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Impatriati: sì all’agevolazione con discontinuità

Impatriati: sì all’agevolazione con discontinuità

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

18 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’Agenzia delle entrate ha specificato come la ratio alla base dell’agevolazione è l’esplicita volontà del soggetto di tornare, motivata anche (ma non solo) dal lato fiscale

  • Il caso esaminato tratta di un cittadino italiano che è tornato in Italia a settembre dopo aver svolto un progetto a Dubai per la società per cui lavora

L’agevolazione fiscale prevista per chi torna in Italia non può essere applicata se il lavoratore non presenta il criterio della volontà e della discontinuità rispetto al suo lavoro precedente

L’agevolazione fiscale per il rientro dei cervelli in Italia non è per tutti. Si può accedere allo sconto fiscale solo se il lavorare torna in Italia in modo consapevole e motivato anche fiscalmente. L’Agenzia delle entrante ha infatti chiarito la situazione rispondendo (risposta n.510 dell’11 dicembre 2019) ad una richiesta fatta da un cittadini italiano.

Il caso

Il cittadini italiano in questione dal 1° giugno 2007 svolge la sua attività di lavoro dipendente in una multinazionale la cui sede italiana è a Roma. Da luglio 2009 il soggetto va e viene dall’estero, dato che ha seguito un progetto a Dubai fino al 31 agosto 2019. Affermazione testimoniata dall’iscrizione all’Aire di lui e di tutta la sua famiglia. Dal 1° settembre 2019 ha ripreso la residenza in Italia. Il contribuente vuole dunque sapere se, una volta rientrato definitivamente in Italia, può beneficiare delle agevolazioni per i lavoratori impatriati previsti dall’articolo 16 del Dlgs n.147/2015.

Risposta

L’Agenzia delle entrate ha risposto negativamente alla richiesta del contribuente italiano, in ragione del fatto che il rientro non è frutto di una libera scelta, ma della fisiologica conclusione del lavoro a Dubai. Da sottolineare come non era la prima volta che l’Amministrazione finanziaria ha sottolineato la natura restrittiva dell’applicazione della norma, in modo da evitare l’uso strumentale dell’agevolazione. Resta dunque fermo che per poter godere dello sconto fiscale si deve rientrare in Italia dall’estero in modo spontaneo ed essendo in discontinuità con l’attività lavorativa precedente. Significa dunque che si avrà l’agevolazione se si è lavorato all’estero per più di cinque anni, si impegnano a rimanere in Italia per almeno due anni e prestano attività lavorativa prevalentemente (per un periodo superiore a 183 giorni in un anno) sul territorio italiano e presso un’impresa dello Stato.

Chi sono gli impatriati

Questi soggetti sono in possesso di una laurea, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro o di studio fuori dell’Italia negli ultimi 24 mesi o di più. Sono cittadini dell’Unione europea o di uno stato Extraeuropeo dove però c’è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni e sullo scambio di informazioni fiscali.

Giorgia Pacione Di Bello
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