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Brexit: opportunità fiscali per l’Italia

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

13 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il Regno Unito, se si dovesse scegliere la strada delle azioni radicali, perderà di competitività e indurrà individui e imprese a cercare paesi Ue fiscalmente attrattivi

  • L’Italia ha iniziato a sviluppare una serie di agevolazioni fiscali per attrarre individui ad alto reddito (flat tax 100.000, agevolazioni per i pensionati che si trasferiscono nel sud Italia e il rientro dei cervelli) che potrebbero giocare un ruolo fondamentale a livello internazionale

La vittoria schiacciante di Boris Johson non lascia spazio all’immaginazione. La strada sembra essere ormai tracciata, ma i passi da fare sono ancora tanti

Il risultato schiacciante ottenuto dalle elezioni inglesi da parte di Boris Johnson e dei conservatori ha fatto svegliare il Regno Unito con un’unica certezza: la Brexit si deve fare. “Il grande pregio di queste elezioni è che c’è stato un risultato netto” dichiara Emanuele Grippo, socio delle studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli &Partners.

E questo porta la Gran Bretagna verso una direzione ben precisa, avendo dato a Johnson una maggioranza indiscutibile in Parlamento. C’è da dire che quest’esisto non è stato poi così scontato. Grippo, avendo vissuto 11 anni a Londra, spiega infatti come molti fossero convinti che gli inglesi avessero avuto un ripensamento sulla Brexit. E si stava infatti intravedendo una possibilità di rimanere nell’Ue. E invece “ancora una volta la massa è difficilmente intellegibile” spiega Grippo. La vittoria è stata netta, ma le preoccupazioni ci sono (e non sono poche). Una su tutte è il pericolo della chiusura ermetica inglese a tutto ciò che non è inglese. E dunque se veramente si andrà verso una visione più radicale (es: chiedere ai cittadini Ue il visto per entrare in Uk tre giorni prima) il reparto finanziario sicuramente ne risentirà.  Non a caso, molte importanti società del mondo finanziario si sono spostate in tempi non sospetti in paesi appartenenti all’Ue. E l’Italia potrebbe giocare le proprio carte soprattutto sul terreno degli High net worth individuals(Hnwi).

Ci sono infatti due aspetti da considerare. Il primo è che i 15 anni del res non dom inglese sta per scadere. E il secondo che l’Italia ha iniziato a sviluppare una serie di agevolazioni fiscali per attrarre individui ad alto reddito (flat tax 100.000, agevolazioni per i pensionati che si trasferiscono nel sud Italia e il rientro dei cervelli) che potrebbero giocare un ruolo importante a livello internazionale. Gli Hnwiinglesi, nel caso di decisioni radicali, da parte del governo, si troverebbero ad operare in un territorio chiuso all’esterno e in isolamento. Si pensi per esempio a tutto il sistema scolastico, dalla scuole dell’infanzia all’università. Grippo spiega come la retta per l’università, la scuola primaria ma qualsiasi altro servizio per i cittadini europei costerà il doppio o comunque di più rispetto a quello che pagano gli inglesi. A parità di valore un cittadino Ue sceglierà dunque un’università europea piuttosto che inglese. E così via, su diversi ambiti. Insomma “l’Hard Brexit sarebbe un disastro per il Regno Unito” tuona Grippo. E dunque proprio per questo che gli Hnwi inizieranno a interessarsi ad altri paesi, all’interno dell’Ue, in grado di ospitarli e di garantirgli un regime fiscale di favore.

Fino ad ora i paesi che hanno avuto più vantaggi da questa situazione di incertezza del Regno Unito sono state il Lussemburgo e Dublino. “L’Italia ha ben poco beneficiato dalla Brexit -spiega Luca Zitiello,fondatore della fondatore della Zitiello Associati – e probabilmente in futuro non cambierà moltissimo la sua posizione”. Le imprese finanziarie e le grandi banche si sono infatti già tempo allocate in paesi Ue come Irlanda e Lussemburgo, per restare ad operare all’interno dell’Ue. E dunque la Brexit nel mondo bancario c’è già stata, anche perché “il mercato finanziario ha bisogno di certezze” sottolinea Zitiello.

Da considerare inoltre anche un’altra “categoria” di soggetti. Tutti quelli che hanno il passaporto italiano ma vivono a Londra. In questo caso spiega Alessandro Mainardi, partner dello studio legale Orrick e responsabile del Tax group italiano, la situazione potrebbe diventare più difficile soprattutto se il Regno Unito dovesse iniziare a dare il via ad una serie di politiche sull’immigrazione restrittive. Anche in questo caso si viaggia immersi nella nebbia, dato che il governo inglese non ha ancora minimamente iniziato a considerare questi aspetti.

Ci sono però due punti che rappresentano le vere incognite in questa situazione. Da un parte capire che fine farà la piazza londinese. “Le previsioni fatte dal governo inglese non sono buone” spiega Zitiello. E dall’altra scoprire e comprendere cosa prevederà l’accordo tra Ue e Regno Unito.

I prossimi passi

Boris Johnson ha vinto, senza lasciare incertezze o dubbi. Ma quali sono i passi successivi?

Il primo è il 31 gennaio 2020. Entro questa data la camera inglese dovrà approvare l’accordo che Johnson ha rinegoziato con la Commissione Ue. “Se verrà approvato il Regno Unito avrà tempo fino alla fine dell’anno per negoziare il free trade agreement” spiega Massimiliano Danusso managing partener della sede di Londra di BonelliErede. Se nel corso dell’anno il governo inglese si dovesse accorgere di non riuscire a giungere ad un accordo “allora Johnson potrà chiedere una proroga alla Commissione Ue per  altri uno o due anni”. Per poter ottenere il prolungamento del periodo però il premier inglese deve passare prima per l’autorizzazione da parte del Parlamento.

E dunque, cosa succederà se non si dovesse siglare il free trade agreements? Danusso spiega come se entro la fine dell’anno non si dovesse siglare l’accordo con l’Ue sono due le strade: ottenere una proroga temporale, passando dal Palamento inglese ed europeo (questo comporterebbe un ulteriore periodo di stallo identico agli anni passati) o procedere con l’Hard Brexit. “Il 2020 sarà un anno di attese (si dovrà infatti capire se ci saranno nuovi negoziati e se si siglerà il free trade agreements). Le vere conseguenze della Brexit si vedranno tutte nel 2021”.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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