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Testamento: solo il 12,26% degli italiani ne fa uno

Testamento: solo il 12,26% degli italiani ne fa uno

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Maria Cristiana Felisi
Maria Cristiana Felisi

19 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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Gli italiani continuano a essere restii a redigere un testamento, a differenza degli anglosassoni, dei francesi e dei belgi. Il testamento, però, è uno strumento idoneo anche a evitare dissidi tra gli eredi e a pianificare attentamente la propria successione

Agli italiani sembra davvero non piacere redigere testamento, ma se proprio devono farlo scelgono la forma olografa (che rappresenta il 77,74% dei testamenti totali): quella, cioè, redatta dal testatore di proprio pugno, datata e firmata. Piace un po’ di più alle italiane, almeno nella forma del testamento pubblico (il 55,4% dei testamenti pubblici redatti tra il 1989 e il 2018 è stato predisposto da donne).

Secondo i dati raccolti dall’Ufficio centrale degli Archivi Notarili, nel 2018 solo il 12,26% degli italiani ha deciso di regolare la propria successione con un testamento. Vi è una leggera predilezione per questo strumento nelle isole (dove si registra un tasso di successioni testate, sul totale, pari al 15,38%).

Gli stranieri, invece, sono molto più avvezzi all’uso del testamento: più di quattro americani su dieci, infatti, predispongono un testamento o altro strumento di pianificazione patrimoniale per regolare la propria successione. Statistiche del tutto simili si rintracciano nel Regno Unito: quasi la metà delle successione britanniche sono testate. Gli stessi numeri si possono trovare in Canada.

Una posizione intermedia, tra il mondo italiano e quello di common law, si riscontra in Francia, dove il 22% della popolazione, il doppio degli italiani,  ha adottato un testamento per regolare la propria successione e disporre delle proprie ultime volontà; una esplosione di testamenti si è vista invece in Belgio, dove negli ultimi due anni il numero di testamenti è aumento di quasi il 25%. In Belgio, infatti, la riforma del diritto delle successioni del 2018 ha permesso una maggiore libertà nella disposizione dei propri beni, ma questa libertà può essere espressa solo attraverso un testamento.

Sembra dunque che gli italiani siano poco sensibili al tema del testamento. Il testamento è, nell’immaginario comune, strettamente associato alla morte, e può anche darsi che per motivi scaramantici gli italiani decidano di evitarlo quanto possibile. Eppure, anche un testamento redatto in giovane età può evitare molti problemi.

Basti pensare che un testamento permette di evitare la comunione tra coeredi ovvero di lasciare il patrimonio in comunione con parenti ed potenzialmente affini (si pensi al caso che il de cuius non abbia figli e lasci il coniuge o unito civilmente). Nel caso in cui, infatti, la successione venga devoluta interamente per legge, qualora gli eredi fossero più di uno (come nel caso della presenza del coniuge con i figli), i medesimi si troverebbero a condividere l’intero patrimonio relitto, suddiviso in quote ideali. Nel caso in cui, ad esempio, il defunto lasciasse in eredità ai due figli e al coniuge la propria società, per la costruzione della quale ha speso tutta la vita, i medesimi si troverebbero a dover gestire insieme e di comune accordo l’impresa paterna. Tale situazione, ancora più critica, se alcuni dei figli fossero minorenni, proseguirebbe fino all’eventuale accordo di divisione (stando attenti a conguagliare tutti i valori in gioco), senza contare che l’eventuale accordo divisionale verrebbe tassato quale atto avente natura dichiarativa quanto meno ai fini fiscali; in difetto d’accordo, non rimarrebbe che adire le Corte e affrontare un contenzioso inevitabilmente lungo.

Tutti questi profili e molti altri, inclusa la tassazione, potrebbero essere evitati con la redazione di un testamento divisorio.

 

Maria Cristiana Felisi
Maria Cristiana Felisi
Maria Cristiana Felisi è Of Counsel di Maisto e Associati. Ha sviluppato una particolare competenza nella consulenza ai clienti su aspetti di diritto privato e di famiglia, tra cui il diritto delle successioni, i trust, le fondazioni, la pianificazione successoria, real estate, societario e relativo contenzioso. È una mediatrice professionale per le imprese, un Family Officer qualificato in Italia e membro dell'International Bar Association (IBA). E' iscritta all'albo degli avvocati di Milano dal 1992 ed è patrocinatrice davanti alla Corte di Cassazione e ad altre giurisdizioni superiori.
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