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L'art bonus nell'era della pandemia da covid-19

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Paolo Angelillis
Paolo Angelillis

16 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le recenti risposte a interpello fornite dall’Agenzia delle Entrate sul tema dell’Art bonus offrono lo spunto per poter riflettere su un potenziamento dello strumento che, dal 2014 ad oggi, ha portato alla raccolta di circa 500 milioni di euro

L’Agenzia delle Entrate torna a occuparsi di Art bonus mediante le risposte a interpello n.. 451, 452 e 453 del 7 ottobre 2020 e 464 del 12 ottobre 2020.

Si premette, in estrema sintesi, che l’Art bonus, introdotto dall’art.1 del D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29 luglio 2014, prevede un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, Enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, nonché delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione.

Tale credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche e agli Enti non commerciali nella misura massima del 15% del reddito imponibile ed ai soggetti titolari di reddito d’impresa nella misrua massima del 5 per mille dei ricavi annui e viene ripartito in tre quote annuali di pari importo.

Ciò posto, con la risposta n. 451 l’Agenzia nega l’applicabilità dell’Art bonus ad una Associazione non riconosciuta – la quale intendeva raccogliere fondi da destinare al recupero strutturale di una chiesa – chiarendo che non può considerarsi di “appartenenza pubblica” il bene oggetto dell’agevolazione, per la sola circostanza, richiamata dall’Associazione, della presenza di tre componenti di nomina pubblica nel CdA.

Diversamente, nelle risposte 452 e 453 (interpelli presentati rispettivamente da un’Associazione culturale e da una Fondazione) l’Agenzia – ottenuto il parere favorevole in tal senso del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) – riconosce l’applicabilità dell’Art bonus in quanto nella prima fattispecie viene riconsociuto come il bene detenuto dall’associazione risulti essere di pubblico interesse; nella seconda fattispecie la Fondazione risulta invece detenere una consistente partecipazione pubblica nella governance.

Una risposta, per così dire “intermedia”, risulta invece la n. 464. In questo caso l’istanza di interpello è stata depositata da una fondazione privata con partecipazione pubblica, la quale ha sede, istituzione e relativo museo in un immobile storico di eccezionale valore artistico di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il quesito ha ad oggetto l’applicabilità dell’Art bonus sia per le erogazioni vòlte alle spese di restaturo del suddetto immobile sia per quelle a sostegno dell’attività istituzionale della fondazione.

In questa iptoesi l’Agenzia delle Entrate – sentito il parere del Mibact – ammette da un lato l’applicabilità dell’Art bonus per le erogazioni finalizzate alla realizzazione di interventi di manutenzione e restauro dell’immobile ma dall’altro nega l’applicabilità alle erogazioni destinate ad un generico sostegno della Fondazione.

Andando oltre il merito delle risposte fornite dalle Entrate, si denota come a tutt’oggi l’Art bonus, sin dalla sua istituzione nel 2014, ha fatto registrare dei numeri di assoluto rilievo. Dal sito dedicato del Mibact (artbonus.gov.it), si apprende, ad esempio, che la Fondazione Teatro alla Scala di Milano ha raccolto oltre 108 milioni di euro di erogazioni; la Fondazione Arena di Verona 16,5 milioni; il Teatro Regio di Torino oltre 12 milioni, solo per citare alcuni esempi.

Anche nel 2020, in piena pandemia mondiale, il meceneatismo non si è fermato, raccogliendo da inizio anno fino ad oggi circa 70 milioni di Euro: è quanto si evince da una recente intervista effettuata lo scorso mese di ottobre da “Ansa Incontra” a Carolina Botti, direttrice responsabile di Art Bonus nei rapporti con il Mibact.

In tale sede è stato chiarito come, dall’inizio dell’agevolazione, nel 2014, le erogazioni liberali agevolate abbiano sfiorato la somma di 500 milioni di Euro, risorse messe a disposizione “da un esercito che conta al momento 16.800 mecenati, per 4.025 interventi. Tanti singoli cittadini, e anche piccole comunità”, evidenzia Botti. Sempre nella suddetta intervista, il capo gabinetto del ministro Franceschini ha avuto modo di chiarire che: “Gli operatori ci chiedono di estendere e rafforzare la norma. L’intenzione c’è, la strada è questa. Anche se nell’emergenza il governo è chiamato a rispettare delle priorità, in primis le necessità dei lavoratori, il sostegno alle aziende”.

Sul punto si segnala un primo, timido, intervento del Legislatore, consistito nell’ampliamento della platea dei potenziali soggetti beneficiari dell’agevolazione (estendendo l’agevolazione: ai complessi strumentali, alle società concertistiche e corali nonché ai circhi e agli spettacoli viaggianti), ad opera dell’art. 183, comma 9 del D.L. n. 34/2020 (c.d. “Decreto Rilancio”).

Se appare comprensibile quanto sostenuto dal responsabile del Mibact circa le attuali priorità, è altrettanto vero che una volta – si spera il prima possibile – cessata l’emergenza sanitaria in corso, si colga l’auspicio degli operatori del settore, volto al rafforzamento e al potenziamento della norma. In un periodo come questo infatti, in cui i teatri, i musei, le fondazioni risultano chiuse al pubblico, non potendo contare dunque su una parte dei loro introiti, l’aiuto di mecenati, anche provenienti dall’estero, risulta di vitale importanza per il loro mantenimento. Difficilmente infatti si potrà contare su ulteriori aiuti da parte dello Stato, i cui bilanci risultano già fortemente “provati” dalle misure a oggi messe in campo per l’aiuto delle aziende e dei lavoratori in difficoltà a causa della pandemia.

Paolo Angelillis
Paolo Angelillis
“Paolo Angelillis ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2011. Dopo aver concluso la pratica forense, ha frequentato il Master Tributario Full-Time presso la Business School de Il Sole 24 Ore e successivamente un master di approfondimento sulla fiscalità dei mercati internazionali dell’arte. È iscritto presso l’Ordine degli Avvocati di Milano ed è socio della Sezione Italiana dell'International Fiscal Association - Società per lo studio dei problemi fiscali. Dopo una pregressa esperienza di circa cinque anni in diversi Studi legali e tributari milanesi, dal 2019 collabora con lo Studio Sciumé Legal & Tax di Milano, occupandosi prevalentemente di consulenza e pareristica in ambito di asset protection (ottimizzazione del carico fiscale, pianificazione del passaggio generazionale e del family business), fiscalità di prodotti e servizi finanziari e bancari, tax due diligence e curando i rapporti con l’Amministrazione finanziaria. Sommelier per passione, nel tempo libero adora giocare a tennis e, durante la bella stagione, le uscite in barca a ve
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