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Turismo in ginocchio: 80mila imprese a rischio chiusura

Turismo in ginocchio: 80mila imprese a rischio chiusura

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

17 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Solo il turismo organizzato (agenzie di viaggio e tour operator, tra gli altri) sta andando incontro a un calo del fatturato del 90% a causa della crisi pandemica. Complessivamente conta 13mila piccole, medie e grandi imprese e circa 100mila posti di lavoro

  • Tra gennaio e marzo è attesa un’ulteriore perdita per l’intero comparto del turismo di 7,9 miliardi di euro rispetto al 2019, a fronte di una contrazione del 60% dei flussi italiani e dell’85% di quelli nazionali

  • Carlo Sangalli di Unioncamere: “La situazione è veramente drammatica e occorre fare ogni sforzo per far ripartire un comparto così decisivo per il nostro paese. Il rilancio non può che passare dalle grandi priorità: innovazione e digitale, green e giovani”

Stando ai dati raccolti da We Wealth con il supporto di Confesercenti, l’intero comparto del turismo conta 200mila imprese, di cui 80mila a rischio chiusura tra alloggio e ristorazione. A causa della crisi, intanto, 23mila attività ricettive alberghiere ed extralberghiere hanno già serrato i battenti. Cosa accadrà nel 2021?

Le previsioni diffuse dagli esperti all’inizio dell’anno pandemico trovano una preoccupante conferma anche in vista delle possibili zone rosse natalizie. Secondo i dati elaborati da We Wealth con il supporto di Confesercenti, considerando che il comparto del turismo raccoglie complessivamente 200mila imprese, a rischio chiusura sono 80mila aziende tra alloggio e ristorazione. E, a causa della crisi, hanno finito per abbassare le serrande già 23mila attività ricettive alberghiere ed extralberghiere.

“Le nefaste conseguenze che la pandemia ha prodotto sul paese, confermano che il turismo sia uno dei settori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria – spiega Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti, in occasione dall’assemblea annuale dell’associazione – Tenendo conto che si tratta di un comparto che incide sul prodotto interno lordo per il 13%, i tre miliardi di risorse dispiegati non bastano, sono briciole, servono ulteriori investimenti destinati alle imprese per traghettarle alla fine della pandemia”. Dall’inizio dell’anno, aggiunge, l’intero comparto ha già bruciato 30 miliardi di euro di fatturato, senza contare le perdite del turismo invernale. Il turismo organizzato, in particolare, che raccoglie tra le altre agenzie di viaggio e tour operator per 13mila piccole, medie e grandi imprese e circa 100mila posti di lavoro, “sta vivendo la crisi più dura e profonda di sempre e sta andando incontro a un calo del fatturato del 90%”, aggiunge Gianni Rebecchi, presidente di Confesercenti Lombardia.

Sulla stessa linea d’onda anche i dati raccolti dall’Istituto nazionale di ricerche turistiche (Isnart) di Unioncamere, secondo il quale il comparto del turismo si prepara a chiudere il 2020 con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. E, considerando scenari a forte restrizione sociale a causa della pandemia, tra gennaio e marzo è attesa un’ulteriore perdita per l’intero comparto di 7,9 miliardi di euro, a fronte di una contrazione del 60% dei flussi italiani e dell’85% di quelli nazionali.

“In un contesto così complesso – sottolinea Roberto Di Vincenzo, presidente di Isnart – è fondamentale ripensare il modello organizzativo del settore, per sviluppare forme di turismo orientate alla produzione di valore, migliorando la qualità dell’offerta e aumentando i servizi forniti dai singoli operatori e dai territori: una scelta che presuppone anche nuovi modelli di analisi”. “La situazione è veramente drammatica e occorre fare ogni sforzo per far ripartire un comparto così decisivo per il nostro paese”, aggiunge Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere.

“Le Camere di commercio sono rimaste accanto alle imprese turistiche. Abbiamo investito per mettere in atto azioni tempestive, dal sostegno alla liquidità ai contributi per garantire la sicurezza dell’ospitalità sino agli interventi per la digitalizzazione”. Il sistema camerale, conclude, “può contribuire alla ripartenza in collaborazione con le regioni e il governo”, ma il “rilancio non può che passare dalle grandi priorità: innovazione e digitale, green e giovani anzitutto”.

Rita Annunziata
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