad adottare una serie di misure normative comportanti un’ampia revisione delle attuali disposizioni civilistiche in materia di diritto di famiglia, di diritto delle successioni e dei trust. Non è la prima volta che in Parlamento
vengono proposti (con scarso successo) disegni di legge volti a modificare specifiche disposizioni in materia di diritto di famiglia e diritto successorio.

Nel caso specifico si tratta tuttavia di un’iniziativa voluta direttamente dal Governo, che fa perno sullo strumento delle legge delega. Quattro sono le misure che potrebbero avere un impatto significativo nell’ambito della pianificazione familiare e successoria e che meritano pertanto attenzione. Innanzitutto, la bozza del decreto delega il Governo a prevedere l’introduzione di norme che consentano la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli. Si tratta di fatto della possibilità – già prevista in diversi ordinamenti esteri – di stipulare i cosiddetti accordi pre e post matrimoniali, la cui validità è ad oggi in linea di principio non riconosciuta dalla legge italiana (benché qualche apertura sia rinvenibile in una recente sentenza della Corte di Cassazione ma solo nel senso che, nel determinare gli alimenti che un coniuge dovrebbe corrispondere all’altro, è stato affermato il principio secondo cui l’elemento centrale sarebbe l’accordo di fatto raggiunto tra i coniugi durante il matrimonio).

Una seconda possibile importante modifica riguarda le regole della successione necessaria. In base alla normativa attuale, un legittimario ha diritto di ricevere una determinata quota del patrimonio del de cuius, aumentata del valore di qualsiasi donazione dallo stesso effettuata in vita. In base alle nuove regole che potrebbero essere introdotte dal Governo per effetto della legge delega, la quota riservata ai legittimari farebbe invece riferimento al solo patrimonio esistente alla data di apertura della successione. Inoltre, sarebbe altresì previsto, a beneficio dei legittimari, un privilegio sui beni immobili o mobili appartenenti all’asse ereditario. Si tratterebbe di una modifica con effetti dirompenti perché di fatto consentirebbe un’estrema libertà di allocare in vita, attraverso lo strumento della donazione, il patrimonio personale e comprimerebbe in maniera significativa – potenzialmente finanche ad azzerare – i diritti dei legittimari.

In base a una terza rilevante disposizione, il Governo verrebbe inoltre delegato a introdurre delle misure che consentano la stipulazione di patti sulle successioni future, intesi alla devoluzione dei beni del patrimonio ereditario ovvero a permettere la rinunzia irrevocabile alla successione, in generale o rispetto a particolari beni. A oggi la legge italiana stabilisce che i patti successori sono nulli, così come è vietata la rinuncia in vita all’eredità altrui. Fa eccezione il solo
“patto di famiglia” che consente agli imprenditori di trasferire a determinate condizioni aziende o partecipazioni societarie di controllo a uno o più discendenti individuati. Si tratta tuttavia di uno strumento che, per via delle complicazioni applicative che comporta, ha avuto nei fatti un utilizzo del tutto limitato. Infine, l’ultima ma non meno importante disposizione delega il Governo a disciplinare le modalità di costituzione e di funzionamento del trust e degli altri contratti di affidamento fiduciario, garantendo un’adeguata tutela dei beneficiari. Secondo la normativa vigente, infatti, i trust possono essere costituiti solo in base a una legge di diritto estero e, successivamente, essere riconosciuti in Italia. Nonostante ciò, l’istituzione di trust da parte di persone fisiche e famiglie italiane è in costante diffusione, soprattutto nel contesto della gestione del passaggio generazionale.

Si tratta infatti di uno strumento che può essere adattato con estrema flessibilità a ogni specifica situazione e che non è paragonabile a nessuno degli strumenti giuridici ad oggi offerti dal diritto italiano. Per tale ragione, l’introduzione di una normativa domestica ad hoc, che consenta di istituire il trust secondo la legge di diritto italiano e che coordini tale istituto con le varie disposizioni interne sul diritto di famiglia e sul diritto successorio, sarebbe quanto mai auspicabile anche per offrire un contesto normativo più chiaro rispetto alle ormai molteplici situazioni di trust che sono già stati istituiti e operano nel nostro territorio.

Paolo Ludovici
Paolo Ludovici
Ha fondato L&P - Ludovici Piccone & Partners nel novembre 2014. È specializzato su tutte le aree del diritto tributario in particolare sui temi di pianificazione dei patrimoni personali e dei trust. È membro della commissione Tax and Legal in AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e del Venture Capital), della commissione Normativa in AIPB (Associazione Italiana Private Banking) e di STEP (Society of Trust and Estate Practitioners).
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