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Gli italiani vogliono la tassa sui grandi patrimoni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

08 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • I ricchi devono contribuire di più al bene dello stato. A chiederlo è la maggioranza degli italiani

  • Gli italiani non sono, inoltre, ottimisti sulla situazione economica del Paese. Secondo il 49% degli intervistati nei prossimi 12 mesi non ci sarà un miglioramento in termini economici

Secondo l’ultimo rapporto del Censis, il 74% degli italiani è favorevole a una tassa sui grandi patrimoni. Questa, insieme ad altre riforme, contribuirebbe ad aumentare la crescita nazionale

I grandi patrimoni devono essere tassati. Così si è espresso il 74% degli italiani secondo l’ultimo rapporto “il grande sogno degli italiani: più sicurezza e più libertà, la ricetta per tornare a crescere” pubblicato dal Censis.  Oltre alla tassazione per gli high net worth individuals, gli italiani vorrebbero l’introduzione di un salario minimo per legge, il dare più spazio a chi è competente e il corrispondere una distribuzione più equa delle risorse. Elementi fondamentali per lo sviluppo della crescita.

Gli italiani, inoltre, non sono ottimisti per quanto riguarda l’economia italiana. Secondo il 55,4% negli ultimi dodici mesi la situazione economica del paese è peggiorata (per il 36,9% è rimasta uguale, solo per il 7,7% è migliorata). Per il 42,3% è peggiorato anche l’ordine pubblico, il rischio di essere vittima di reati (la situazione è rimasta uguale per il 47,6%, è migliorata per il 10,1%). Forte è il timore che il peggio debba ancora arrivare, perché l’incertezza pervasiva fa vedere tutto nero. Nei prossimi dodici mesi la situazione economica peggiorerà ancora per il 48,4% degli italiani (resterà uguale per il 34,7%, migliorerà solo per il 16,9%), per il 40,2% peggiorerà anche la sicurezza (resterà stabile per il 42,4%, migliorerà per il 17,4%). La psicologia del peggio attanaglia le menti degli italiani. E tutto ciò non è funzionale al rilancio di una solida crescita per tutti.

Il grande sogno italiano, si legge nel report, non è fatto di assistenzialismo, né di “stato padrone”, né di un generico buonismo. Il grande sogno italiano è, ancora una volta, la possibilità di inseguire il proprio destino, ricevendo il giusto riconoscimento economico. Dall’indagine emerge anche con la maggior parte degli italiani (66,2%) non vuole uscire dall’euro e il ritorno della lira. Il 65,8% è contrario al ritorno alla sovranità nazionale con l’uscita dall’Unione europea. Il 52% non è favorevole all’idea di ristabilire confini impermeabili e controlli alle dogane tra i paesi europei. Però, tra le persone con redditi bassi sono più elevate le percentuali di chi si dice d’accordo con il ritorno alla lira (il 31%, rispetto all’8,8% delle persone con redditi alti), l’uscita dall’Ue (il 31,6%, contro l’11% delle persone con redditi alti), il ripristino di frontiere e dogane tra i paesi europei (il 39,2%, rispetto al 25,3% delle persone con redditi alti). In questi casi, una Unione europea disattenta alle condizioni dei ceti meno abbienti è percepita come matrigna, da cui sarebbe meglio fuggire.

“I risultati della ricerca Censis-Conad ci raccontano un’Italia ancora immersa nell’incertezza, ma nello stesso tempo ci suggeriscono la strada da seguire per uscire dall’epoca della paura e dell’immobilismo –  sottolinea l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese – Il Paese ha bisogno di più equità e meritocrazia, di una politica che premi l’impegno e promuova la solidarietà, i legami sociali e il senso di comunità. Sono i presupposti necessari per tornare a condividere un grande sogno collettivo, il più potente motore della crescita”.

“Mentre tutto il dibattito pubblico si arrovella sulle piccole variazioni da zero virgola al rialzo o al ribasso del Pil, rischiamo di sottovalutare quanto sia importante poter contare su un immaginario collettivo ricco e vitale, positivo e propulsivo, come ingrediente indispensabile dello sviluppo –  dichiara Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – In gioco c’è qualcosa di molto importante. Le democrazie liberali hanno bisogno di crescita, perché si sorreggono sulla soddisfazione dei bisogni, benessere e consumi di massa, uguaglianza delle opportunità, processi di mobilità sociale per i ceti meno abbienti. Altrimenti vince il rancore, che non fa sviluppo”.

Giorgia Pacione Di Bello
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