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Armageddon Tax, istruzioni per l'uso

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Alessandro Mainardi
Alessandro Mainardi

28 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 10 min
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Mezza Lombardia sta portando i soldi in Svizzera. Fugge dall’Armageddon Tax, quell’insieme di provvedimenti emergenziali che un governo di crisi dovrebbe prendere per rimettere sotto controllo un sistema finanziario ingrippato. We Wealth spiega quali sono

La fuga dei capitali è spesso il segnale dell’arrivo di una crisi finanziaria, ma è anche un acceleratore della crisi. Le crisi finanziarie innescano crisi di liquidità e caduta dei prezzi dei valori finanziari; la risposta istintiva è vendere e mettere i soldi al sicuro, meglio se in un paese cassaforte; il che genera ulteriore riduzione di liquidità e caduta dei prezzi fino a quando l’intero sistema va in corto circuito.

Temendo di dover fronteggiare un contesto di questo genere, molti pensano che sia meglio giocare d’anticipo, anche se al momento siamo ancora ben lontani da scenari così foschi. Probabilmente temono che le cose possano peggiorare fra Ue, spread, dazi e pil in caduta.

Chi la pensa così non ha molte scelte se vuole provare a proteggere i propri risparmi dalla Armageddon Tax. Quella più semplice è di prendere i soldi e scappare. Dove? In Svizzera naturalmente, a pochi chilometri da casa e dove fino all’altro ieri buona parte di questi stessi soldi erano parcheggiati.

Ma (ri)spostare i propri soldi a Lugano serve a proteggersi dalla Armageddon Tax?

La prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico. La seconda è ragionare. E il primo ragionamento da fare è imbastire l’elenco delle possibili forme di una Armageddon Tax. Per farlo dobbiamo da un lato guardare cosa è successo in passato nei paesi che hanno vissuto situazione simili e dall’altro sforzarci di immaginare cosa non è ancora successo, ma potrebbe succedere in futuro.

I provvedimenti che sono stati presi dai paesi che hanno dovuto fronteggiare severe crisi finanziarie sono i seguenti (Argentina, Grecia, Cipro):

a)  congelamento dell’attività bancaria;

b)  conversione forzosa dei depositi bancari in equity;

c)  misure di prelievo una tantum;

d)  misure di prelievo permanenti;

e) hair-cut del debito sovrano.

I provvedimenti che non sono stati ancora presi, ma potrebbero esserlo in futuro sono

f) ridenominazione della valuta

g) emissione di moneta alternativa (minibot, moneta fiscale, TFS, ecc.)

h) sottoscrizione forzosa di titoli di stato a lunga scadenza.

Esaminiamoli uno per uno e chiediamoci se e come toccherebbero anche chi ha i soldi in Svizzera.

Congelamento dell’attività bancaria

Nel 2013 Cipro bloccò per due settimane ogni transazione bancaria allo scopo di prevenire corse agli sportelli e fughe di capitali. Dopo le prime due settimane per molto tempo rimase in vigore il divieto di eseguire prelievi per contanti superiori a €300/giorno e di fare bonifici superiori a €5.000, senza autorizzazione del Ministero delle finanze.

Misure di questo tipo potrebbero essere imposte dal governo italiano solo alle banche residenti in Italia. Lo Stato italiano ha sovranità sui beni e sulle persone che stanno nel suo territorio. Le banche svizzere ne sarebbero escluse.

In teoria. In pratica è ragionevole suppore che per motivi di equità la misura verrebbe estesa ai conti detenuti all’estero dai residenti italiani. Le banche svizzere potrebbero essere sanzionate in caso non rispettino i divieti e probabilmente si adeguerebbero per non mettere a repentaglio le loro attività in Italia. Forse solo istituti di credito esteri senza attività in Italia potrebbero decidere di ignorare il divieto, ma non ne sarei così sicuro. Conclusione: chi mette i soldi in una banca svizzera per proteggersi dal rischio di congelamento delle operazioni bancarie, dovrebbe almeno assicurarsi che la banca svizzera non abbia collegamenti con l’Italia.

Conversione forzosa dei depositi bancari

E’ il famoso bail-in. Nomen omen, direbbero a Genova.
Vediamo come funziona. La banca italiana presso la quale sono depositati i nostri soldi entra in crisi. Lo Stato non può intervenire perché le regole europee glielo impediscono. La crisi però deve essere fermata il prima possibile per evitare che diventi virale. Ergo tutti i depositi unsecured vengono, in tutto o in parte, convertiti forzosamente in equity della banca. Invece denaro in banca ci ritroviamo azioni della banca. Che il giorno dopo valgono poco più della carta da pacchi. I depositi unsecured sono quelli eccedenti Euro 100.000.
A Cipro questo è successo ai correntisti delle due maggiori banche del paese.

Indubbiamente se la crisi riguarda una banca italiana, chi sta in Svizzera sta tranquillo. Ma anche chi sta in Italia e non ha messo i soldi nella banca sbagliata sta tranquillo. A meno che l’epidemia non diventi pandemia e si estenda a tutte le banche italiane. Ma se si estende a tutte le banche italiane siamo sicuri che quelle degli altri paesi si salvano?

Diciamo che la fuga in Svizzera ha senso solo se assumiamo che il sistema bancario svizzero sia in grado di resistere meglio di quello italiano ad una pandemia finanziaria. E’ un tipo di domanda alla quale temo che neppure Draghi saprebbe rispondere con sicurezza.

Misure di prelievo una tantum

1992: Governo Amato, Ministro delle finanze Goria.
Nella notte di venerdì 10 luglio 1992, il Governo adottò un decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del giorno dopo, imponendo il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti delle banche da chiunque detenuti. Rileggiamo il testo della legge. E’ l’art. 7 del d.l. 333/1992 (tre volte tre, un segno del destino):
”Per l’anno 1992 è istituita una imposta straordinaria sull’ammontare dei depositi bancari, postali e presso istituti e sezioni per il credito a medio termine, conti correnti, depositi a risparmio e a termine, certificati di deposito, libretti e buoni fruttiferi, da chiunque detenuti; sono esclusi i buoni postali fruttiferi, il libretti di risparmio di previdenza indicati all’articolo 41, primo comma, della legge 7 agosto 1982, n. 526, la raccolta interbancaria e intercreditizia, nonché i depositi e i conti correnti intrattenuti dal Tesoro presso il sistema bancario e l’amministrazione postale e quelli detenuti da rappresentanze diplomatiche e consolari estere in Italia o da enti e organismi internazionali che godono della esenzione delle imposte sui redditi. L’amministrazione postale e le aziende ed istituti di credito sono tenuti ad operare, con obbligo di rivalsa nei confronti dei correntisti e depositanti, una ritenuta del 6 per mille commisurata all’ammontare risultante dalle scritture contabili alla data del 9 luglio 1992.”
Quella ideata da Amato è una forma di imposizione patrimoniale una tantum perfetta quando un paese è con l’acqua alla gola. Facile da scrivere, facile da applicare. Un po’ meno facile da spiegare. Ma in fondo Amato è invecchiato bene, si sta godendo la sua casa all’Argentario e tutti lo ricordano come il salvatore, e non il borseggiatore, dei soldi degli italiani.
Se dovesse succedere di nuovo come scriverebbero la legge? Copiando quella del 1992. Per questo l’ho trascritta. Perché ognuno possa vedere cosa era compreso e cosa era escluso dal prelievo. I buoni postali erano esclusi per esempio. I conti esteri non erano indicati e quindi erano esclusi. Eppure si potevano già liberamente detenere dal 14 maggio 1990, dopo un lungo periodo di divieti valutari.
Ma all’epoca erano davvero pochi quelli che avevano conti esteri in chiaro. Oggi la situazione è assai diversa. Dubito che verrebbe- ro lasciati fuori. Monti non li ha lasciati fuori nella sua manovra quando ha creato l’imposta di bollo sui conti italiani e l’Ivafe sui conti esteri. E non ha lasciato fuori i buoni fruttiferi postali. Se il rischio dal quale fuggiamo è il prelievo forzoso imposto overnight, andare in Svizzera temo serva a poco.

Misure di prelievo permanenti

Per averne un esempio basta andare indietro di pochi anni. Ai tempi del governo Monti che di misure di prelievo permanenti ne ha adottate decine.
Se dovesse succedere di nuovo è difficile dire che direzione prenderebbero i prelievi. Di sicuro colpirebbero ricchezze ben visibili e difficili da nascondere. Il conto in chiaro in Svizzera è ben visibile e difficile da nascondere. Infatti Monti lo ha tassato. Quindi la trasferta a Lugano serve a poco.

Hair-cut del debito sovrano

La Grecia ha imposto un taglio del proprio debito sovrano in mano agli investitori privati di oltre il 50% e l’allungamento di tutte le scadenze. L’esperienza recente dell’Italia ci insegna invece che chi ha comprato CCT a scadenza 5 anni nel novembre 2011 nel pieno della crisi finanziaria ha realizzato nel febbraio 2012 una plusvalenza di oltre il 10%.Indubbiamente andare in Svizzera per poi investire in CTT sembra un controsenso. Ma viviamo in un mondo dove il senso ha perso gran parte del suo significato. Quindi ci sta anche di portare i soldi in Svizzera e poi investirli in CCT italiani. Ma farlo dalla Svizzera non mi pare che aggiunga alcun vantaggio.

Ridenominazione della valuta

L’unico esempio che abbiamo sotto mano è quello del passaggio dalla Lira all’Euro. Fra il 1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2001 tutti i conti interni ed esterni in Lire furono ridenominati in Euro al cambio ufficiale di 1936,27. Dopo di che la lira sparì.

Il caso che ci poniamo però è molto diverso. Stiamo immaginando che l’Euro prosegua la sua strada, ma senza l’Italia che dovrebbe adottare una nuova valuta. Che si chiamerà probabilmente il maiocco o il salvino. Sicuro che Luigi e Matteo litigheranno anche per questo.

Questa è la madre di tutte le Armaggeddon Tax. Difficile immaginarne l’esito. Un salto triplo nel buio dentro una piscina dove non si sa quanta acqua c’è. Se pure c’è.

Un provvedimento del genere sarebbe necessariamente accompagnato da divieti valutari di ogni tipo, obblighi di rimpatrio dei soldi detenuti all’estero e quant’altro si possa immaginare per blindare il sistema finanziario. Il tutto servito su un letto di san- zioni amministrative e penali severissime. Un incubo insomma. In questo caso mi pare evidente che il conto in Svizzera trasparente non serve proprio a nulla.

A meno che uno abbia già il Piano B e sia pronto a caricare in macchina moglie, figli e suocera per trasferirsi nel suo attico di Lugano. Dove si è già premurato da tempo di ottenere la residenza. Ma anche in questo caso bisogna vedere cosa decide di fare la banca svizzera, dato che ci sarebbe un problema di doppia residenza.

La situazione non sarebbe tanto diversa se l’Euro collassasse e ogni paese tornasse alle valute nazionali. Il conto in Svizzera è difficile che non venga parificato a qualsiasi altro conto do- mestico. Il piano B avrebbe gli stessi vantaggi e gli stessi rischi del piano A.

Emissione di moneta alternativa

Che cosa è la moneta alternativa? Non è una moneta intanto. E’ un titolo di credito emesso dallo Stato e consegnato a cittadini ed imprese italiane in conto pagamento di acquisti o stipendi. Il titolo sarebbe spendibile per pagare le tasse o adempiere altri obblighi patrimoniali, ma solo dopo un certo periodo di tempo. E’ una proposta vagheggiata dalla Lega. Non mi è ben chiaro a cosa serva, mentre mi è ben chiaro che se vengo pagato con que- sto tipo di moneta non posso più fare la spesa al supermercato. Gli ideatori rispondono alla obiezione dicendo che si creerebbe un mercato secondario dove chi non vuole tenere la moneta fiscale la può vendere.

Ma chi la compra? E a quale prezzo?
E’ tutto poco chiaro. La Banca d’Italia se ne è occupata e dice che non avrebbe alcun effetto migliorativo sulla finanza pubblica. Comunque la cosa non riguarderebbe i risparmiatori e quindi avere i soldi in Italia o in Svizzera non farebbe differenza.

Sottoscrizione forzosa di titoli di Stato a lunga scadenza

E’ l’ipotesi recentemente affacciata dal capo economista della Bundesbank, Karsten Wendorff dalle colonne della FAZ. A titolo personale, naturalmente. Quando il capo economista della banca centrale tedesca parla a titolo personale dalle pagine del più autorevole giornale tedesco non è come quando lo fa Di Battista dal suo blog. Meglio ascoltarlo con attenzione. Wendorff intendo, non Diba. Mi chiedo come sia possibile immaginare che misure draconiane di questo tipo risparmino chi ha messo i soldi alle poste di Mendrisio, pur vivendo tutto l’anno a Desio.
Se così fosse, ci sarebbe una plateale violazione di sedici o diciassette regole del nostro ordinamento, alcune di rango costituzionale.

Quindi a quella metà dei lombardi che hanno (ri)messo i soldi in Svizzera non mi sento di dire di stare tranquilli se una mattina leggeranno sul giornale che Tria è stato licenziato e Karsten Wendorff è diventato il nuovo Ministro delle finanze.

Alessandro Mainardi
Alessandro Mainardi
Partner dello studio legale Orrick e responsabile del Tax Group italiano. Con oltre 25 anni di esperienza nel settore della fiscalità interna ed internazionale, è uno dei più ascoltati specialisti in materia di wealth management: tassazione della famiglia, passaggio generazionale, trust, asset protection, art investment.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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