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Imprese di famiglia: la NextGen scalpita

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

19 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il 70% della NextGen è molto coinvolto nell’impresa di famiglia, mentre il 48% gestisce già importanti attività operative interne

  • L’attuale generazione dovrebbe sfruttare già ora il potenziale dei NextGen, capendo però che all’interno della generazione ci sono molteplici sfaccettature da gestire

La NextGen vuole ricoprire sempre più ruoli importanti all’interno dell’impresa di famiglia. L’ultima ricerca pubblicata da PwC sottolinea come più del 40% degli intervistati ambisce a diventare direttore esecutivo entro i prossimi cinque anni

La NextGen scalpita per ricoprire dei ruoli centrali all’interno dell’azienda di famiglia. A dirlo è l’ultima ricerca pubblicata da PwC “Global NextGen survey 2019”. Secondo il paper la NextGen viene percepita dalle imprese famigliare come agenti del cambiamento nell’ambito della trasformazione digitale, ma questi desiderano anche dare maggior supporto e fiducia all’attuale generazione di leader.

La “global NextGen survey 2019” ha dunque evidenziato come la NextGen viene coinvolta nelle attività dell’impresa di famiglia: la metà (48%) dichiara di essere già a capo di importanti attività interne, un quarto (26%) di ricoprire già una posizione di vertice nell’impresa di famiglia e una minoranza ha invece dichiarato di non avere una licenza ad operare.

I soggetti che sono coinvolti attivamente all’interno dell’impresa hanno anche maggiori ambizioni di leadership. Il 41% dei NextGen (che è inserito all’interno della società di famiglia) aspira infatti a rivestire un ruolo di direttore esecutivo entro i prossimi cinque anni e quasi un terzo (29%) intende diventare azionista di maggioranza. Altrettanto alta è la fiducia dei NextGen sul valore che possono apportare in termini di competenze. Oltre due terzi degli intervistati ritiene infatti che i propri punti di forza (capacità di problem solving e leadership) siano competenze essenziali nel futuro panorama aziendale. E il 64% sostiene invece di poter apportare un valore aggiunto assicurando l’adattamento della strategia futura dell’impresa all’era digitale.

“La ricerca ha messo in luce un aspetto positivo: i NextGen sono ambiziosi e profondamente impegnati nell’impresa di famiglia. Si vedono chiaramente nel ruolo di custodi dell’eredità familiare in un’epoca di profondi sconvolgimenti e trasformazioni, ma si sentono talvolta ostacolati e scoraggiati dalla mancanza di opportunità” dichiara Federico Mussi, family business leader di PwCItalia.

Questa generazione così ambiziosa di far valere le proprie capacità risulta essere, al suo interno, però molto variopinta.  La ricerca ha infatti individuato quattro categorie di NextGens sulla base di come percepiscono le proprie competenze, il proprio contributo e gli obiettivi di carriera:

  1. Transformer: futuri leader sicuri di sé (46% degli intervistati). Puntano a guidare il cambiamento all’interno dell’impresa familiare e sono più propensi ad aspirare a ruoli esecutivi entro i prossimi cinque anni
  2. Steward: legati alla tradizione e ai network esistenti (26% degli intervistati). Tendono ad avere un’età superiore ai 35 anni e a rivestire ruoli manageriali.
  3. Intrapreneur: dimostrano le proprie capacità gestendo iniziative imprenditoriali sotto l’egida della famiglia (20% degli intervistati). Sono più propensi a voler dimostrare le proprie capacità prima di fare proposte di cambiamento.
  4. Entrepreneur: seguono la loro strada al di fuori dell’impresa familiare (8% degli intervistati). Sono meno propensi a vedersi come futuri leader dell’impresa familiare, benché intendano comunque guidare una loro azienda, e tendono ad aspirare a ruoli nella governance aziendale dell’impresa familiare (ad es. membri del Consiglio di famiglia).

“È (dunque) fondamentale comprendere l’importanza di un approccio intergenerazionale. In alcune imprese familiari possono collaborare fino a cinque generazioni contemporaneamente. Ogni generazione tende ad avere caratteristiche che possono risultare in contrasto con quelle delle altre generazioni, ma è anche portatrice di idee, esperienze e competenze di cui l’impresa può beneficiare” conclude Mussi.

Giorgia Pacione Di Bello
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