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Lavorare all’estero, come evitare la doppia tassazione

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

11 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Quando si inizia a lavorare fuori dall’Italia il primo passo è l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero

  • Bisogna inoltre capire se il Paese scelto ha siglato con l’Italia un accordo contro le doppie imposizioni

Ci sono sempre più professionisti che decidono di lavorare all’estero. Ma cosa si deve fare quando si arriva in un altro Paese? Cosa si deve dichiarare all’Agenzia delle entrate per non incorrere in sanzioni?

La doppia tassazione è l’incubo di ogni italiano che decide di andare a lavorare all’estero. Capire quale sia il sistema di tassazione applicabile per i redditi percepiti all’estero, non è però sempre semplice. Gli aspetti da considerare sono infatti molteplici e le regole possono essere diverse a seconda delle situazioni personali, dell’iscrizione all’Aire e se esiste una convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo stato estero nel quale viene prodotto il reddito.
La regola generale è che un cittadino è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti nel paese dove ha la residenza fiscale.

Che adempimenti fare quando ci si trasferisce all’estero

  •  Iscrizione all’AIRE. L’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) contiene i dati dei cittadini che risiedono all’estero per un periodo di tempo superiore a 12 mesi o, per i quali, è stata accertata d’ufficio tale residenza. Il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza da un comune italiano all’estero (anche se in un Paese dell’Unione Europea), entro 90 giorni dal trasferimento della residenza deve iscriversi all’AIRE recandosi all’Ufficio consolare competente per territorio. Con l’iscrizione all’AIRE (gratuita), si viene cancellati dall’Anagrafe della popolazione residente del Comune italiano di provenienza. L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.
  • Verificare se i Paese scelto ha siglato un accordo contro le doppie imposizioni. Per evitare che i propri cittadini subiscano una doppia imposizione, l’Italia ha stipulato con molti Paesi convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni e riconosce un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero nel momento in cui si dichiarano i redditi in Italia con l’applicazione di una norma contenuta nel Tuir. Le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sono degli accordi tra due Stati, attraverso i quali viene disciplinata la sovranità tributaria di entrambi, in base al principio della reciprocità.  Generalmente, le convenzioni non prevedono che sia un unico Stato, tra i due contraenti, ad assoggettare a tassazione un determinato tipo di reddito. Per questo motivo, è necessario dichiarare in Italia anche i redditi conseguiti all’estero. La doppia imposizione viene comunque eliminata mediante l’applicazione dell’articolo 165 del Tuir, secondo il quale le imposte pagate all’estero a titolo definitivo sono ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana.

 

Cosa fare se non si sono dichiarati in Italia i redditi percepiti all’estero

Nel caso in cui i cittadini italiani non iscritti all’Aire abbiano presentato la dichiarazione dei redditi in Italia, non indicando i redditi prodotti all’estero, per non perdere il diritto di usufruire della detrazione delle imposte pagate all’estero, possono presentare una dichiarazione integrativa. In tal caso, infatti, il reddito oggetto di integrazione deve ritenersi, comunque, dichiarato e, conseguentemente, al contribuente spetta la detrazione delle imposte pagate all’estero.

Fonte: Agenzia delle entrate (Lavoratori italiani all’estero)

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