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Finanziamento senza garanzie e all’estero: è elusione

Finanziamento senza garanzie e all’estero: è elusione

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

13 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • La Ctp di Ancona ha ritenuto corretto il comportamento dell’Agenzia delle entrate

  • Il vantaggio fiscale è stato ottenuto grazie alla mancanza delle garanzie e alla stipula dell’atto all’estero

È considerata elusione fiscale il dare vita ad un contratto di finanziamento senza include le garanzie e stipulato con un atto pubblico in modo da farlo risultare fatto all’estero per evitare le imposta in Italia

È considerato tentativo di elusione se per evitare la tassazione si da vita ad un contratto di finanziamento bancario, con rogito notarile, all’estero che produce i propri effetti in Italia. Questo il fulcro di quanto deciso dalla Ctr di Ancora con la sentenza n.500/2020.

Il finanziamento sospetto

Secondo le ricostruzioni il finanziamento intercorso tra soggetti italiani, aveva una durata di diversi mesi ed era disciplinato dalla legge italiana. Significa dunque che tutti gli effetti del contratto si realizzavano in Italia, dove la somma pattuita era stata erogata con un accredito sul conto corrente intestato a una società, presso una filiale marchigiana della banca appellante. Da sottolineare che anche se le parti contrattuali erano ben distinte il soggetto economico risultava essere unico. E la banca aveva il controllo della società di leasing.

E dunque stando al quadro dipinto parrebbero esserci tutti i presupposti per l’applicazione del regime sostitutivo (Dpr n. 601/73) che vede un’imposta unica dello 0,25% dell’importo del finanziamento. Nonostante ciò le due parti contrattuali avevano deciso di non applicare l’imposta in questione visto che si trattava di un finanziamento ottenuto fuori dal territorio italiano.

Questa condotta ha però portato ad un avviso di liquidazione dell’imposta non versata con l’aggiunta delle varie sanzioni.  La Ctp di Ancona ha ritenuto corretto il comportamento dell’Agenzia delle entrate. E questo perché anche loro avevano evidenziato una condotto di natura elusiva da parte di chi aveva stipulato il contratto all’estero. Questo aveva infatti garantito alle parti un vantaggio fiscale immediato, rispetto all’imposta, e ben più rilevante, rispetto a quello che si sarebbe ottenuto in Italia.

I giudici evidenziano come per poter realizzare tale effetto e, al tempo stesso, sottrarsi all’imposizione fiscale in Italia, le parti avevano deciso di escludere la previsione, nel contratto di garanzie in favore della banca finanziatrice. In questo modo l’atto non è stato soggetto all’obbligo di registrazione.

Ed è proprio qua che si trova l’anomalia. Solitamente nei contratti bancari aventi oggetto un mutuo, l’istituto mutuante si cauteli da eventuali inadempimenti da parte di chi firma chiedendo un garante che nel caso subentri e paghi.
A questo si aggiunge come in Italia non è obbligatorio stipulare un atto pubblico quando si fa un contratto di finanziamento. Il fatto di averlo fatto porta alla convinzione, secondo i giudici, che le parti avessero scelto questa forma per far risultare con il finanziamento fosse stato stipulato all’estero e, quindi, non fosse soggetto a imposizione fiscale.

La decisione

E dunque il vantaggio fiscale è stato ottenuto grazie alla mancanza delle garanzie e alla stipula dell’atto all’estero. I giudici sottolineano che con queste caratteristiche le parti hanno realizzato un’operazione del tutto priva di sostanza economica. il beneficio fiscale risulta dunque essere, essendo in contrasto con l’ordinamento italiano.

 

 

Giorgia Pacione Di Bello
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