PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Residenza fiscale: attenti ai cambiamenti

Residenza fiscale: attenti ai cambiamenti

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

20 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • La Cassazione ha sottolineato come la competenza territoriale, per svolgere accertamenti e controlli tributari, spetta all’ufficio dove il contribuente risulta aver dichiarato il domicilio fiscale

  • Usare la residenza fiscale a proprio vantaggio, se scoperti può portare a svantaggi e alla non possibilità di procedere

La residenza fiscale è un tema molto delicato. Spesso usato per cercare degli escamotage e pagare meno tasse. Ma attenzione perché fa fede il concetto di domicilio fiscale e la sede dell’Agenzia competente

La residenza fiscale non è da sottovalutare quando si parla di tasse. E infatti questa è fondamentale per capire in quale paese essere tassati, e per evitare dunque doppie imposizioni in caso si ha a che fare con l’estero, e anche per capire l’ufficio di competenza che può richiedere e fare accertamenti fiscali.

Sul territorio italiano ci sono infatti diversi sedi regionali dall’Agenzia delle entrate. Questa suddivisione serve per dispiegare le forze e potersi concertare maggiormente sulla propria area di competenza. E dunque la Cassazione nella sentenza n. 4412 del 2020 ha deciso come la competenza territoriale, per gli accertamenti e i controlli tributari, spetta all’ufficio dove il contribuente ha la residenza fiscale. Se si dovesse comunicare un cambio di residenza fiscale, cambiando area territoriale, la competenza passerà dunque ad un altro ufficio.
Ma entriamo nel dettaglio del caso esaminato.

Una società per azioni, a seguito di una liquidazione, si è vista recapitare una cartella di pagamento con i ruoli formati dall’Agenzia di Caserta. La società ha dunque fatto ricorso in base all’incompetenza territoriale dell’ufficio che ha emesso la cartella. La Commissione tributaria provinciale di Caserta accoglie il ricorso della società.

La decisione viene però portata in appello dove il giudice tributario regionale della Campania osservò come la società in questione, nella dichiarazione dei redditi contestata aveva indicato come proprio domicilio fiscale un comune nella provincia di Caserta. E dunque l’ufficio tributario di Caserta era legittimato al recupero fiscale.

Ricorrendo in sede di legittimità la società denunciava la violazione e la falsa applicazione del Dpr n. 600/1973, dato che si era preso in considerazione il domicilio fiscale indicato nella dichiarazione dei redditi del presente piuttosto che la sede legale.

La Corte ha però ribadito, in ultima istanza, come la competenza territoriale per gli accertamenti e i controlli tributati riguardanti le imposte dirette sui redditi spetta all’ufficio dove è situato il domicilio fiscale del soggetto in questione. Ma non solo ha anche ribadito come, il contribuente che indica nella propria denuncia dei redditi il domicilio fiscale in un luogo diverso dal precedente (la variazione deve essere fatta in buona fede e nel rispetto dei principi, non come escamotage fiscale) “non può invocare detta difformità, sfruttando a suo vantaggio anche un eventuale errore, al fine di eccepire, sotto il profilo dell’incompetenza per territorio, l’invalidità dell’atto di accertamento compiuto dall’ufficio finanziario del domicilio da lui dichiarato”.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo