PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Italia: eredità sempre più alte nelle mani di pochi

Italia: eredità sempre più alte nelle mani di pochi

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

23 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Secondo il report, fra il 1995 e il 2016 il flusso annuale del trasferimento di ricchezza è raddoppiato in proporzione al reddito nazionale, passando dall’8,5 al 15%

  • Le donne lasciano eredità, in media, inferiori di circa 50/60 mila euro rispetto agli uomini

Secondo lo studio “Wealth transfers and net wealth at death: evidence from the Italian inheritance tax records 1995-2016”, le eredità sono sempre più consistenti, ma lasciate nella mani di pochi individui

Eredità sempre più alte, ma concentrate nelle mani di pochi individui. Se nel 1995, i lasciti di almeno un milione di euro rappresentavano solo circa l’1% di quelli totali e valevano il 18,7% del valore complessivo, nel 2016  i trasferimenti superiori al milione di euro erano saliti a circa il 2,5%, pari a circa il 20% del valore totale.

Questi alcuni aspetti emersi dallo studio “Wealth transfers and net wealth at death: evidence from the Italian inheritance tax records 1995-2016”, di Paolo Acciari e Salvatore Morelli. “Le nuove stime dovrebbero destare allarme. Difatti, se i patrimoni lasciati in eredità da una generazione all’altra diventano sempre più concentrati e distribuiti in maniera diseguale, è lecito attendersi un concomitante aumento della concentrazione delle quote effettivamente ereditate dalle generazioni successive. In altre parole, è lecito attendersi che la disuguaglianza di risorse economiche ereditate nell’arco della vita sia positivamente correlata all’aumento della disuguaglianza dei lasciti ereditari. Tanto più se mancano prelievi fiscali efficaci sui trasferimenti dei grandi patrimoni, come succede in Italia. Questo potrebbe avere ripercussioni importanti sulle disuguaglianze di opportunità e sulla mobilità intergenerazionale, già poco favorita nel nostro paese rispetto ad altre economie sviluppate” spiega Morelli.

Secondo il report, il flusso annuale di tutti i trasferimenti di ricchezza è raddoppiato se lo si confronta al reddito nazionale fra il 1995 e il 2016, passando dall’8,5 al 15%. Nello stesso periodo invece, spiega Morelli, sono crollate sia le entrate tributarie dell’imposta di successione (sono passata dallo 0,15% allo 0,05%) grazie a diverse riforme messe in campo. E questo ha influenzato il risparmio. Se infatti l’Italia nel 1995 era considerata l’economia con il più alto tasso di risparmio nel mondo, nel 2016 questo è crollato drasticamente ed è stato “sostituito” dall’eredità. A parlare sono i dati. Secondo Morelli l’aumento dell’incidenza dei flussi ereditati e delle donazioni è evidente se si analizza lo stock di ricchezza delle famiglie italiane che passa dall’1,7 al 2,4% tra il 1995 e il 2016. “Si scopre dunque che l’Italia, oltre a essere l’economia avanzata dove il rapporto fra ricchezza delle famiglie e reddito nazionale appare fra i più alti al mondo, è anche uno dei paesi con maggiore incidenza dei trasferimenti di ricchezza. Solo in Francia i lasciti e le donazioni sono stimati a valere, intorno al 2010, circa il 15% del reddito nazionale, come in Italia, mentre in Germania e Regno Unito il valore si attesta intorno all’11 e 9%, rispettivamente” scrive Morelli.

Infine il report analizza l’eterogeneità che si cela dietro i lasciti ereditari. Secondo i due autori continua ad esistere un divario di genere soprattutto per chi ha più di 60 anni. E dunque le donne lasciano eredità, in media, inferiori di circa 50/60 mila euro rispetto agli uomini. A questo si aggiunge il gap tra nord e centro e sud più isole del Paese. In questo caso il divario sale a circa 125 mila euro.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Pianificazione FiscaleItalia