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L’imprenditore, l’ex-moglie e il mandato fiduciario come tutela

L’imprenditore, l’ex-moglie e il mandato fiduciario come tutela

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Elio Macchia
Elio Macchia

11 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Molto spesso le esigenze dei clienti – o potenziali clienti – trovano soddisfazione nello strumento giuridico del mandato fiduciario

Il mandato fiduciario è uno strumento giuridico che si avvia al tramonto? Assolutamente no. La mia posizione, in chiaro conflitto di interessi, potrebbe essere una risposta tendenziosa, ma così non è.

La risposta trova fondamento nel mercato. Infatti, molto spesso le esigenze dei clienti – o potenziali clienti – trovano soddisfazione nello strumento giuridico del mandato fiduciario. Ne ho avuto l’ennesima conferma di recente. La potenziale cliente risiede in una piccola cittadina Italiana ed era coniugata con un imprenditore molto noto a livello locale. Per la sua attività imprenditoriale, il marito ricopriva anche la carica di consigliere di amministrazione di alcune banche locali, le quali gestivano anche i risparmi di tutto il nucleo familiare.

A seguito di una separazione giudiziale dei coniugi e in pendenza della procedura di divorzio, la moglie aveva la necessità non solo di cambiare istituto bancario dove depositare i propri beni, ma voleva anche tenere riservata questa sua decisione.

La cliente voleva evitare che l’ex marito, in considerazione dei rapporti interpersonali non proprio felici, potesse avere la possibilità di conoscere le movimentazioni banca- rie da lei disposte. Pertanto, su suggerimento del suo lega- le, la cliente ha sottoscritto un mandato fiduciario avente ad oggetto l’apertura di un deposito bancario. La fiducia- ria, in esecuzione delle istruzioni ricevute, ha provveduto ad aprire un conto corrente presso una banca estera. Conclusa la fase dell’apertura del nuovo rapporto, la cliente ha ordinato alla banca presso cui erano depositati i propri beni di trasferirli sul conto corrente (cosiddetto “conto tecnico”) intestato alla società fiduciaria.

Per prassi occorre chiarire che, per garantire una maggiore riservatezza, i beni finanziari che devono essere conferiti in un mandato fiduciario non vengono trasferiti, da parte del fiduciante, direttamente sul rapporto bancario oggetto del mandato fiduciario, ma vengono accreditati inizialmente sul rapporto intestato alla società fiduciaria. Solo successivamente la società fiduciaria trasferirà i beni sul rapporto bancario oggetto del mandato fiduciario. Ricevuti i beni, la fiduciaria trasferisce gli stessi sul conto corrente, oggetto del mandato fiduciario.

Questa operazione consente ai clienti di ottenere la massima riservatezza possibile in merito alla movimentazione dei beni. Si vuole rammentare, come già avvenuto in altre occasioni su We Wealth, che la riservatezza opera nei confronti dei terzi soggetti privati e non nei confronti dell’autorità giudiziaria o comunque preposta al controllo delle operazioni sotto un profilo fiscale e antiriciclaggio. Il rapporto è stato molto utile alla cliente anche successivamente in quanto, a conclusione del procedimento di divorzio, alla stessa è stata assegnata una cospicua somma di denaro appartenente al patrimonio dell’ex marito. Questa operazione ha consentito alla cliente di inserire una “schermatura” discrezionale al fine di arginare eventuali interessamenti da parte di terzi soggetti. Questa operazione mi ha confermato come l’intestazione fiduciaria sia ancora molto attuale.

Elio Macchia
Elio Macchia
Dopo aver prestato la propria attività professionale in uno studio tributario internazionale ha collaborato con Unione Fiduciaria S.p.A. nell’ambito della pianificazione successoria e degli strumenti di protezione del patrimonio. Dal 2016 è legal counsel nella società fiduciaria Crossfid S.p.A. e amministratore delegato di una Trust Company Italiana.
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