PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Legge delega di riforma del codice civile: quali novità per il wealth planning?

Legge delega di riforma del codice civile: quali novità per il wealth planning?

Salva
Salva
Condividi
Contributor
Contributor, Massimiliano Campeis

13 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva

Al via un nuovo disegno di legge per la riforma del Codice Civile.  Ecco tutte le novità sulla pianificazione patrimoniale e il wealth management

Lo scorso 27 marzo è stato assegnato alla seconda Commissione permanente Giustizia il disegno di legge delega per la riforma ed integrazione del Codice Civile, sulla cui base il Governo potrà adottare, entro un anno dalla data in vigore della legge delega medesima, i relativi decreti attuativi.

Il testo presenta diverse novità, alcune delle quali di assoluta rilevanza per chi si occupi di wealth management e pianificazione patrimoniale.

Una prima importante innovazione interviene in ambito successorio, ove è prevista la trasformazione del diritto “in natura” oggi spettante ai legittimari (di cui agli artt. 536 e ss. del codice civile) in diritto di credito, commisurato al valore del patrimonio ereditario al tempo dell’apertura della successione (ed assistito da privilegio speciale sull’intero compendio ereditario immobiliare e, in mancanza, da privilegio generale su quello mobiliare): tale soluzione, nelle intenzioni del Legislatore, dovrebbe agevolare la circolazione dei beni immobili ereditari o di provenienza donativa, oggi assoggettabili all’azione di riduzione e restituzione, assicurando al contempo elevata protezione ai legittimari pretermessi.

Oltre a ciò, un fondamentale intervento riguarda l’ipotesi di introduzione nel nostro ordinamento dei “patti successori”, ad oggi vietati (con la sola eccezione rappresentata dal “patto di famiglia” di cui agli artt. 768 bis ss. c.c., con cui, a determinate condizioni, può essere trasferita l’impresa o le quote societarie ad uno o più discendenti, senza che l’attribuzione possa essere in futuro soggetta a collazione o riduzione).

Si prevede ora un’ammissibilità generalizzata di patti successori, tanto “istitutivi” (tramite i quali si può disporre in vita della propria successione, prevedendo la devoluzione di specifici beni del patrimonio ereditario a favore di successori prestabiliti) quanto “rinunciativi” (con cui taluno rinuncia anticipatamente ai diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta o sui beni che ne fanno parte): ciò che permetterebbe, nell’attività di pianificazione, di prevenire in maniera efficace situazioni di potenziale futuro conflitto tra gli eredi.

Tale modifica normativa, sollecitata anche dal Consiglio Nazionale del Notariato, allineerebbe l’Italia all’UE, ove tale istituto – come dimostra l’esperienza di Paesi quali Germania, Francia e Austria – ha garantito maggiore sicurezza degli acquisti e dei traffici giuridici e una riduzione del contenzioso.

Resterebbe, in ogni caso, intangibile la quota di riserva prevista dagli articoli 536 e seguenti del codice civile: il Legislatore, a tal proposito, non ha ritenuto di intervenire sull’entità delle quote riservate ai legittimari, la cui consistenza (più elevata in Italia rispetto a diversi altri Paesi dell’Unione, tra cui Austria, Grecia o Finlandia, ove la quota di riserva è tendenzialmente pari alla metà di quella che spetterebbe al legittimario in caso di successione ab intestato) può spesso costituire un vincolo importante nelle operazioni di riassetto patrimoniale.

Sempre in materia successoria, si introducono infine misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo (introdotto dal Regolamento UE n. 650/2012), al fine di consentire l’utilizzabilità di analogo strumento anche per le successioni meramente interne, così garantendo – in tali termini si esprime la relazione al DDL – “la conoscibilità delle vicende successorie e quindi una maggiore certezza ai traffici giuridici aventi ad oggetto beni di provenienza ereditaria”, superando (e migliorando) il sistema attualmente in vigore, basato solamente sulla pubblicità degli atti di accettazione e di rinuncia all’eredità.

Ulteriori novità vengono poi previste nell’ambito del diritto di famiglia, con l’introduzione degli accordi comunemente conosciuti come “prematrimoniali” (ma in realtà estesi anche alle parti di una programmata o costituita unione civile), strumentali alla regolamentazione dei rapporti personali e di quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto: con la rilevante conseguenza di poter scongiurare, grazie all’adozione di una regolamentazione preventiva, situazioni conflittuali potenzialmente molto dannose.

Diverrebbero così legittimi – nel rispetto necessario di norme imperative, diritti fondamentali della persona, ordine pubblico e buon costume – accordi ad oggi considerati, nel nostro ordinamento, nulli (principalmente per contrarietà con il principio di inderogabilità dei diritti e doveri nascenti dal matrimonio di cui all’art. 160 c.c.), così uniformando la legislazione italiana a quella di altri paesi dell’Unione (come, ad esempio, la Germania o la Spagna), dopo che già i Regolamenti UE nn. 1103 e 1104 del 2016 hanno consentito per i nubendi/coniugi ovvero per i partner di un’unione civile la possibilità, entro determinati limiti, di scegliere una legge straniera per la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali.

Infine, il disegno di legge delega ha ad oggetto un intervento volto a “disciplinare le modalità di costituzione e di funzionamento del trust e degli altri contratti di affidamento fiduciario, garantendo un’adeguata tutela dei beneficiari”: poche parole per introdurre un tema estremamente delicato e, da più parti, atteso.

Va infatti ricordato che il trust, nonostante sia divenuto uno strumento di comune utilizzo, non vanta una disciplina di diritto interno (pur avendo piena vigenza in Italia in virtù della ratifica – con legge 16 ottobre 1989, n. 364 – della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985), di talché il cittadino italiano si vede oggi “costretto” a scegliere una legge regolatrice estera.

Le finalità sono encomiabili (lo stesso Legislatore enuncia, nella relazione al DDL, la necessità di rimuovere le incertezze derivanti dall’utilizzo di leggi straniere in ordine ad uno strumento definito di “ampia diffusione” e “una realtà con la quale gli operatori giuridici si trovano quotidianamente a confrontarsi”, introducendo una disciplina organica e sistematica): si auspica tuttavia che l’intervento normativo, se dovrà esservi, sia rispettoso della natura e delle caratteristiche dell’istituto così come delineate dalla giurisprudenza, dalla dottrina e dalla prassi – tanto internazionali quanto interne – e non si risolva invece in una forzata “assimilazione” ad istituti di diritto civile codificati.

 

Contributor
Contributor , Massimiliano Campeis
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Pianificazione Fiscale Italia