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FACTA: Agenzia delle Entrate, dubbi sui trust

FACTA: Agenzia delle Entrate, dubbi sui trust

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Paolo Ludovici
Paolo Ludovici

05 Luglio 2018
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  • I conti finanziari oggetto dello scambio di informazioni sono sia quelli detenuti da persone fisiche, sia quelli detenuti da entità giuridiche (incluse le società e i trust)

  • L’Agenzia delle Entrate vuole riesaminare con molta attenzione quelle situazioni in cui trust, società di persone, e holding finanziarie sono state qualificate come “istituzioni finanziarie” ai fini FATCA e CRS, in ragione dell’esistenza di mandati di gestione discrezionale di portafogli affidati a banche e intermediari finanziari

L’Italia è tra i Paesi che si sono impegnati ad attuare lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale. In base a quanto disposto dalle normative FATCA e CRS i soggetti che si qualificano come “istituzioni finanziarie” sono tenuti a comunicare alle autorità fiscali di competenza le informazioni riguardanti i conti finanziari detenuti presso di esse da parte di soggetti non residenti

L’Italia è tra i Paesi che si sono impegnati ad attuare lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale, avendo dato esecuzione con la legge 18 giugno 2015, n. 95 (e con i successivi decreti attuativi) alle iniziative
promosse dagli Stati Uniti d’America, in esecuzione della normativa Foreign Account Tax Compliance Act (“FATCA”), e dall’OCSE, con l’implementazione del nuovo Common Reporting Standard (“CRS”).

In base a quanto disposto dalle normative FATCA e CRS – entrambe caratterizzate da profili applicativi del tutto similari – i soggetti che si qualificano come “istituzioni finanziarie” sono tenuti a comunicare alle autorità fiscali di competenza le informazioni riguardanti i conti finanziari detenuti presso di esse da parte di soggetti non residenti, a condizione che
questi risiedano in uno Stato che abbia aderito agli accordi sullo scambio automatico d’informazioni. I conti finanziari oggetto dello scambio di informazioni sono sia quelli detenuti da persone fisiche, sia quelli detenuti da entità giuridiche (incluse le società e i trust) e, in tale caso, le informazioni andranno scambiate in relazione alle persone che controllano
l’entità (“controlling persons”), secondo una definizione mutuata da quella di titolare effettivo nell’ambito della disciplina antiriciclaggio. La norma prevede ipotesi di deroga, come nel caso dei clienti che sono a loro volta “istituzioni finanziarie”, e rispetto ai quali nessuna informazione deve essere scambiata. È il caso, ad esempio, delle cosidette. “entità di investimento”,
ossia quelle entità giuridiche che si qualificano come “istituzioni finanziarie” nel caso in cui soddisfino contestualmente i seguenti requisiti: (i) realizzino prevalentemente redditi provenienti dall’attività di investimento, reinvestimento o negoziazione di attività finanziarie e (ii) siano gestite (“managed by”) da parte di un’altra istituzione finanziaria.

In relazione al secondo dei due requisiti, l’OCSE ha chiarito che l’entità deve considerarsi “gestita da” un’istituzione finanziaria anche nel caso in cui la gestione non sia riferita all’ente ma a tutti o a parte degli asset finanziari posseduti dallo stesso, e ciò a condizione che si tratti di una gestione
“discrezionale”.

Sulla base dei chiarimenti forniti dall’OCSE, molti operatori hanno quindi ritenuto di dover qualificare come “istituzioni finanziarie” ai fini CRS/FATCA anche tutte le entità (tra cui i trust e le società) che (i) realizzino prevalentemente redditi finanziari e che (ii) abbiano affidato almeno una parte del proprio patrimonio finanziario in gestione ad una banca, attraverso un mandato di gestione discrezionale di portafogli.
Per effetto di tale qualificazione le banche e le istituzioni finanziarie sarebbero esentate dal comunicare informazioni in relazione a tale entità e ai suoi titolari effettivi.

La correttezza di tale interpretazione è stata parzialmente messa in discussione da una recente risposta (non pubblicata) fornita dall’Agenzia delle Entrate. In tale risposta l’Agenzia, dopo avere richiamato i chiarimenti dell’OCSE in relazione al fatto che il concetto di “managed by” possa riguardare anche semplicemente una parte degli asset di un ente, ha tuttavia
affermato che il presupposto della discrezionalità implica che l’istituzione finanziaria debba necessariamente avere pieni poteri gestori sia rispetto alla scelta delle linee di investimento, sia rispetto alla decisione circa il grado di rischiosità degli investimenti. In assenza di tali poteri non si configurerebbe,
secondo l’Agenzia, una gestione pienamente discrezionale che equivarrebbe, di fatto, ai fini delle normative FATCA e CRS, alla gestione dell’entità stessa.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate impone, quindi, di riesaminare con molta attenzione quelle situazioni in cui trust, società di persone, e holding finanziarie erano state qualificate come “istituzioni finanziarie” ai fini FATCA e CRS, semplicemente in ragione dell’esistenza di mandati di gestione discrezionale di portafogli affidati a banche e intermediari finanziari. In molti di questi casi, infatti, la discrezionalità della gestione non è mai tale da escludere in toto il cliente dal partecipare alla scelta delle principali caratteristiche dell’investimento.

Paolo Ludovici
Paolo Ludovici
Ha fondato L&P - Ludovici Piccone & Partners nel novembre 2014. È specializzato su tutte le aree del diritto tributario in particolare sui temi di pianificazione dei patrimoni personali e dei trust. È membro della commissione Tax and Legal in AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e del Venture Capital), della commissione Normativa in AIPB (Associazione Italiana Private Banking) e di STEP (Society of Trust and Estate Practitioners).
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