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Patrimoniale: nata in Grecia e cresciuta in Italia

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

10 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel nostro Paese ci sono già diverse imposte che colpiscono alcuni asset patrimoniali: Imu sugli immobili, l’imposta di bollo sui conti correnti e sulle gestioni patrimoniali nazionali, Ivie sugli immobili esteri e l’Ivafe sui conti correnti e sugli investimenti finanziari esteri

  • La patrimoniale non è un pensiero così oscuro per le famiglie private. “Si aspettano che qualcosa avvenga. Ma la preoccupazione è sempre più a livello paese”, dichiara Iacopo Corradi, managing direct di Azimut

Se è vero che la patrimoniale è nata in Grecia, è altrettanto vero che l’Italia ne è diventata la sua terra di adozione. Il nostro Paese non solo ha introdotto diverse patrimoniali, nel corso degli anni, ma è anche riuscito a mascherarne le sembianze, cambiandogli nome

Dalle guerre del Peloponneso al coronavirus c’è una costante: l’imposta patrimoniale. La tassazione del patrimonio è infatti stata introdotta per la prima volta in Grecia. E veniva usata alla fine di ogni guerra per rimpolpare le casse dello stato.

L’Italia ha preso spunto proprio dai greci, tanto che la prima patrimoniale fu introdotta nel 1920, dal governo Nitti, a seguito dalla fine della I guerra mondiale, e per cercare di rimettere in sesto il Paese. Segue poi quella che è rimasta impressa in tutti gli italiani: il prelievo forzoso del 1992. Da quell’anno in poi l’Italia si è sbizzarrita usando diversi nomi e forme, per continuare a tassare il patrimonio. E infatti nel nostro Paese ci sono già diverse imposte che colpiscono alcuni asset patrimoniali: Imu sugli immobili, l’imposta di bollo sui conti correnti e sulle gestioni patrimoniali nazionali, Ivie sugli immobili esteri e l’Ivafe sui conti correnti e sugli investimenti finanziari esteri. Ma dunque perché si continua a parlare di patrimoniale vista la situazione?

Secondo Alessandro Dragonetti, managing partner, head of tax presso Bernoni Grant Thorton l’avere un rapporto alto tra debito e Pil, assieme a una ricchezza famigliare elevata, potrebbe portare il governo a scegliere la strada della patrimoniale. “L’Italia è un paese con un debito pubblico alto e le famiglie hanno una ricchezza consistente, pari a 9.743 miliardi di euro”, spiega Dragonetti. Secondo l’ultimo studio di Bankitalia e Istat pubblicato nel 2019, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane, misurata come somma delle attività reali (rappresentano 59% della ricchezza lorda) e di quelle finanziarie (41%), era infatti di 9.743 miliardi di euro.

E dunque un rapporto debito/Pil elevato e una ricchezza famigliare importante sono due elementi che potrebbero spingere, in un momento di crisi, a scegliere la strada della patrimoniale.

Da sottolineare che l’imposta sul patrimonio non è una scelta molto battuta a livello europeo. E infatti sono ben pochi i paesi che ne hanno una. Tra questi troviamo la Norvegia, la Spagna e la Svizzera. Il Lussemburgo ha poi un’imposta simile ma che colpisce solo le imprese, gli individui sono salvati. Accanto a questi ci sono poi alcune varianti che hanno preso piede negli anni e che colpiscono solo alcuni asset del patrimonio familiare in Francia e in Italia. La tassazione degli immobili, invece accomuna tutti gli stati Ue. L’Italia però a differenza di altri paesi non permette la deduzione nel 730 di questa imposta.  È dunque chiaro come all’estero pochi paesi abbiano adottato la patrimoniale.

E l’Italia potrebbe davvero percorrere questa strada? Secondo Bruno Aratri, di Aletti Fiduciaria, le incognite per i prossimi sei mesi sono davvero tante, certo è che sarebbe “una strada non riscontrabile in altri paesi”. “Una delle considerazioni che fanno a livello europeo all’Italia è che la tassazione dovrebbe passare dai consumi al patrimonio. Certo il contesto è difficile e lo sarà sempre di più. Sul futuro, da qui a sei mesi, ci sono tanti punti interrogativi perché le variabili in gioco sono davvero tante. La leva sull’imposta patrimoniale potrebbe essere una degli interventi. E sarebbe una strada non riscontrabile in altri paesi”, spiega Aratri.

E se ci fosse…

Nel caso in cui il governo dovesse decidere di introdurre un’imposta sul patrimonio ci sono degli accorgimenti che si possono prendere. “Fare delle scelte che ci danno un vantaggio, che attenuano e non peggiorano l’impatto sull’imposta patrimoniale” sono possibili, spiega Dragonetti. Le famiglie private al momento sono però prese su più fronti. Da una parte sicuramente il covid-19 ha lasciato il segno. In alcuni casi ci sono stati dei passaggi generazionali traumatici e si sono trovati senza un’adeguata copertura. La patrimoniale è sicuramente un aspetto che stanno considerando. “L’imprenditore o i diversi gruppi famigliari chiedono supporto in diversi temi, sia per risolvere aspetti famigliari sia sul quadro giuridico fiscale vantaggioso. Stiamo pensando di avviare una strutturazione successoria, prendendo a riferimento tutte le varie esigenze, affrontando anche l’imposta patrimoniale”, spiega Aratri.

Da sottolineare anche come la patrimoniale non è un pensiero così oscuro per le famiglie private. “Si aspettano che qualcosa avvenga. Ma la preoccupazione è sempre più a livello paese. Sulla patrimoniale nessuno si aspetta cose mastodontiche. Ci chiedono di interfacciarsi con i professionisti per mitigarne gli effetti futuri”, dichiara Iacopo Corradi, managing direct di Azimut. Una delle richieste che arriva alle banche, soprattutto da parte degli imprenditori è come spostare il proprio patrimonio personale, dirottandolo verso quella della società. E questo perché  si ritiene che non ci sarà una patrimoniale sulle società, ma solo sulle persone.

Giorgia Pacione Di Bello
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