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Imprese familiari, il futuro (anche generazionale) non fa paura

Imprese familiari, il futuro (anche generazionale) non fa paura

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Francesca Conti
Francesca Conti

15 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il 62% dei 1.613 dirigenti di imprese familiari intervistati da Kpmg si dichiara “fiducioso” o molto “fiducioso” sulle prospettive della propria attività per i prossimi 12 mesi

  • Si stima che entro il 2030 a livello globale saranno trasferiti 15.400 miliardi di dollari, di cui 3.200 miliardi in Europa

  • L’84% degli intervistati da Kpmg afferma di avere attualmente un membro della famiglia come presidente o ceo

Le sfide che attendono in futuro le imprese di famiglia sono molte, ma i manager familiari sono pronti ad affrontarle. Lo rivelano i dati dell’ultima survey di Kpmg

In un clima di generale incertezza economica e geopolitica le imprese familiari europee sono positive, o molto positive, sul futuro. Le priorità chiave per i family business in questo momento di rapido cambiamento restano innovazione, formazione, istruzione e diversificazione, ma anche la pianificazione successoria sta diventando un elemento sempre più rilevante nella progettazione delle imprese di famiglia.

A rivelarla è l’ultima survey annuale di Kpmg Enterprise and European Family Business. Il 62% dei 1.613 dirigenti di imprese familiari intervistati da Kpmg si dichiara “fiducioso” o molto “fiducioso” sulle prospettive della propria attività per i prossimi 12 mesi. L’ottimismo è particolarmente elevato tra le imprese familiari in Irlanda (91%), Portogallo (78%) e Paesi Bassi (67%).

Il 59% degli intervistati riferisce un aumento del fatturato negli ultimi 12 mesi, mentre un altro 28% ha dichiarato che il turnover è rimasto stabile. Per il 72% l’innovazione è una priorità chiave per i prossimi 2 anni, insieme all’istruzione e formazione della forza lavoro (64%) e alla diversificazione (50%).

Il 63% dei numeri uno delle imprese familiari intervistate da Kpmg ritiene che la ricerca di talenti debba essere la loro principale occupazione commerciale, rispetto a una percentuale che lo scorso anno era pari al 53%. Il 62% degli intervistati è invece preoccupato per il calo della propria redditività e il 60% teme modifiche normative. Il 37% riferisce invece un aumento delle attività internazionali negli ultimi 12 mesi.

“Le imprese familiari europee si confrontano con guerre commerciali, incertezza geopolitica, paure di recessione, crescente populismo, Brexit e crisi climatica. Anni fa, uno qualsiasi di questi problemi avrebbe potuto innescare un rallentamento economico e scatenare un pessimismo commerciale dilagante”, afferma Jonathan Lavender global chairman, Kpmg Enterprise & Global co-leader, Kpmg Enterprise Family Business.

“Tuttavia – prosegue il manager – nonostante queste molte sfide, queste aziende familiari rimangono positive riguardo al futuro. L’intera comunità imprenditoriale europea ha fiducia nel fatto che qualunque cosa accada, la supereranno”.

La successione è sempre più importante

La successione è destinata a diventare un argomento critico per le imprese familiari di tutta Europa nei prossimi 5-10 anni. Si stima che entro il 2030 a livello globale saranno trasferiti 15.400 miliardi di dollari, di cui 3.200 miliardi in Europa. Nel sondaggio di Kpmg di quest’anno il 35% degli intervistati afferma di voler trasferire la proprietà dell’azienda alla generazione successiva, mentre il 33% prevede di trasferire anche le responsabilità di gestione.

Mentre l’84% degli intervistati afferma di avere attualmente un membro della famiglia come presidente o ceo, solo il 62% ritiene che un membro della famiglia occuperà quel ruolo negli anni a venire.

“Le aziende familiari più anziane hanno ancora membri della famiglia in carica, ma questo potrebbe diventare meno comune in futuro”, afferma Tom McGinness, co-direttore globale di Kpmg Enterprise Family Business. “Le famiglie sentiranno sempre più di aver bisogno di competenze esterne per aiutare l’azienda a navigare in un ambiente complesso e in costante cambiamento”, prosegue McGinnes.

“Man mano che le società diventano più globali e più digitali, la leadership esecutiva esterna può apportare esperienze, competenze e la prospettiva indipendente necessarie per innovare, assumere rischi strategici e prosperare”, conclude il manager.

Francesca Conti
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