PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

I patti successori e 
le successioni internazionali

16 Agosto 2019 · Contributor, Gianmarco Di Stasio · 5 min

L’obiettivo della normativa in tema di patti di famiglia del2006 è stato quello di introdurre una regolamentazione che tenesse conto della peculiare natura e funzione del bene impresa e ne agevolasse la trasmissione generazionale, derogando in parte ai vincoli previsti dal Codice Civile in materia successoria

La donazione è storicamente il contratto mediante il quale nel passato si è realizzato in via prevalente il trasferimento in vita della ricchezza familiare. La donazione, in particolare se fatta a favore di soggetti estranei al novero dei legittimari e, se a favore di questi ultimi, con dispensa dal restituire all’asse ereditario quanto ricevuto per donazione (c.d. dispensa da collazione e imputazione), può determinare la lesione dei diritti che la legge inderogabilmente riserva ai legittimari. Ove, all’apertura della successione del donante, ricorra concretamente una lesione della quota che inderogabilmente spetta ai legittimari, le donazioni (che non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento), il cui valore eccede il valore della quota della quale il defunto poteva disporre, sono soggette a riduzione fino alla quota medesima. In particolare, esclusa la donazione per rischi connessi all’azione di riduzione e per la conseguente difficile commerciabilità dei beni donati, il desiderio di pianificare la propria successione, relativamente all’azienda o alle partecipazioni in società, si è sempre scontrato con la norma imperativa del divieto dei cd. patti successori, in base alla quale ciascuno deve restare pienamente libero di disporre della propria successione.

L’obiettivo della normativa in tema di patti di famiglia, introdotta dalla L. 55/2006, è stato proprio quello di introdurre una normativa che tenesse conto della peculiare natura e funzione del bene impresa e ne agevolasse la trasmissione generazionale, derogando in parte ai vincoli previsti dal Codice Civile in materia successoria. Contestualmente all’introduzione del patto di famiglia, è stato infatti riformulato il testo dell’art. 458 Cod. Civ., prevedendo, quale unica eccezione al divieto dei patti successori, proprio il patto di famiglia. Si è così voluto dare risalto all’esigenza di pianificare la successione nella gestione dell’impresa, evitando che, all’apertura della successione, altri legittimari possano vantare (mediante l’azione di riduzione e di restituzione) diritti sui beni, aziendali o societari, trasferiti. Patti successori relativi a beni diversi dall’azienda o da partecipazioni societarie sono invece ammessi e riconosciuti in altre giurisdizioni e la sempre maggiore mobilità dei clienti soprattutto all’interno di un Continente ricco e sicuro come l’Europa porterà sempre più spesso i Tribunali italiani a giudicare di patti successori stipulati in base alla legge di cittadinanza di stranieri che abbiano stabilito la propria residenza abituale in Italia. È quanto risulta dall’impianto del Regolamento (Ue) n. 650/2012 Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo. Il combinato disposto dell’art. 22 e dell’art. 23, comma 2, lettera h) e dell’art. 25, comma 3, del Regolamento chiarisce infatti che il de cuius può scegliere come legge che regola la sua intera successione e come legge regolatrice del proprio patto successorio (per quanto riguarda l’ammissibilità, la validità sostanziale e gli effetti vincolanti tra le parti, comprese le condizioni per il suo scioglimento), la legge dello Stato di cui ha la cittadinanza al momento della scelta o al momento della morte. Tale legge regola in particolare la quota disponibile, le quote di legittima, gli eventuali diritti che le persone vicine al defunto possono vantare nei confronti dell’eredità o degli eredi e, appunto, altre restrizioni alla libertà di disporre a causa di morte. E’ poi fondamentale no- tare come, ai sensi dell’art. 4 del Regolamento (Ue) 650/2012, la competenza generale a decidere sull’intera successione spetta agli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte e, qualora al momento della morte il defunto non fosse residente in uno Stato membro, ai sensi dell’art. 10 del citato Regolamento, la competenza spetterà agli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui il medesimo aveva l’ultima residenza abituale, a condizione che vi si trovino beni ereditari. Nell’ordinamento europeo, v’è quindi la possibilità che si verifichi una dissociazione tra legge applicabile e competenza a decidere sulla successione. In tale ipotesi, peraltro, la giurisdizione come sopra determinata sarebbe da escludersi solo ove rinunciata dall’organo giurisdizionale adito oppure nel caso in cui le parti interessate dalla successione stipulino un accordo di scelta del foro ai sensi dell’art. 5 del citato Regolamento, convenendo che la competenza esclusiva a decidere sulla successione spetti all’organo giurisdizionale dello Stato membro la cui legge è stata scelta dal defunto per regolare la propria successione.

Dalle esperienze maturate nel giudicare queste forme nuove di pianificazione successoria potrebbe nascere una nuova cultura giuridica che potrebbe dare uno slancio decisivo alla riforma della materia successoria in Italia, oggi molto rigida e fonte di incertezze.

Contributor
Contributor , Gianmarco Di Stasio
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: