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Startup alla prova del covid: più giovani, meno donne

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

30 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le startup innovative in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne sono 1.522

  • Le aziende con almeno un giovane nella compagine sociale rappresentano il 41,4% del totale

  • Si tratta soprattutto di micro-imprese, con un valore della produzione lievemente inferiore ai 163mila euro

Nei mesi più caldi della pandemia gli italiani non hanno smesso di innovare: secondo la nuova edizione del report del Mise e InfoCamere, le startup iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese sono 11.496. Cala la percentuale di aziende a prevalenza femminile sul totale nazionale, ma crescono quelle a prevalenza giovanile

Sono resilienti e lasciano spazio ai giovani: nel secondo trimestre dell’anno, i mesi più caldi della pandemia, il desiderio di innovazione non ha conosciuto tregua e le startup innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese hanno raggiunto quota 11.496 unità, in crescita del 2,6% rispetto al periodo precedente. Sono i dati della nuova edizione del report frutto della collaborazione tra il ministero dello Sviluppo economico e InfoCamere con il supporto di Unioncamere che, tra trend demografici e performance economiche, mostrano l’immagine di un settore in continuo fermento.

Si tratta soprattutto di micro-imprese, con un valore della produzione lievemente inferiore ai 163mila euro, grazie a un ricambio costante che vede le “best performer” perdere lo status di startup innovative una volta consolidati fatturato ed età. Il 73,3% offre servizi alle imprese, come la produzione di software e la consulenza informativa, ma anche attività di ricerca e sviluppo e di informazione. Il 17,9%, invece, è attivo nel manifatturiero e solo il 3,3% nel commercio.

Secondo lo studio, il 27,3% del totale nazionale delle startup innovative risiede in Lombardia, ben 3.135 unità, seguita dal Lazio (1.302) e dall’Emilia Romagna (951). Sulla scia dei trimestri precedenti, la Campania resta invece la prima regione del Mezzogiorno con 908 unità, pari al 7,9% del totale, lievemente in calo rispetto all’8,3% del trimestre precedente. Milano si conferma al primo posto tra le province, con 2.254 startup innovative al 30 giugno 2020 pari al 19,6% del totale nazionale, in linea rispetto ai tre mesi precedenti. Guadagna il secondo posto Roma, l’unica tra le altre province ad aver superato le mille unità (10,2% del totale nazionale), seguita da Napoli (3,7%), Torino (3,4%) e Bologna (2,8%). Se si fa riferimento, invece, al numero di startup innovative in rapporto alle nuove società di capitali, la prima provincia a livello nazionale è Trento, che guadagna il 7,9% del totale, seguita da Trieste (6,8%) e Milano (6,1%).

Ma l’aspetto più interessante riguarda la composizione delle compagini sociali. In linea con gli ultimi due trimestri, le donne risultano ancora più sottorappresentate, con 1.522 startup innovative a prevalenza femminile (“in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne”, spiegano i ricercatori) pari al 13,2% del totale nazionale contro il 13,3% dei primi tre mesi dell’anno e il 13,5% degli ultimi tre mesi del 2019. Le aziende con almeno una donna nella compagine sociale, invece, sono 4.902, pari al 42,6% del totale, una percentuale di quattro punti percentuali inferiore rispetto alle nuove società di capitali.

Al contrario, crescono le startup a prevalenza giovanile, che al 30 giugno sono 2.067 contro le 1.962 dei primi tre mesi dell’anno. Nel complesso raccolgono il 18% del totale, oltre due punti e mezzo percentuali in più rispetto alle nuove aziende non innovative. Restano le startup a prevalenza straniera che, secondo lo studio, nel secondo trimestre dell’anno hanno raggiunto le 410 unità, pari al 3,6% del totale contro il 9,1% delle nuove società di capitali. Più elevato il numero di startup innovative che coinvolgono almeno un cittadino non italiano che, con 1.597 unità, si distanziano dalle società di capitali solo per 1,2 punti percentuali.

Rita Annunziata
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