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Rientro dei cervelli: al via l’agevolazione dal 2020

Rientro dei cervelli: al via l’agevolazione dal 2020

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Settembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il regime fiscale per prevenire la fuga dei cervelli ha una durata di 5 anni

  • Questo può essere prolungato a 11 se il soggetto ha almeno 2 figli minorenni o a carico

Se un ricercatore è rientrato ad aprile 2020 in Italia, potrà iniziare a beneficiare del regime agevolato a partire da quest’anno

Il regime per mettere un freno alla fuga dei cervelli può essere usato già a partire dal 2020 e per i successivi 10 anni se il contribuente, che rientra in Italia, ha almeno due figli a carico. A chiarire la questione ci ha pensato l’Agenzia delle entrate con la risposta n.271/2020.

Il caso

Un cittadino italiano iscritto all’Aire ha svolto per più di 2 anni attività di ricerca in un’azienda farmaceutica svizzera. E sempre nella Confederazione elvetica risultava essere residente. Da aprile 2020 si è però trasferito in Italia con la sua famiglia (moglie e due figli minori), dato che ha iniziato a lavorare per una società italiana, sempre nel campo della ricerca e sviluppo. Il contribuente chiede se potrà iniziare a godere del regime agevolato, per attirare docenti e ricercatori in Italia, già a partire dal 2020, anno in cui si è trasferito nel Belpaese, o dovrà aspettare il 2021. E chiede anche se, avendo 2 figli a carico potrà anche beneficiare dello sconto fiscale per 11 anni.

I requisiti della norma

La norma per mettere un freno alla fuga dei cervelli e favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico prevede che il rimpatriato laureato, che abbia svolto per almeno due anni continuativi attività di ricerca o docenza presso centri di ricerca pubblici o privati o università all’estero potrà godere dell’agevolazione fiscale, se decide di trasferirsi in Italia. “Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato”.

E dunque significa che se si hanno i requisiti prescritti dalla norma il rimpatriato potrà godere dello sconto del 90% sull’imponibile per i redditi prodotti in Italia per 5 anni. Il periodo si alza a 11 se si hanno almeno 2 figli minorenni o a carico.

Risposta

L’Agenzia delle entrate da una risposta positiva all’istante, dato che la stessa norma prevede che il regime agevolo vede il via proprio dal periodo d’imposta 2020. Nel dettaglio è stato previsto come l’agevolazione fiscale parte dall’anno in cui il ricercatore diventa fiscalmente residente in Italia e dura per i 5 anni successivi, se non trasloca ancora una volta all’estero. Gli anni di beneficio diventano 11 se il cittadino ha almeno 2 figli minorenni o a carico. Altro aspetto che precisa l’Amministrazione fiscale è che poco conta che il datore di lavoro sia pubblico o privato. Basta che questo abbia una struttura organizzativa finalizzata all’attività di ricerca.

Giorgia Pacione Di Bello
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