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Imprese: contributi dei comuni tassati

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Redazione We Wealth
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27 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il caso è quello di una giunta di un comune aveva deciso di erogare un contributo alle attività che avevano subito dei danni economici a causa della chiusura imposta

  • Il contributo in questione non può essere paragonato a quello a fondo perduto. E al momento non ci sono leggi che escludono dalle imposte i redditi derivanti da contributi pubblici

     

I contributi dati dai comuni, dalle regioni, dalle province e dagli enti pubblici o privati alle realtà locali per aiutarle nel periodo Covid devono scontare la ritenuta d’acconto del 4%

I contributi dati dai comuni alle realtà locali per aiutarle nel periodo Covid devono scontare la ritenuta d’acconto del 4%. Questo perché le somme non possono essere equiparate al contributo a fondo perduto previsto dal decreto Rilancio. Questo, in sintesi, quanto ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risposta n.494/2020.

Il caso

La giunta di un comune aveva deciso, tramite una delibera, di erogare un contributo alle attività che avevano subito dei danni economici a causa del lockdown imposto nei mesi scorsi. Il contribuente ritiene che quanto dato dal comune possa essere assimilato al contributo a fondo perduto introdotto con il decreto Rilancio e dunque potrebbe essere sottoposto allo stesso trattamento fiscale.

La risposta

L’Agenzia delle entrate spiega come in assenza di una legge che esclude dalle imposte sui redditi i contributi pubblici si deve fare riferimento alle regole ordinare che disciplinano la tassazione diretta. E dunque si prevede un 4%sulla ritenuta d’acconto. Inoltre l’Amministrazione finanziaria ricorda anche come tutti i contributi dati alle imprese dalle regioni, province, dai comuni o dagli enti pubblici o privati devono subire la ritenuta alla fonte a titolo di acconto. L’unica esclusione è per l’acquisto dei beni strumentali: “le regioni, le provincie, i comuni, gli altri enti pubblici e privati devono operare una ritenuta del quattro per cento a titolo di acconto delle imposte indicate nel comma precedente e con obbligo di rivalsa sull’ammontare dei contributi corrisposti ad imprese, esclusi quelli per l’acquisto di beni strumentali”.

E dunque secondo quanto riferito dal contribuente i soldi ricevuti non servono per l’acquisto di un bene strumentale, ma è un sostegno economico in una situazione di difficoltà a causa della pandemia.

Conclusione

Alla luce di ciò l’Agenzia delle entrate sottolinea come in assenza di misure che prevedono l’esenzione fiscale dai contributi pubblici date alle imprese locali si deve far riferimento alla legge ordinaria che impone al momento dell’erogazione una ritenuta d’acconto pari al 4%.

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