PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Italia, vantaggi fiscali per chi torna in patria

Italia, vantaggi fiscali per chi torna in patria

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

17 Settembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Le agevolazioni fiscali introdotte dalla Legge di stabilità 2017 hanno portato a 150 nuove richieste da parte di soggetti stranieri

  • Le agevolazioni fiscali favoriscono sia chi è torna “a casa” dopo aver lavorato all’estero diversi anni sia chi decide di trasferire la sua residenza in Italia

La Legge di stabilità 2017 ha introdotto alcuni vantaggi fiscali per gli individui ad alto reddito che scelgono di stabilire la residenza in Italia o di tornare nel Bel paese dopo aver lavorato all’estero

Chi sceglie di trasferire la propria residenza in Italia, o chi torna “a casa” dopo aver lavorato all’estero per diversi anni, ha diversi vantaggi fiscali. Dal 1° gennaio 2017 è stato infatti deciso come i lavoratori impatriati hanno diritto a un’esenzione, per cinque anni, del 50% del reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto in Italia. E i nuovi residenti godono di un’imposta sostitutiva per 15 anni sui redditi prodotti all’estero: 100.000 euro annui (25.000 per ogni familiare).

Per favorire lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese e attrarre individui e nuclei familiari ad alto potenziale di reddito e di spesa –  spiega Stefano Massarotto, socio dello studio legale Facchini Rossi & Soci – la legge di Stabilità 2017 ha realizzato un restyling di talune norme previgenti e ha introdotto al contempo nuove ipotesi agevolabili configurando così un sistema molto attrattivo”.

Sono dunque state introdotte alcune misure con l’obiettivo di agevolare le persone fisiche che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro, oltre che di studio.
In tal senso – spiega Massarotto – sono stati resi permanenti gli inventivi fiscali per il “rientro” di docenti e ricercatori (detassazione del 90% degli emolumenti), ed è stato ampliato il regime di favore (detassazione del 50% del reddito italiano) per gli “impatriati” come manager e lavoratori qualificati.

Nel dettaglio è stato dunque previsto una tassazione del 50% sui redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia, da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello (articolo 2 del Tuir).
Attenzione però perché l’agevolazione non ha vita eterna. È infatti prevista una durata massima di cinque anni a partire dall’anno di acquisizione della residenza fiscale italiana. Inoltre, sottolinea Massarotto, “tenuto conto delle finalità del regime di favore, l’accesso al regime è consentito anche a coloro che già svolgono un’attività lavorativa nel territorio dello Stato – magari perché distaccati in Italia da un’altra società del gruppo – a partire dal periodo di imposta in cui acquisiranno in modo effettivo e definitivo la propria residenza fiscale in Italia”.

Nuovi residenti

Capitolo a parte per chi decide di trasferire la propria residenza fiscale in Italia. In questo caso è stata prevista la possibilità di pagare un’imposta sostitutiva forfettaria dell’Irpef, sui redditi prodotti all’estero, in alternativa alla tassazione ordinaria.

Si può scegliere questo regime, che ha una durata massima di 15 anni, a prescindere dalla propria nazionalità. L’accesso è infatti consentito sia ai cittadini stranieri sia agli italiani, purché siano stati fiscalmente residenti all’estero per almeno nove dei 10 periodi d’imposta precedenti rispetto a quello in cui la scelta inizia a essere efficace. Per chi è residente in Italia, l’Agenzia delle entrate specifica che per il “requisito temporale deve essere considerato anche il periodo d’imposta nel quale si è avuta la residenza in Italia”. Possono aderire al regime anche i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato (“paradisi fiscali”). Ma attenzione perché il cittadino italiano che si trasferisce in Italia provenendo da un paradiso fiscale può scegliere il nuovo regime agevolato se dimostra di non essere stato effettivamente residente in Italia per almeno nove dei 10 periodi d’imposta precedenti rispetto a quello in cui l’opzione inizia a essere efficace.

Altro aspetto da tenere presente in questo regime è che chi esercita l’opzione per il regime agevolato può chiedere che la sua efficacia sia estesa anche ad un familiare (il coniuge o il componente di un’unione civile, i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi, i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, gli adottanti, i generi e le nuore, il suocero e la suocera o i fratelli e le sorelle). Resta il fatto che per far ottenere l’agevolazione fiscale a un altro membro della famiglia anche questo deve trasferire la propria residenza fiscale in Italia.

Ma l’iniziativa fiscale italiana è stata apprezzata? Fino ad ora sono 150 le istanze presentati da cittadini esteri. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’economia e delle finanze le richieste sono diminuite in vista delle elezioni ma è curiosamente ripreso nonostante l’esisto incerto delle urne.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Pianificazione FiscaleItalia