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Trust e imposta di successione, la Cassazione indica la strada

14 Marzo 2019 · Paolo Ludovici · 5 min

Una recente sentenza della Suprema Corte propone un approccio pragmatico a quesiti che hanno sempre diviso la giurisprudenza e su cui sarebbe comunque opportuno l’intervento del legislatore

Da quando il decreto legge n.262 del 2006 ha (re)introdotto nell’ordinamento tributario l’imposta sulle successioni e donazioni, estendendo la sua applicazione anche sulla costituzione di vincoli di destinazione, è fortemente dibattuto se e come tale imposta trovi applicazione nei confronti dei trust. Infatti:

(i) secondo la tesi fin da subito sostenuta dall’Agenzia delle Entrate, il trasferimento dei beni in trust rappresenta la costituzione di un vincolo di destinazione e, in quanto tale, rileva sempre ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, indipendentemente dal tipo di trust (ivi incluse le ipotesi del trust auto-dichiarato, in cui il settlor assume le funzioni di trustee, e del trust revocabile). Secondo tale tesi la successiva devoluzione dei beni ai beneficiari finali non sconterebbe alcuna imposta;

(ii) in base all’opposta tesi sostenuta da una buona parte della dottrina, l’imposta sulle successioni e donazioni non troverebbe invece applicazione ai trasferimenti di beni in trust ma solamente al successivo trasferimento ai beneficiari, posto che solo in tale momento si verifica l’arricchimento di questi ultimi e quindi il presupposto che giustifica l’applicazione dell’imposta.

Nella pratica le due posizioni interpretative hanno dato luogo a comportamenti difformi. Molti contribuenti hanno infatti impugnato gli atti di liquidazione degli Uffici che pretendevano l’applicazione dell’imposta sul trasferimento di beni al trust, dando luogo a lunghi contenziosi. Altri contribuenti hanno invece deciso di adeguarsi alla posizione dell’Agenzia delle Entrate, intravedendovi un’opportunità di pianificazione patrimoniale: anticipare il passaggio successorio beneficiando di un regime impositivo considerato uno dei più favorevoli in Europea.

In tale contesto, l’auspicio comune era che l’intervento della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull’imponente numero di contenziosi, potesse mettere fine all’incertezza. Purtroppo le pronunce della Corte di Cassazione sul tema – la prima risale al 2015 – non sono invece riuscite fino ad oggi a giungere ad un verdetto definitivo, schierandosi in modo ondivago a favore dell’una e dell’altra tesi, e manifestando quindi l’esistenza di un’evidente difformità di interpretazioni anche tra gli stessi giudici della Suprema Corte.
Con la recente ordinanza n. 31445 del 5 dicembre 2018, seguita dalla sentenza n. 734 del 15 gennaio 2019, la Corte di Cassazione è tornata sull’argomento dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni all’apporto di beni in trust, determinando un nuovo orientamento giurisprudenziale che si pone come compromesso tra le due tesi che si sono fino ad oggi contrapposte. In base alla nuova posizione giurisprudenziale, l’imposta sarebbe dovuta sul trasferimento di beni in trust solamente ad alcune condizioni. Più precisamente:

  1. il trasferimento dei beni al trust non è imponibile quando ha natura transitoria e non esprime alcuna capacità contributiva. In tali circostanze il presupposto d’imposta si manifesterebbe solamente con il trasferimento definitivo dei beni dal trustee ai beneficiari;
  2. il trasferimento dei beni al trust è invece imponibile quando produce un incremento stabile, misurabile in moneta, di una dato patrimonio con correlato decremento del patrimonio del settlor e quindi il trasferimento di beni al trustee comporta “il reale arricchimento dei beneficiari, non prevedendo in alcun modo un eventuale rientro dei cespiti in capo al disponente”.

Sulla base di tali principi, l’imposta sarebbe dovuta in tutti quei trust liberali dove il settlor – come si verifica nel caso affrontato dalla sentenza n. 734/2019 – con l’apporto in trust si spossessa effettivamente dei propri beni nell’interesse dei beneficiari e senza possibilità di ritornare in possesso degli stessi.

Si tratta di conclusioni che sono ampiamente condivisibili e che, in un conteso normativo non chiaro, hanno il pregio di offrire una soluzione pragmatica e coerente rispetto agli effetti giuridici ed economici del trust. È difficile tuttavia oggi prevedere se il nuovo orientamento giurisprudenziale sia quello conclusivo e, in ogni caso, è probabile che una decisiva certezza sull’argomento verrà raggiunta solo con un intervento normativo, che rimane fortemente auspicato.

Paolo Ludovici
Paolo Ludovici
Ha fondato L&P - Ludovici Piccone & Partners nel novembre 2014. È specializzato su tutte le aree del diritto tributario in particolare sui temi di pianificazione dei patrimoni personali e dei trust. È membro della commissione Tax and Legal in AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e del Venture Capital), della commissione Normativa in AIPB (Associazione Italiana Private Banking) e di STEP (Society of Trust and Estate Practitioners).
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