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Covid-19: pochi investitori pensano al testamento

Covid-19: pochi investitori pensano al testamento

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

02 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • I baby boomer sono la fascia che ha pensato di più al testamento

  • I millennial lo vedono come qualcosa che faranno in un futuro non meglio precisato

Si potrebbe pensare che la pandemia globale abbia accelerato la creazione di nuovi testamenti. In realtà la situazione è rimasta abbastanza invariata

Testamento e pandemia globale da covid-19. Si potrebbe pensare che questi atti siano aumentati durante questo periodo di incertezza. In realtà la situazione è rimasta abbastanza invariata. Una delle ultime ricerche pubblicata dalla società di consulenza americana SpectremGroup ha chiesto a diversi investitori che cosa hanno fatto o pensano di fare in merito al testamento. Dall’indagine è emerso come la preoccupazione per una catastrofe sanitaria è motivo di forte stress per gli investitori ad alto patrimonio.

Questo però non sempre si è tradotto nell’intraprendere tutte le azioni per cercare di arginare il rischio e affrontare in modo sereno alcune decisioni finanziarie. E dunque poco meno del 48% degli intervistati avrebbe pensato e dato vita a un testamento. Se poi si osservano lo spaccato dei millennial si scende sotto il 18%. Solo la GenX ha un 28% di individui che ne ha sottoscritto uno. Ovviamente i baby boomer sono quelli che hanno la maggior percentuale tra di loro, pari al 55%.
Oltre a questo sono però emersi altri aspetti. Il 13% dei millennial ha fatto il testamento perché è vicino a qualcuno che ha preso decisioni sul testamento. Questa “pressione” ha però effetto solo su questa categoria perché tra le altre non rappresenta la spinta necessaria per dare vita a un testamento. La maggior parte (22%) degli intervistati che al momento non ha sottoscritto nulla ha dichiarato di volerlo fare nel prossimo futuro. Nel dettaglio lo vuole fare il 39% dei millennial, il 32% della GenX e il 18% dei baby boomer.
E poi c’è anche chi dichiara che in realtà non sta minimamente pensando al proprio futuro (19%). Tra questi la percentuale più alta la si trova tra la GenX con il 25%. Seguono a ruota i millennial con il 22% e la generazione dei baby boomer.

Ma come mai è importante il testamento?
Il report sottolinea come il testamento sia un documento che consente di conoscere i desideri del soggetto. Ma non solo specifica quali tipi di azioni l’individuo vorrebbe intraprendere se non è più in grado di prendere quelle decisioni da solo. Il testamento biologico potrebbe anche specificare quali tipi di misure verranno utilizzate e in che misura. Senza questo documento legale, le famiglie sono spesso lasciate a decidere cosa pensano che avrebbe voluto il loro caro.

Non solo: il testamento e altri accorgimenti potrebbero aiutare la famiglia e il soggetto nel caso in cui si trovino in una situazione dove per un determinato arco temporale il soggetto non sia in grado di prendere decisioni di nessuna natura. Se si pensa al lato sanitario, se si è spostati, sarà il coniuge che deciderà; diversamente la questione si complicherebbe (nel caso in cui si abbia a che fare con vedovi single o divorziati). Per questo è fondamentale identificare una persona di fiducia nel caso in cui si verifichi questa situazione.

La pandemia non ha accelerato questo processo perché il virus non ha una letalità del 100%. E dunque potendosi riprendere si pensa sempre al lato positivo e si vede il testamento come qualcosa di lontano e remoto. Tuttavia, questo è un argomento che è necessario discutere perché ci sono molti investitori che sono fortemente convinti di non voler mai essere “collegati alle macchine”, oppure di voler lasciare il loro patrimonio solo a una determinata persona e non ha tutti gli eredi. Senza però un atto o un testamento con le volontà tutto questo non si potrà realizzare. Senza una sorta di documento in atto, un testamento biologico o una procura sanitaria, quelle scelte potrebbero non essere le loro.

Giorgia Pacione Di Bello
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