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Le successioni transfrontaliere nell’Ue

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Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis

04 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Cosa avviene nel caso in cui il de cuis abbia il patrimonio all’estero? Quale legge regola la successione e cosa deve sapere l’erede quando si affida ad un notaio

È frequente, in particolar modo nei casi di patrimoni familiari di una certa entità e complessità, che la successione sia connotata da un carattere di transnazionalità (ovverosia caratterizzata da uno o più elementi di estraneità all’ordinamento giuridico statale, vuoi per la cittadinanza o la residenza del de cuius, vuoi per la localizzazione dei beni).

Il fenomeno, legato alla crescente mobilità delle persone e dei capitali, è diffuso (nell’Ue le successioni transnazionali superano il 10% del totale) ed è destinato ad una crescita continua: i soggetti sempre più frequentemente trasferiscono, anche più volte nel corso della vita, la propria residenza e collocano fisicamente i propri asset in paesi diversi; talvolta, hanno addirittura una doppia cittadinanza.

Il caso

Pensiamo all’ipotetico caso di Tizio, cittadino italiano con moglie e tre figli, titolare di proprietà mobiliari ed immobiliari sia in Italia che all’estero, il quale – al compimento del settantesimo anno di età – abbia deciso di ritirarsi dall’attività imprenditoriale, cedendo l’azienda ai figli e trasferendosi a vivere stabilmente nel sud della Francia, dove possiede una villa.

Individuare in maniera certa la legge che disciplinerà la futura successione di Tizio è importantissimo: ogni paese ha le proprie norme di diritto successorio, spesso sostanzialmente diverse da quelle degli altri: si pensi, a titolo di esempio, all’individuazione dei legittimari o delle quote di riserva, od anche alla possibilità, presente in alcuni ordinamenti, di stipulare patti successori (vietati nell’ordinamento italiano).

La norma

A tale esigenza di certezza ha dato risposta il Regolamento Ue n. 650/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 luglio 2012 (applicabile alle successioni apertesi a partire dal 17 agosto 2015), introdotto al fine di garantire un’omogeneità di disciplina a livello europeo, consentendo altresì una più agevole ed efficace pianificazione successoria. Le disposizioni contenute in tale provvedimento costituiscono oggi il diritto internazionale privato uniforme delle successioni a causa di morte in tutti i paesi dell’Unione europea (tranne Inghilterra, Irlanda e Danimarca), determinando la legge concretamente applicabile al rapporto, sotto ogni profilo (individuazione dei beneficiari e delle quote, quote di disponibile e legittima, collazione, etc).

Il criterio generale dettato dal Regolamento 650/2012 è quello della “residenza abituale” del defunto (art. 21 Regolamento), che soppianta quello della “nazionalità” precedentemente vigente in base alla legge 218/1995: la successione – a meno che non vi siano collegamenti “manifestamente più stretti” con uno Stato diverso – sarà regolata dalla legge dello stato ove il de cuius aveva, al momento della morte, il centro dei propri affetti e dei propri interessi economici, indipendentemente dal tipo di bene (mobile o immobile) interessato o dal Paese dove è situato. Al fine di tale valutazione rileverà ogni elemento fattuale, in particolare la durata e la regolarità del soggiorno nello stato, così come le motivazioni di tale soggiorno (ovverosia, la volontà di stabilire una permanenza effettiva in un paese diverso da quello di cui il soggetto sia cittadino). Lo stesso criterio sarà utilizzato anche per determinare l’autorità giurisdizionale competente a decidere su eventuali controversie riguardanti la successione medesima (art 4 Regolamento).

Ecco quindi che Tizio, ormai stabilmente residente in Francia, vedrà applicarsi la normativa francese, diversa – sotto alcuni rilevantissimi aspetti – dalla nostra: basti, a titolo di esempio, menzionare il fatto che secondo il diritto francese, e a differenza che in Italia, il coniuge è legittimario solamente in assenza di figli del de cuius. Nel caso che abbiamo ipotizzato, la moglie di Tizio potrebbe quindi essere destinataria di attribuzioni testamentarie solamente per la parte eccedente la quota di riserva dei figli (nel presente caso, 3/4, misura pertanto superiore ai 2/3 previsti dal diritto italiano).

Tizio però potrebbe anche scegliere (art. 22 Regolamento), prevedendolo nel proprio testamento, che a regolare la propria successione non sia la legge dello stato di residenza, ma quella dello stato ove egli ha la cittadinanza. In tal caso, la successione sarebbe interamente regolata dalla legge italiana (e quindi, tra l’altro, tornerebbe ad applicarsi la quota di riserva del coniuge).

Immaginiamo, però, che Tizio abbia anche la “doppia cittadinanza” e sia quindi, oltreché cittadino italiano, anche cittadino tedesco. In tal caso egli potrebbe scegliere che la legge regolatrice della propria futura successione sia quella tedesca, la quale prevede, ad esempio, l’ammissibilità dei patti successori: il par. 1941 BGB consente al disponente di ricorrere, oltre al testamento, al contratto (Erbvertrag) per istituire eredi, disporre legati ed imporre oneri.

Ecco così che l’eventuale patto successorio di Tizio, radicalmente vietato secondo l’ordinamento italiano, diventerebbe pienamente ammissibile (art. 25 Regolamento) e vincolerebbe anche gli eredi residenti in Italia.

Risulta quindi del tutto evidente come la disciplina attualmente vigente offra eccellenti opportunità a chi intenda operare una pianificazione successoria del proprio patrimonio, consentendo – al ricorrere di determinate circostanze: residenza e/o cittadinanza in paese diverso – di svincolarsi dalle norme nazionali, utilizzando istituti non previsti (se non anche vietati) in Italia e gestendo le future attribuzioni ai beneficiari con una flessibilità molto più ampia.

Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis è avvocato cassazionista e managing partner di Studio Avvocati Campeis. Specializzato in diritto dei trust e della pianificazione patrimoniale e nella consulenza societaria, opera a supporto di famiglie e imprese nella tutela e trasmissione dei patrimoni, nel passaggio generazionale d’azienda, nei riassetti di gruppo societario e nelle operazioni straordinarie. È socio e responsabile locale dell’Associazione Il Trust In Italia.
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