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Patrimoniale, la tutela del patrimonio è possibile

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

05 Novembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Nel caso in cui si verificasse una patrimoniale come quella del 1992, una forma di protezione potrebbe essere data dal suo trasferimento all’estero

  • Se la patrimoniale fosse però ad ampio spettro l’unica soluzione possibile è trasferire la propria residenza all’estero

Massimiliano Campeis spiega a We-Wealth come tutelare il proprio patrimonio, nel caso in cui il governo decidesse di dare il via ad una patrimoniale

La situazione finanziaria italiana non è delle più brillanti. E a testimoniarlo è stato anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante la giornata del risparmio di settimana scorsa. Visco ha infatti dichiarato come per gli investitori istituzionali nazionali ed esteri è tornata la paura ridenominazione. In questo scenario di instabilità economica non stupisce dunque che si inizi a parlare di uscita dell’euro, di ridenominazione e di rischio patrimoniale.

Patrimoniale, una parola che rievoca momenti poco piacevoli tra i risparmiatori italiani. Non è infatti così lontano il 1992, quando il governo decise di applicare un prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti, depositi bancari e postali.

Matteo Salvini, ministro degli Interni, ha invece sostenuto come “non ci sarà nessuna patrimoniale, nessuna tassa sui conti correnti e sui risparmi degli italiani”. Se dunque da una parte la politica sembra negare questa ipotesi, dall’altra parte, il risparmio degli italiani è un gruzzoletto che fa gola a molti. E se dunque la situazione economica dovesse peggiorare, la patrimoniale, non sarà di certo una carta che il governo del cambiamento scarterà a priori.

A distanza di 26 anni potrebbe dunque ritornare lo spauracchio della patrimoniale.

Proprio per questo abbiamo chiesto a Massimiliano Campeis, avvocato dello studio Campeis, cosa si può fare per cercare di mettere in salvo i propri risparmi.

L’ipotesi presa in considerazione riguarda il caso in cui si verificasse uno scenario simile a quello del 1992. Bisogna partire da una certezza: gli investimenti in strumenti finanziari sarebbero protetti, mentre la liquidità sarebbe colpita. La stessa probabilmente non sarebbe attinta dalla misura qualora fosse fisicamente depositata presso un istituto estero. In questo caso, secondo Campeis, l’unica soluzione possibile è il trasferimento all’estero. Questa porta con sé, tre scenari alternativi. L’apertura autonoma di un conto all’estero (con l’onere di indicare gli asset nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi), la gestione del rapporto attraverso un intermediario fiduciario estero per il tramite di una società fiduciaria italiana e l’apertura di un conto estero intestato al cliente, con contestuale mandato senza intestazione alla fiduciaria.

Ma attenzione perché la soluzione “spostamento all’estero” potrebbe non essere poi così sicura. Campeis spiega infatti come “la collocazione all’estero dei rapporti bancari e finanziari potrebbe tuttavia rivelarsi del tutto inutile nel caso (estremo) in cui venisse introdotta un’imposta – simile a quella già vigente in alcuni paesi europei, tra cui la Francia – che colpisce l’intero patrimonio, mobiliare ed immobiliare, detenuto dal cittadino tanto entro i confini nazionali quanto all’estero(l’Impôt de Solidarité sur la Fortune attinge i patrimoni personali sopra gli 800mila euro con un prelievo sui patrimoni finanziari e su quelli immobiliari, con aliquote tra lo 0,5% e l’1,5%)”. In questo caso per tutelare il patrimonio, rimane una sola opportunità: trasferire la propria residenza in un Paese diverso dall’Italia.

Le incertezze di come si potrà sviluppare una patrimoniale, non vanno tutte a nuocere. Campeis sottolinea infatti come dal perimetro di un’ipotetica futura misura patrimoniale sulle attività finanziarie potrebbero essere esclusi gli strumenti aventi natura previdenziale, tra cui i fondi pensione e (a talune condizioni) le polizze vita. “Con riguardo al primo caso” dichiara Campeisl’art. 11, comma 10, del D.Lgs. 252/2005 prevede l’intangibilità della posizione di previdenza complementare nella fase di accumulo: le risorse versate rientrano nel patrimonio del fondo pensione e, dunque, non sono più nelle disponibilità dei soggetti iscritti”. Per le polizze vita, si può invece ipotizzare che questa siano protette da misure di patrimoniale, se si tratta effettivamente i strumenti che hanno natura previdenziale. Si va dunque ad escludere tutte quelle forme che vengono usate come contenitori di attività puramente patrimoniali.

Giorgia Pacione Di Bello
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