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Come dichiarare in Italia i redditi prodotti all’estero

04 Luglio 2018 · Giorgia Pacione Di Bello

  • Dimostrare all’Agenzia delle entrate che si è pagata la giusta quantità di tasse sul reddito prodotto all’estero

  • Se si è soggiornato all’estero per più di 183 giorni, si è considerati residenti in Italia se si sono mantenuti nel Bel paese sia i legami familiari sia i propri interessi patrimoniali e sociali

Se si è lavorato in paese dove non c’è la convenzione contro le doppie imposizioni si devono dichiarare tutti i redditi esteri prodotti (pensioni, stipendi e redditi assimilati)

Come gestire gli stipendi, le pensioni e i redditi assimilati percepiti all’estero dai contribuenti residenti fiscalmente in Italia?

La risposta non è delle più semplici. Stando alla circolare 9/E del 2015 dell’Agenzia delle entrate, per il riconoscimento del credito per le imposte versate all’estero, il contribuente deve conservare: il prospetto dove vengono indicate le imposte pagate in ogni Stato estero e il credito spettante, una copia della dichiarazione dei redditi presentata nello Stato estero (documento richiesto solo se nello Stato estero in questione è obbligatoria), l’eventuale certificazione rilasciata dal soggetto che ha corrisposto i redditi e la richiesta di rimborso se non è indicata nella dichiarazione dei redditi.

Questi documenti servono per dimostrare all’Agenzia delle entrate che si sono pagate la giusta quantità di tasse sul reddito estero.

Per quanto riguarda gli stipendi e gli altri redditi prodotti all’estero, da contribuenti fiscalmente residenti in Italia, bisogna fare attenzione a diversi fattori.
Nel caso in cui si è lavorato in paese esteri, nel quale non esiste la convenzione contro le doppie imposizioni, si devono dichiarare i redditi prodotti all’estero (pensioni, stipendi e redditi assimilati).

Secondo i dati aggiornati del Ministero dell’economia e delle finanze i paesi con cui l’Italia ha stipulato la convenzione contro le doppie imposizioni sono:

 

Per quanto riguarda le modalità di tassazione dei redditi percepiti in paesi che non sono presenti nell’elenco, bisogna andare a consultare le singole convenzioni stipulate. Ma non scoraggiatevi, perché per quanto riguarda gli stipendi pagati da un datore di lavoro privato, in quasi tutte le convenzioni, è prevista la tassazione esclusiva in Italia. Attenzione però perché la tassazione esclusiva in Italia può sussistere solo se: il lavoratore presta la sua attività all’estero per meno di 183 giorni, se le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia e se l’onere non è sostenuto da una stabile organizzazione che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

Attenzione però perché tutti i soggetti che hanno soggiornato all’estero per più di 183 giorni, sono considerati residenti in Italia se hanno mantenuto nel Bel paese sia i legami familiari sia i propri interessi patrimoniali e sociali. Se però si richiedono prestazioni sociali agevolate alla pubblica amministrazione, il soggetto deve dichiarare l’intero ammontare del reddito prodotto all’estero. Deve essere compresa quindi anche la quota esente, all’ufficio che eroga la prestazione per la valutazione della propria situazione economica.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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