PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Lo strano comportamento delle small cap nel 2019

Lo strano comportamento delle small cap nel 2019

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

31 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Nonostante la buona performance degli indici azionari nel 2019, le small cap hanno sottoperformato le grandi. E apparentemente non ce ne sarebbe motivo

  • Le valutazioni in assoluto non sono a buon mercato, ma il premio al rischio rispetto alle large cap è ai minimi da diversi anni

Quella attuale è la fase bullish più lunga della storia dei mercati azionari. C’è però chi non si comporta come previsto dalla regolarità empirica del passato. Ecco “lo strano caso” delle small cap nel 2019

Il 2019 ha visto le imprese small cap sottoperformare rispetto alle “grandi”. Si tratta di un comportamento bizzarro, se si pensa che quando nei mercati prevale l’incertezza, gli investitori innanzitutto riducono gli investimenti percepiti come più rischiosi (small cap) a vantaggio di quelli “più sicuri”, ovver le large cap. Lo sottolinea Paolo Mauri Brusa, gestore del team multi asset Italia di Gam (Italia) Sgr.

Il comportamento è “strano” perché “in un bull market, generalmente accade il contrario”. E quella che stiamo vivendo è la fase “toro” più lunga della storia dei mercati azionari.

Perché le small cap hanno sottoperformato le large nel 2019?

Nonostante la buona performance degli indici azionari nel 2019, le small cap hanno sottoperformato le grandi. Sia in Europa, sia negli Usa. Una prima spiegazione potrebbe risiedere nei timori di recessione che più volte si sono manifestati nell’ultimo anno. Nelle fasi di rallentamento economico infatti le piccole imprese, magari familiari, soffrono di più per il calo dei consumi rispetto alle grandi multinazionali.

Un altro motivo potrebbe dipendere dalla composizione degli indici. Guardando agli Stati Uniti, nel Russell 2000 ci sono per oltre un terzo i settori farmaceutico e finanziario. Sul primo settore hanno certamente pesato l’incertezza della riforma sanitaria e la politica sui prezzi dei farmaci, sul secondo i tassi bassi, la curva dei rendimenti invertita e il rallentamento del settore manifatturiero.

Dando invece uno sguardo alla composizione dello S&P500, non stupisce l’indiscussa posizione di leadership della tecnologia. “Anche in Europa la composizione settoriale può in parte spiegare il gap di performance creatosi nell’ultimo anno. Il rallentamento del settore auto in particolare, ha pesato su tutta la rete di fornitori (supply chain), che ha un peso consistente nell’universo small cap”.

Ad ogni modo, per il Russell 2000 “dopo tre trimestri negativi il mercato si attende un ritorno alla crescita degli utili, ancorché moderata, in questa ultima parte dell’anno, con un’accelerazione decisa nel 2020 (+30%)”.

Infine, “Aache in Europa, dove i fondamentali sono stati meno penalizzanti nel 2019, le previsioni per il 2020 vedono una progressione interessante (+14%)”. Le valutazioni in assoluto non sono a buon mercato, ma il premio al rischio rispetto alle large cap è ai minimi da diversi anni. Se i timori di recessione nel 2020 dovessero sparire dal sentiment di mercato, le prospettive per un recupero delle small cap si farebbero più rosee.

Paolo Mauri Brusa, Gam Investments
Teresa Scarale
Teresa Scarale
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese e startup"
ALTRI ARTICOLI SU "Gam"
ALTRI ARTICOLI SU "Azionari internazionali"