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La via legale per i creditori della pa

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

06 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le piccole e medie aziende spesso faticano a districarsi tra l’enorme mole di provvedimenti legislativi promossi, anche durante l’emergenza, per sostenere il tessuto imprenditoriale

  • Secondo lo studio legale Mabe & Partners, nel 90% dei casi le piccole e medie imprese ricevono pagamenti ritardati da parte della pubblica amministrazione e hanno diritto a un ristoro economico in termini di interessi

  • I consulenti legali possono aiutare l’impresa a liberare liquidità attingendo a risorse di cui non è a conoscenza

Un’azione giudiziale nei confronti della pubblica amministrazione può liberare liquidità. Il più delle volte si conclude nella fase preliminare perché il debitore di Stato chiude la controversia anticipatamente. Le altre strade percorribili con la consulenza di un professionista

Una valanga di normative, decreti, ordinanze locali, misure urgenti di sostegno a famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti disarmanti della pandemia, ha travolto in questi mesi gli studi legali italiani, nell’accogliere una clientela disorientata e assetata di liquidità. Se da un lato le grandi imprese tendono a trovare le proprie risposte rivolgendosi ai consulenti interni, le piccole e medie imprese cercano un sostegno non soltanto dal punto di vista legale, ma anche in merito all’interpretazione delle norme e agli sgravi fiscali di cui possono usufruire. E spesso hanno una liquidità in pancia su cui non sanno di poter contare.

“La maggior parte delle richieste – spiega Angelo Visco, socio fondatore dello studio legale Mabe & Partners – riguarda l’interpretazione delle norme ultimamente generate per capire dove è possibile fare ricorso agli strumenti di finanza messi in campo dal governo e dove cercare delle vie alternative attraverso collaborazioni e accordi quadro con delle piattaforme di crowdfunding e venture capital che vadano a finanziarie, piuttosto che l’impresa in sé per sé, l’idea imprenditoriale, senza soffermarsi sui cavilli della burocrazia amministrativa e bancaria”. In questo contesto, il ruolo dello studio legale è quello di analizzare l’idea imprenditoriale che intende essere sottoposta alle forme di finanza alternativa, tutelando l’azienda prima di porla sul mercato. “Spesso le pmi hanno idee brillanti, ma non sanno di dover procedere prima alla brevettazione, onde evitare possibili accaparramenti delle stesse una volta pubblicizzate”, continua Visco. A seconda del progetto, poi, lo studio legale interviene a indirizzare l’azienda sulla piattaforma migliore, “veicolandola verso il collettore che possa fare al caso dell’idea specifica”.

Se le esigenze principali delle aziende italiane sono trovare e recuperare liquidità, le misure dispiegate dal governo, considerate insufficienti da molti esperti, non sono l’unica strada da percorrere. Le imprese, infatti, possono recuperare liquidità anche “dalle risorse interne, andando a fare una sorta di due diligence, di indagine, sul proprio ciclo del credito per capire quali sono le possibilità di recupero e dove, invece, conviene porre a perdita alcuni crediti in modo tale che si puliscano i bilanci e si vada a recuperare in una detassazione i crediti che non possono essere recuperati”, spiega Visco.

La maggior parte degli operatori, precisa, sostiene che in questo periodo i non performing loan (i crediti deteriorati ndr) e gli unlikely to pay (utp, ovvero le inadempienze probabili ndr) aumenteranno notevolmente. Secondo Visco, nel 90% dei casi, i crediti che prima erano catalogati come utp sono destinati a diventare npl – perché “alcune imprese che prima si barcamenavano, in bilico tra una situazione di insolvenza e di solvenza, avranno maggiori difficoltà” – e bisognerà monitorarli “per capire se avranno la forza di tornare in bonis o resteranno crediti non performanti”.

Per quanto riguarda, invece, le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione, esiste anche un’altra modalità di sostegno alternativa al credito bancario. Nel 90% dei casi le piccole e medie imprese ricevono pagamenti ritardati da parte della Pa e hanno diritto a un ristoro economico in termini di interessi. “Una forma di liquidità che può derivare da un’azione giudiziale che il più delle volte si conclude anche nella fase preliminare perché la pubblica amministrazione è consapevole di dover pagare questa tipologia di indennizzo e chiude la controversia anticipatamente senza attendere l’esito giudiziale”.

In questo contesto, cosa può fare ancora il governo italiano? “L’attenzione dell’esecutivo dovrà essere posta sul turismo, il settore agroalimentare e quello bancario. Quanto al settore bancario, l’articolo 54 ter del decreto legge n.18 del 2020 ha posto una sospensione dei pignoramenti immobiliari ai sensi dell’articolo n. 555 del codice di procedura civile per circa sei mesi. Questa rappresenta sicuramente una costrizione nei confronti delle banche e delle società creditizie”. Quando infatti si arriva a fare un pignoramento immobiliare nei confronti del debitore, spiega, vuol dire che quest’ultimo non ha iniziato a pagare già da diversi anni. Se, da un lato, il lasso temporale di sei mesi rappresenta dunque una forma di agevolazione per il debitore, dall’altro, costringerebbe il ceto bancario e creditizio a posticipare tutte le procedure, andando ad aggiungere ai sei mesi anche il periodo di lockdown. “Sarebbe stata più fruttuosa una sospensione dei pignoramenti mobiliari verso terzi, cioè gli stipendi e le pensioni”, aggiunge Visco, che conclude: “In questo modo ci sarebbe stata una maggiore liquidità per i singoli consumatori”.

Rita Annunziata
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