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Transizione 4.0: gli incentivi in scadenza, in attesa del rilancio

Transizione 4.0: gli incentivi in scadenza, in attesa del rilancio

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

22 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Patuanelli: “Una delle maggiori richieste del mondo imprenditoriale è quello di avere delle certezze, con regole e strumenti che non cambino ogni sei mesi”

  • Gualtieri: “Il nuovo piano transizione 4.0 rafforzato partirà dal 1° gennaio, così come i principali progetti infrastrutturali o quelli legati alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, alla banda ultra larga e alle infrastrutture sociali”

Stando a quanto rivelato dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dai fondi europei confluiranno 30 miliardi di euro verso il rilancio del piano transizione 4.0. Di cosa si tratta e quali sono gli incentivi fiscali per le imprese attualmente in vigore?

Cresce l’attesa per il rilancio del piano transizione 4.0, il pacchetto di incentivi fiscali volto a sostenere le imprese nei settori dell’innovazione, degli investimenti green e delle attività di design e ideazione estetica. Stando a quanto dichiarato dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel corso dell’online energy talk Energia e imprese, operazione green deal organizzato da Rcs Academy e il Corriere della sera, dai fondi europei confluiranno 30 miliardi di euro, con l’obiettivo di accompagnare le aziende italiane nella “transizione digitale e tecnologica verso modelli di business sostenibili”. “Una grande sfida”, spiega, ma che risponde alla necessità del mondo imprenditoriale di disporre di “regole e strumenti che non cambino ogni sei mesi”. Ma quali sono i benefici attualmente in vigore e in cosa consistono?

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

Tra le principali misure previste dal piano emerge il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, “funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio” nazionale, spiega il Mise. Nello specifico, per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati è previsto un credito d’imposta del 40% del costo per investimenti fino a 2,5 milioni di euro e del 20% del costo per investimenti oltre i 2,5 milioni fino a un tetto massimo di 10 milioni. Per i beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione, invece, il credito d’imposta è pari al 15% del costo su una soglia massima di 700mila euro, mentre per gli altri beni strumentali materiali si parla del 6% nel limite massimo dei costi ammissibili di 2 milioni di euro. L’incentivo si applica agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020, “ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro il 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione”, precisa il Mise.

Il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design, invece, punta a stimolare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, favorendo i processi di transizione digitale, economia circolare e sostenibilità ambientale. In questo caso, si parla di un 12% delle spese agevolabili nel limite massimo di 3 milioni di euro per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Quanto alle attività di innovazione tecnologica che puntino su prodotti o processi di produzione innovativi o “sostanzialmente migliorati”, è riconosciuto un credito d’imposta del 6% delle spese agevolabili su un tesso massimo di 1,5 milioni di euro e di un 10% (sempre su 1,5 milioni di euro) per le attività di innovazione tecnologica “finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0”, spiega il Mise. Infine, per le attività di design e ideazione estetica il credito d’imposta è riconosciuto per il 6% delle spese agevolabili nel limite massimo, ancora una volta, di 1,5 milioni di euro. In questo caso, l’incentivo si applica alle spese sostenute nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Il credito d’imposta formazione 4.0

Ultimo tra le principali misure declinate dal Mise è il credito d’imposta formazione 4.0, che punta a incentivare gli investimenti delle aziende nella formazione del personale sui temi relativi alla trasformazione tecnologica e digitale. Si parla, nello specifico, del 50% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese, del 40% nel limite massimo annuale di 250mila euro per le medie imprese e del 30% nel limite massimo annuale di 250mila euro per le grandi imprese. In tutti e tre i casi, conclude il Mise, la misura sale al 60% “nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati”, e può essere applicata in generale alle spese sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Le novità del rilancio del 1° gennaio 2021

Stando a quanto dichiarato da Patuanelli, il nuovo piano transizione 4.0 avrà un arco temporale pluriennale e prevedrà “un’implementazione delle aliquote delle detrazioni in modo da incidere maggiormente sulle scelte degli investimenti”. “Abbiamo ampliato anche lo spettro dei beni che possono essere agevolati e implementato il superbonus 110% per dare ossigeno a un settore come l’edilizia che dal 2008 non è riuscito a uscire dalla crisi”. Sul piatto anche l’efficientamento energetico e “residenze più confortevoli per tutti”. A confermarlo in un’intervista a Il sole 24 ore è anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, secondo il quale il nuovo piano di investimenti prenderà il via all’alba del nuovo anno. “Il piano transizione 4.0 rafforzato partirà dal 1° gennaio, così come i principali progetti infrastrutturali o quelli legati alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, alla banda ultra larga e alle infrastrutture sociali, che naturalmente saranno completati nell’orizzonte pluriennale del piano”, conclude Gualtieri.

Rita Annunziata
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