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Il recupero delle ritenute fiscali relative ai proventi maturati sulle attività finanziarie in Svizzera

Il recupero delle ritenute fiscali relative ai proventi maturati sulle attività finanziarie in Svizzera

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04 Luglio 2018
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  • Molte le persone fisiche in Italia che detengono attività finanziarie in Svizzera

  • Come evitare di subire la doppia imposizione fiscale sui proventi finanziari

Nonostante l’esistenza di accordi tra Italia e Svizzera per evitare la doppia imposizione fiscale, vi sono alcune fattispecie i cui i contribuenti si trovano a pagare somme in esubero, di cui però possono chiedere il rimborso

Sono molte le persone fisiche in Italia che detengono all’estero, in modo particolare in Svizzera, attività finanziarie come quote partecipative o azioni. Tali attività generano proventi che in alcuni casi a causa della complessità o incompatibilità delle disposizioni tributarie, potrebbero finire col subire un’imposizione fiscale superiore a quella normativamente prevista.

Per evitare che questo accada è necessario che il percipiente presti particolare attenzione o comunque si rivolga a dei professionisti. Un caso tipico è quello dei proventi finanziari (dividendi e interessi) percepiti, a fronte di azioni o quote societarie “non qualificate” detenute in Svizzera da contribuenti persone fisiche italiane. La tassazione dei redditi generati tra Italia e Svizzera è disciplinata dagli artt. 10 e 11 della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra detti Paesi. Dette disposizioni prevedono, come regola generale, che i dividendi e gli interessi vengano tassati nello Stato di residenza del percipiente. Tuttavia, se il percettore del provento ne è il beneficiario effettivo, è consentito allo Stato della fonte del reddito di assoggettarlo a tassazione, ma applicando un’aliquota che in nessun caso potrà essere superiore al 15%.

Ciò nonostante, la normativa interna alla Confederazione Svizzera e nello specifico la Legge Federale sull’imposta preven- tiva del 13 ottobre 1965 (c.d. “LIP”), prevede che “sui redditi dei capitali mobili, sulle vincite alle lotterie e sulle prestazioni d’assicurazione” erogati da soggetti residenti in Svizzera, sia a favore di residenti che non, venga applicata alla fonte la c.d. imposta preventiva Svizzera ossia una trattenuta pari al 35%. Da quanto esposto appare evidente che il contribuente residente in Italia (beneficiario effettivo del dividendo), al quale viene trattenuta l’imposta preventiva, finisce col subire un prelievo superiore a quello massimo previsto dalla citata Convenzione in quanto i redditi vengono tassati una prima volta alla fonte e successivamente nel Paese di residenza del percipiente.

Il rimedio a tale situazione è presentare un’istanza di rimborso all’Amministrazione Federale delle contribuzioni Elvetica attraverso l’invio del c.d. “Modello 95” appositamente vidimato dall’Agenzia dell’Entrate italiana. Un’ulteriore casistica di recupero di ritenute indebitamente pagate su attività finanziarie, interessa quei contribuenti persone fisiche che nel 2015, avvalendosi della procedura di “voluntary disclosure” decidevano di regolarizzare la propria posizione fiscale con riferimento ai proventi derivanti dalle consistenze finanziarie detenute in Svizzera, mai dichiarati in Italia, e percepiti al netto dell’euroritenuta.

L’euroritenuta è, così come l’imposta preventiva, una ritenuta alla fonte applicata da quei Paesi come la Svizzera che, al fine di tutelare il segreto bancario, non avevano inizialmente aderito al sistema di scambio automatico di informazioni tra le Amministrazioni fiscali disposto dalla Direttiva 2003/48/ CE (applicabile anche a Paesi extra UE per via degli accordi bilaterali stipulatati con la Comunità Europea). L’euroritenuta applicata dalla Confederazione Svizzera ai percipienti italiani che volevano mantenere segretate le informazioni sul conto, dal 2011 è stata pari al 35%.

I redditi finanziari descritti, quindi, hanno subito una doppia imposizione: prima all’atto dell’erogazione dall’Amministrazione Finanziaria Elvetica nella quale l’attività era detenuta e, successivamente, in Italia in seguito alla procedura di voluntary disclosure. In base al D.Lgs n. 84/2005 e secondo una giurisprudenza che va consolidandosi (come vedremo in seguito) tutti i contribuenti italiani che si sono visti applicare tale “euroritenuta” all’atto dell’erogazione dei proventi e che hanno pagato quanto dovuto a titolo di imposte e sanzioni attraverso la procedura di voluntary disclosure all’Amministrazione italiana, se vogliono ripristinare il giusto carico fiscale ed evitare che la doppia imposizione subita possa consolidarsi, possono presentare istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate.

In merito a tale doppia imposizione, come anticipato, si sta consolidando un orientamento giurisprudenziale che afferma la legittimità di ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato. A questa conclusione sono già pervenute.diverse sentenze di Commissioni tributarie proviciali. In paricolare in una decisione presa a Milano, i giudici hanno accolto la tesi dei contribuenti evidenziando come questi, avendo già aderito alla voluntary disclosure pagando le relative imposte e sanzioni, con il versamento dell’euroritenuta hanno subito una doppia tassazione sullo stesso reddito. Ciò in contrasto con l’art. 10 del D.Lgs 84/2005 che prevedeva espressamente il divieto di doppia imposizione sui medesimi redditi tassati in Stati diversi. I giudici della CTP di Milano hanno, inoltre, rigettato la tesi (sostenuta dall’Agenzia delle Entrate) secondo cui l’euroritenuta è un credito d’imposta non rimborsabile e l’hanno invece giudicato tale.

A cura di Roberto Cannavale e Giuseppe Mancini

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