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Regno Unito, stop ai centri offshore d’oltremare

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  • Il governo ha appoggiato la misura fiscale per obbligare i territori d’oltremare a rendere pubblici i registri dei proprietari effettivi

  • Bermuda e Isole Cayman sono contro la misura decisa dal governo inglese

  • Oxfam e altre Ong guardano con interesse il passo avanti fatto dalla Gran Bretagna

Entro la fine del 2020 i territori d’oltremare inglese dovranno rendere pubblici i registri dei proprietari effettivi di una società. La misura va verso una maggiore trasparenza fiscale e contro il riciclaggio di denaro

I registri dei proprietari effettivi delle società dovranno essere resi pubblici entro la fine del 2020. Questa la decisione presa dal governo inglese per combattere l’evasione fiscale e la corruzione proveniente dai territori d’oltremare come le Isole Cayman e le Bermuda.

Si tratta di un passo in avanti molto importante per il Regno Unito, già annunciato negli anni precedenti, ma che a causa dell’opposizione di una parte del parlamento non aveva visto la luce (cinque anni fa David Cameron aveva proposto la stessa misura). Oltre a ciò anche i vari governi locali si erano mostrati contrari alla misura fiscale in questione.

Le reazioni dei territori d’oltremare, non si sono fatte attendere. Il responsabile delle finanze delle Isole Vergini Britanniche, Robert Briant, ha infatti dichiarato come il “Regno Unito si è sparato su un piede”. E come dargli torto, visto che la maggior parte del denaro che viene nascosto e riciclato transita (prima o poi) per la city di Londra!

Altra critica mossa al governo inglese è quella di aver violato la sovranità dei vari parlamenti nazionali e di agire come una potenza con le sue colonie. “Noi rigettiamo l’idea che un governo eletto dal popolo sia scavalcato dal parlamento inglese”. Queste le parole arrivate del governo delle Isole Vergini Inglese.

Dello stesso parere è anche il Ministero degli esteri inglese, il quale aveva sottolineato più di una volta come questa mossa avrebbe causato un “conflitto costituzionale” e avrebbe privato questi territori del loro diritto di eleggere democraticamente i rappresentanti in parlamento. Anche il premier delle Bermuda, David Burt, si è mostrato critico verso l’azione inglese dichiarando come questa mossa è un “passo indietro” per quanto riguarda le relazioni tra i territori d’oltremare e la Gran Bretagna.

C’è però chi ha accolto positivamente l’annuncio del governo inglese. La Global Witness (organizzazione non governativa) così come l’Oxfam si sono schierate a favore della nuova misura fiscale. “Una grande vittoria nella lotta contro la corruzione e l’evasione fiscale”, ha dichiarato la Global Witness.

Le critiche mosse dai territori d’oltremare non sono così difficile da capire. Queste giurisdizioni hanno, infatti, sempre basato (per anni) la loro forza economica su aliquote fiscali basse e sulla certezza dell’anonimato. Non è, infatti, un caso se in tutti i maggiori scandali fiscali siano stati coinvolti uno o più di questi territori. Con la misura, decisa dal parlamento inglese, la questione si potrebbe complicare. Il rendere noto il nome dei reali proprietari effettivi di una determinata società renderà più difficile (ma non impossibile) nascondere i soldi al fisco nazionale.

Attenzione però, perché questa nuova misura fiscale non si applicherà a: Jersey, Guernsey e le isole di Man. Non è dunque difficile capire dove andranno a finire i soldi.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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