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La mappa fiscale delle multe bancarie

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Non ci sono eccezioni. Si va dalle banche italiane, a quelle finlandesi, alle tedesche, inglesi, svizzere e austriache. Tutte hanno dovuto subire un’indagine fiscale nel corso degli anni

  • Nonostante le continue multe, alcuni istituti di credito hanno continuato a mettere in pratica schemi scorretti

Nel corso degli anni i vari gruppi bancari sono stati coinvolti in diversi scandali fiscali che avevano ad oggetto l’evasione fiscale o il riciclaggio di denaro. E sono sempre riusciti a patteggiare con il fisco nazionale locale una somma inferiore rispetto alla multa che gli sarebbe spettata

Banche e Agenzia delle entrate, un binomio quasi inseparabile. Non sono infatti pochi gli istituti finanziari che nel corso degli anni sono stati coinvolti in situazioni di riciclaggio di denaro o evasione ai danni dell’Amministrazione fiscale locale. E nonostante le multe da capogiro, molti di questi continuano ad operare in modo poco chiaro. Nel club delle multate ce ne sono per tutte le nazionalità: le svizzere, Ubs e Credit Suisse, la tedesca, Deutsche Bank, Hypovereins Bank, Lbbw e Hsh, l’Italiana Unicredit, la finlandese Danske Bank, l’inglese Hsbc, la norvegese Nordea e l’austriaca Raiffeisen. Società che sono state coinvolte in scandali fiscali anche a livello internazionali.

Ma andiamo con ordine. Ubs a giugno 2019 ha dovuto pagare 111,5 milioni di euro all’Agenzia delle entrate italiane causa evasione fiscale. La questione fiscale con la banca svizzera si è conclusa, ma resta ancora aperto il fronte penale, con probabile patteggiamento finale. L’altra svizzera Credit Suisse, nel 2014, dovette pagare più di 100 milioni di euro al fisco italiano perché era stata scoperta un’evasione fiscale da 14 miliardi di euro. La tedesca Deutsche Bank nel 2017  patteggiò per 630 milioni di euro in Usa e in Gran Bretagna perché accusata di riciclaggio di denaro. L’istituto finanziario avrebbe infatti aiutato i ricchi clienti russi a spostare somme consistenti all’estero attraverso la vendita ad hoc di azioni. Operazione, secondo le autorità, prive di qualsiasi ragione economica. Deutsche Bank era dunque stata accusata dalle due autorità (statunitense e inglese) di non aver impedito il riciclaggio di circa 10 miliardi di dollari trasferiti al di fuori della Russia. Le due sanzioni furono di 425 milioni di dollari quella Usa e 163 milioni di pound quella inglese.

L’inglese Hsbc è stata beccata dalle autorità francesi. E nel 2017 dovette patteggiare per 300 milioni di euro con il fisco nazionale per porre definitivamente fine al procedimento fiscale. La banca fu infatti accusata di aver aiutato i clienti a non pagare le tasse in Francia (l’indagine ha riguardato le operazioni di private banking fatte tra il 2006 e il 2007). Unicredit, ai tempi di Profumo, patteggiò con l’Agenzia delle entrate 260 milioni di euro, avendo per i magistrati provocato un’evasione di 245 milioni di euro. Infine, c’è lo scandalo Troika Laundomat, portato alla luca dal Consorzio dei giornalisti investigativi. Il caso ha coinvolto 238 mila società e riguardava il riciclaggio di denaro dalla Russia all’Europa. Capitali che erano usati dagli oligarchi russi per acquistare partecipazioni in aziende di Stato, immobili e oggetti di lusso. In questo intreccio sono dunque state coinvolte diverse società bancarie tra cui Ing (che patteggiò una multa di 775 milioni di euro per la sua negligenza in materia di antiriciclaggio), l’austriaca Raiffeisen e la finlandese Nordea, oltre che Danske Bank e la Deutsche Bank.

Situazioni che hanno portato a patteggiamenti con le varie Agenzie della entrate nel mondo e che non hanno tolto la voglia a molti istituti di credito di creare sistemi ad hoc per riciclare o far evadere le tasse ai loro clienti.

                                            LE BANCHE COINVOLTE

Giorgia Pacione Di Bello
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