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Covid-19: sempre più divorzi tra i miliardari

Covid-19: sempre più divorzi tra i miliardari

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

19 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Quando si lasciano membri di una famiglia benestante la questione non è poi così semplice

  • I paperoni hanno infatti quasi sempre accordi finanziari complessi e sparsi per il mondo così come gli immobili

La prima ondata di covid-19 ha avuto come conseguenza un vero e proprio boom di divorzi. In Italia sono aumentati del 30% e nel Regno Unti del 41%. L’opzione Paese in cui fare richiesta di divorzio non va sottovalutata

Boom di divorzi in tutto il mondo. La prima ondata di covid ha costretto molte famiglie a passare più tempo assieme, anche forzatamente. Questa verità ha colpito tutti, nessuno escluso. Anche le famiglie benestanti hanno subito la stessa sorte.

E dunque ci si è ritrovati in casa con il marito avvocato o gestore di fondi 24 ore su 24 quando prima lo si vedeva per 2 massimo 3 ore. Anche se non esistono dati ancora completi si può comunque delineare un trend. Secondo Legal Templates negli Usa i divorzi sono aumentati del 34%, nel Regno Unito del 41% e in Italia del 30%. Dall’inizio delle pandemia, ci sono stati anche super divorzi, come Mary-Kate Olsen, Julianna Hough, Kristin Cavallari, Shane Lynch e la cantante Kelly Clarkson.

Diversi studi legali tra i più importanti americani, sentiti dal Financial Times hanno sottolineato come gli ultimi mesi hanno tirato fuori il meglio e il peggio dalla persone. E questo ha avuto come conseguenza un aumento nel numero dei divorzi. Molti di questi studi sono storici e dunque hanno passato la crisi finanziaria del 2008, gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 ma nessuno di questi eventi è paragonabile alla pandemia da covid. Anche in passato le famiglie sono state messe sotto pressione ma questo virus ha proprio rotto gli argini e fatto emergere gli aspetti negativi della coppia. Anche ad Hong Kong la situazione non è migliore. Il problema qua è che molte persone hanno smesso di poter viaggiare. E questo ha avuto un serio impatto sulle relazione extra coniugali. Molte persone pur di mantenerle vive hanno fatto passi azzardati, sono stati scoperti e la controparte ha reagito chiedendo il divorzio.

Quando si lasciano membri di una famiglia benestante la questione non è poi così semplice. I paperoni hanno infatti quasi sempre accordi finanziari complessi e sparsi per il mondo così come gli immobili. Questo dà però la possibilità di scegliere dove divorziare. Se infatti si vive ad Hong Kong ma si è nati nel Regno Unito e si gestisce un attività in Cina si potrebbe presentare la richiesta di divorzio in una qualsiasi di queste giurisdizioni. La scelta non deve essere però casuale. Secondo un esperto fiscale sentito da We Wealth l’opzione paese dove fare richiesta di divorzio non è da sottovalutare. Nel Regno Unito, per esempio, i giudici su queste questioni sono molto più generosi con la parte più debole della coppia. Mentre in Cina e in Europa continentale non c’è tanto questo sentire.  E quindi conoscere queste diversità potrà aiutare a scegliere il paese migliore per ottenere un divorzio più vantaggioso. Il caso del miliardario russoFarkhad Akhmedov e la su ex moglie Tatiana Akmedova. Il Financial Times riporta come alla donna sia stato assegnata un’importante fortuna. E quando l’ex marito non ha pagato gli hanno congelato i beni.

La pandemia ha poi portato con se una serie di divorzi lampo, per sfruttare i vantaggi economici del momento. Molti avvocati stanno infatti ricevendo chiamate da parte di clienti che vogliono concludere nel modo più rapido possibile la questione divorzio. E questo perché in questo preciso momento i valori patrimoniali sono bassi e i beni vengono generalmente valutati alla data in cui viene richiesta la separazione. Mettere in piedi una richiesta di divorzio quando le entrate sono in calo significa che la moglie o il marito nella causa di divorzio riceverà una somma inferiore rispetto a quanto potrebbe ricevere se si separasse in un momento di calma sanitaria.

Giorgia Pacione Di Bello
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