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Decreto rilancio: una fiscalità per le imprese

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

09 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il decreto rilancio ha messo in campo diversi strumenti: tra questi troviamo lo stato imprenditore. Sono diverse le domande che nascono leggendo questa norma

  • Altri punti sono il fondo gestito da Invitalia e il patrimonio gestito dalla Cassa depositi e prestiti

Il decreto rilancio ha cercato di continuare a dare aiuti alle diverse realtà economiche del Paese in difficoltà a causa del coronavirus. Avrebbe anche dovuto mettere una toppa sulle varie lacune lasciate nei passati decreti

Lo stato imprenditore. Il decreto rilancio ha portato alla ribalta una figura che era scomparsa da un po’ di tempo. Una scelta che è stata pensata per offrire un sostegno economico diretto alle imprese, visto l’attuale situazione di emergenza da coronavirus. Questa scelta ha però anche delle ripercussioni negative, come spiega Domenico Capone, head global wealth planning advisory and business development Ubs Italy.

“In Italia era probabilmente una scelta necessaria (lo Stato imprenditore), che lascia però lo spazio ad alcuni interrogativi. E’ legittimo ad esempio chiedersi come lo Stato valuterà e bilancerà gli interessi dei contribuenti, da un lato, e dell’impresa, dall’altro, laddove questi risulteranno essere confliggenti. Basti pensare ai casi, che non mancheranno, di imprese gestite in modo inefficiente e non redditizio e in cui le adeguate prospettive di redditività saranno messe in discussione: quante risorse pubbliche sarà giusto che lo Stato impieghi pur di provare a mantenere in vita l’azienda e quanti tagli al personale sarà disposto ad accettare?” Inoltre, l’intervento dello Stato come investitore di ultima istanza può anche avere una valenza strategica, ma prima di fare intervenire lo Stato bisognerebbe offrire ai privati la possibilità di intervenire alle stesse condizioni.

Il decreto Rilancio ha però anche dato il via ad altri strumenti per cercare di venire in contro alle picco e medie imprese che sono state colpite dal coronavirus. E dunque parliamo del fondo gestito da Invitalia che avrà una dotazione di 4 miliardi di euro per il 2020 ed è finalizzato a sottoscrivere, entro il 31 dicembre 2020, obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione emessi da società e cooperative, che hanno la sede legale in Italia e determinate caratteristiche. Tra queste troviamo: “ricavi nel 2019 da 5 a 50 milioni di euro, una riduzione in misura non inferiore al 33% dei ricavi di marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un aumento del capitale (deliberato, eseguito e interamente versato) non inferiore a 250 mila euro”, spiega Capone. Altro aspetto da sottolineare è che gli strumenti finanziari sono rimborsati decorsi sei anni dalla sottoscrizione, ma la società emittente potrà rimborsare i titoli in via anticipata passati i primi tre anni.

Altro tassello all’interno del decreto rilancio è il patrimonio destinato che sarà gestito da Cassa depositi e prestiti. Questo sarà finanziato mediante apporti di beni e rapporti giuridici da parte del Ministero dell’economia e delle finanze nel limite massimo di 44 miliardi di euro. Il patrimonio destinato, sottolinea Capone, supporterà le società per azioni, anche quotate o costituite in forma cooperativa, con sede legale in Italia, un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro ed operatività in settori diversi da quello bancario, finanziario o assicurativo.

“In via preferenziale, il patrimonio destinato effettua i propri interventi mediante sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, partecipazione ad aumenti di capitale, e acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche. Possono essere effettuati interventi relativi a operazioni di ristrutturazione di società che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività”, spiega Capone. Gli interventi del patrimonio destinato potranno essere realizzati o a condizioni di mercato o nelle forme e alle condizioni previste dal quadro normativo dell’Unione europea sugli aiuti di Stato, adottato per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da covid

Da sottolineare come la Cassa depositi e prestiti non interviene nel sistema di governance delle società in cui investe attraverso il patrimonio destinato. Si tratta dunque di un tipo di intervento diverso da quelli attualmente gestiti da Cassa depositi e prestiti e che “prevedono poteri di controllo e di gestione, in Fondo italiano d’investimento, Fsi, F2i, 4R, e anche in società come Tim, Eni, Poste, Fincantieri e Enel”, conclude Capone.

Giorgia Pacione Di Bello
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