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Patto di famiglia e trust due facce della stessa medaglia

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

24 Settembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Lucio ha scelto il patto di famiglia per far subentrare i figli in azienda

  • E il trust per garantire un futuro economicamente sicuro ai nipoti

Il patto di famiglia e il trust possono essere usati per gestire un unico patrimonio di famiglia. Il caso di Lucio spiega come possono essere usati questi due strumenti

Patto di famiglia e trust sono due strumenti usati da Lucio nella gestione del passaggio generazionale. In questo caso si è scelto il patto di famiglia per far subentrare i figli nella società immobiliare e il trust per la gestione del patrimonio finanziario. Il patto di famiglia ha dunque permesso a Lucio di trasferire la proprietà della società ai figli in totale esenzione d’imposta, mentre il trust è stato scelto per la gestione del patrimonio finanziario, volendo inserire come beneficiari i nipoti. La combinazione di più istituti ha dunque permesso il trasferimento degli asset familiari, rispettando sia i desideri di Lucio sia le future esigenze di figli e nipoti. Inoltre, è stato anche azzerato il rischio di un futuro aumento della tassa di successione e donazione, contenendo l’impatto fiscale del trasferimento nell’1% circa del patrimonio complessivo.

Il caso di Lucio viene illustrato dall’avvocato Massimiliano Campeis dello studio Campeis, che ne racconta nei dettagli le scelte.

Il caso

Lucio ha settantatré anni, è in pensione da due, ed è sposato con Maria. E’ stato un importante dirigente d’azienda, ricavando dalla propria attività lavorativa dei cospicui guadagni che gli hanno permesso di accumulare un rilevante patrimonio, ed oggi percepisce una pensione utile a soddisfare, in buona parte, le sue esigenze di vita. Ha due figli, Mario e Paola, entrambi sposati e titolari di redditi, e cinque nipoti. Il patrimonio familiare è costituito da proprietà immobiliari – prevalentemente tramite una S.r.l., di cui Lucio e Maria detengono la totalità delle quote, e per il residuo in capo a Lucio personalmente (la villa di famiglia ed alcuni appartamenti) – e da liquidità e strumenti finanziari per circa dieci milioni di euro (di cui due milioni in polizze vita di diritto lussemburghese con beneficiari i nipoti).

A Lucio è stato consigliato di destinare l’intero patrimonio finanziario in polizze vita, presentate come lo strumento ideale di pianificazione patrimoniale e successoria, visti i vantaggi offerti sia sul piano fiscale (esenzione da imposta di successione e donazione) che su quello civilistico (insequestrabilità ed impignorabilità). La proposta è stata, per Lucio, l’occasione per meditare su un più generale riassetto del proprio patrimonio, ed egli ha così – saggiamente – deciso di rivolgersi a professionisti di propria fiducia prima di intraprendere qualsiasi operazione.

Il conseguimento della massima efficienza fiscale è certamente una priorità, ma Lucio ha anche delle esigenze ulteriori: il patrimonio (che, vista l’entità, produce rilevanti redditi) deve essere protetto mantenendosi, per quanto possibile, unito negli anni, venendo impiegato a supporto alle effettive esigenze di vita dei figli e dei nipoti e dei rispettivi nuclei familiari, garantendo loro tranquillità economica. Lucio chiede altresì di poter fare affidamento su una fonte di reddito supplementare rispetto alla propria pensione, per garantire, a lui ed a Maria, una serena vecchiaia; inoltre, è molto legato alla villa di famiglia, dove vuole continuare a vivere e che vorrebbe divenisse un domani la residenza dei figli e, poi, dei nipoti.

Lucio aveva correttamente percepito che tali esigenze avrebbero richiesto una soluzione articolata: la quale è stata – ad esito di un approfondito esame sia sul piano legale che su quello fiscale – concretamente perseguita attraverso l’utilizzo combinato di più strumenti.

Per la società immobiliare è stato scelto l’istituto codicistico del patto di famiglia, così consentendo a Lucio di trasferire il capitale della stessa ai due figli, in parti uguali, in esenzione totale d’imposta. La partecipazione dei figli è stata costituita in comunione (da mantenersi per almeno cinque anni), con adeguate regole parasociali per garantire la governance ed evitare stalli decisionali. Lucio ha mantenuto per sé una quota dell’1% della società che, grazie ad apposite previsioni statutarie, gli attribuisce, a vita, il diritto di presiedere la stessa e di concorrere a determinarne le scelte più rilevanti.

Ai due figli è stata operata una donazione di un milione di euro ciascuno, utilizzando così integralmente le franchigie di legge. Parte di questa liquidità è stata impiegata per acquistare da Lucio la nuda proprietà degli appartamenti a lui intestati: in tal modo, Lucio, quale usufruttuario, potrà continuare ad utilizzarli (direttamente o percependone i canoni di locazione), mentre alla sua morte la proprietà si consoliderà in capo ai figli senza ulteriore imposizione.

Quanto al residuo patrimonio finanziario, lo stesso è stato destinato in un trust familiare con beneficiari di reddito e capitale i nipoti, prevedendo che gli stessi potranno disporre, negli anni, di quanto necessario alle loro esigenze di vita, di studio (sono state previste anche attribuzioni premiali, condizionate al raggiungimento di specifici traguardi) e professionali, e divengano assegnatari del capitale solamente raggiunta un’età di piena maturità.

Campeis sottolinea inoltre come la scelta del trust, tassando i conferimenti “in ingresso”, ha permesso di beneficiare di franchigie ulteriori, rispetto a quelle utilizzate con le donazioni a favore dei figli. Ai disponenti Lucio e Maria è stato, come da loro richiesta, riservato il diritto di poter godere di quanto necessario a mantenere il tenore di vita avuto in precedenza. Le polizze sono state mantenute, indicando tuttavia quale beneficiario non più i nipoti, ma il trust (che in tal modo, al momento della morte, incasserà l’indennità senza applicazione di imposta). In trust è stata anche destinata la villa di famiglia, con la previsione, nell’atto istitutivo, che la stessa sarà utilizzata dai disponenti e, poi, rimarrà a beneficio dei discendenti (ma non potrà , salvo il ricorrere di casi estremi essere alienata dal trustee).

Giorgia Pacione Di Bello
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