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Sì al nuovo deficit: governo al lavoro sul decreto ristori 5

Sì al nuovo deficit: governo al lavoro sul decreto ristori 5

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

21 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Lo scorso anno sono state varate misure per 108 miliardi (pari al 6,6% del pil), di cui 48 miliardi destinati alle imprese, 35 miliardi agli ammortizzatori sociali, 12 miliardi agli enti territoriali e otto miliardi alla sanità

  • Roberto Gualtieri: “È evidente che con la rapidità dei ristori ci sono casi in cui il metro di comparazione ha prodotto delle ingiustizie. Verso una valutazione ex post che possa tenere conto dell’intero anno trascorso”

Green light delle Camere al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Esecutivo al lavoro sul decreto ristori cinque. Previsto il superamento dei codici Ateco con la possibile determinazione delle perdite sulla base del primo semestre o dell’intero anno appena concluso

Dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri nella serata del 14 gennaio, si illumina anche la green light delle Camere al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Un tesoretto necessario ad alimentare il quinto decreto ristori, ma giustificato anche dalla volontà del governo di disporre di “risorse sufficienti” per rispondere a una possibile proroga delle restrizioni alle attività economiche “anche in primavera”. Un’eventualità che “non si può escludere”, scrive il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in una lettera al vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, e al commissario all’economia, Paolo Gentiloni.

Gualtieri, ristori: perdite calcolate sull’intero anno

Come sottolineato in audizione davanti alle commissioni bilancio dei due rami del Parlamento, in particolare, lo scorso anno sono state già varate misure per 108 miliardi (pari al 6,6% del prodotto interno lordo), di cui 48 miliardi destinati alle imprese, 35 miliardi agli ammortizzatori sociali, 12 miliardi agli enti territoriali e otto miliardi alla sanità. Con riguardo agli aiuti rivolti alle attività produttive, al centro del nuovo provvedimento in via di definizione ci sarebbero tre novità principali: il superamento dei codici Ateco con la determinazione delle perdite sulla base dei primi sei mesi o dell’intero anno appena concluso, ma anche il prolungamento della Cassa integrazione e un’eventuale proroga del blocco dei licenziamenti.

“È evidente che con la rapidità dei ristori ci sono casi in cui il metro di comparazione ha prodotto delle ingiustizie – spiega Gualtieri – Quindi una valutazione ex post che possa tenere conto dell’intero anno e sommare quello che si è avuto e quello che non si è avuto, numeri alla mano, ci consentirebbe di ripianare quelle situazioni di penalizzazione che possono esserci state”. Nelle intenzioni del governo, aggiunge, “questo è l’ultimo scostamento di bilancio che chiediamo di autorizzare al Parlamento per contrastare la pandemia”.

Allo studio altre 26 settimane di Cassa integrazione

Uno scostamento, precisa Gualtieri, grazie al quale saranno completati “gli interventi di sostegno già approvati e riconosciuti finora ai settori più colpiti dalla pandemia”. Tra questi, la proroga della Cassa integrazione (che potrebbe arrivare fino a 26 settimane per assegno ordinario e cassa in deroga) ma anche del blocco ai licenziamenti per “i settori maggiormente in crisi” (in scadenza il prossimo 31 marzo), precisa il viceministro all’Economia, Antonio Misiani. Parallelamente, è attesa la conferma dello sgravio contributivo del 100% alternativo all’utilizzo della cassa per coloro che consentano il rientro dei lavoratori in azienda, come anticipato invece dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Stando agli ultimi dati Inps, tra il primo aprile e il 31 dicembre 2020 sono state autorizzate intanto oltre quattro miliardi di ore di cassa integrazione per l’emergenza sanitaria, di cui 1.901,0 milioni di cig ordinaria, 1.349,2 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 798,4 milioni di cig in deroga. Senza dimenticare che, secondo l’ultima memoria trasmessa dall’Istituto nazionale di statistica alla commissione lavoro del Senato, nel 2019 in Italia l’11,8% dei lavoratori era già considerato a “rischio povertà”, una quota che posizionava il Belpaese al quarto posto dopo Romania (15,8%), Spagna (12,7%) e Lussemburgo (12,1%).

Unione europea: aiuti di Stato fino al 31 dicembre

La Commissione europea, inoltre, ha proposto agli Stati membri di prorogare al 31 dicembre 2021 lo schema temporaneo di aiuti di Stato dispiegato lo scorso marzo, aumentando “i massimali per gli importi limitati di aiuti concessi (attualmente fino a 120mila euro per le imprese attive nel settore della pesca e dell’acquacoltura, 100mila euro per quelle agricole e 800mila euro per tutti gli altri settori) e per le misure che contribuiscono ai costi fissi delle aziende che non sono coperti dai loro ricavi (attualmente fino a tre milioni di euro per azienda)”, rivela l’Ansa. Inoltre, sarebbe stata proposta anche la possibilità di conversione degli strumenti rimborsabili concessi in sovvenzioni dirette. L’obiettivo, spiega l’agenzia, sarebbe quello di “spingere gli Stati a scegliere, in primo luogo, strumenti rimborsabili come forma di aiuto”.

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