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Sgr non fa rima con “direzione e coordinamento”

Sgr non fa rima con “direzione e coordinamento”

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Contributor, Giulio Romano

26 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Assonime prende posizione su una sentenza del Tribunale di Milano e critica la trasposizione di norme pensate per i gruppi

Le norme del codice civile sulla “direzione e coordinamento” sono state pensate dal legislatore per disciplinare potenziali conflitti all’interno di gruppi di aziende ma non possono applicate anche alle Sgr che gestiscono fondi di investimento private. Una meccanica trasposizione di questi due livelli, oltre a non centrare l’obiettivo di colpire episodi illeciti, rappresenterebbe “un forte disincentivo allo sviluppo di questo mercato alternativo di finanziamento delle imprese (quello appunto del private equity, ndr.) che andrebbe invece sostenuto ed incentivato”.

Assonime, l’associazione delle società per azioni, ha preso posizione in questi giorni su una sentenza del Tribunale di Milano che pur rigettando la richiesta di risarcimento per danno rivolta ad un fondo di private equity ha tuttavia assoggettato astrattamente una Sgr alla disciplina della “direzione e del coordinamento”. Ciò che, per le possibili ricadute, sta suscitando molti allarmi nel mondo del private equity spingendo l’associazione ad intervenire (“Disciplina di direzione e coordinamento: applicabilità al gestore di fondi di investimento”, Assonime – febbraio 2019). Il caso di specie riguardava il contrasto tra 21 Investimenti Sgr e i soci di minoranza della Ivri (società di vigilanza privata) che si ritenevano danneggiati dalla condotta del fondo e avevano chiesto un ristoro dei supposti danni proprio appellandosi alle norme sui gruppi di imprese. Nel merito, appunto, il Tribunale non aveva dato loro ragione con- dannandoli anzi per lite temeraria. Tuttavia il magistrato aveva scritto nella sentenza che anche un fondo di private equity e la Sgr che l’aveva costituito potevano essere attratti dalle norme della “direzione e coordinamento”. E pertanto essere chiamati a rispondere per la “violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale” e del “pregiudizio arrecato al valore o alla redditività della partecipazione”.

Quella particolare disciplina tuttavia è stata pensata per evitare, nell’ambito dei gruppi d’aziende, condotte potenzialmente illecite quando, ad esempio, una holding concentra gli utili del gruppo su una controllata a svantaggio di altre società, pregiudicandone gli interessi. In quel caso la “direzione e coordinamento” impone di esplicitare l’interesse del gruppo in modo unitario, stabilendo regole di pubblicità consentendo ai soci di minoranza della controllata di esercitare il recesso e, nei casi di palese illegittimità, obbligando la capogruppo a rifondere i danni.

Tutt’altra è la realtà di una Sgr e dei fondi di private equity anche qualora esistano rapporti di controllo azionario. Le società che fanno parte di un fondo non hanno rapporti tra loro, il gestore non ha alcun interesse a valorizzarne alcune a danno di altre. La sua missione, nell’interesse dei soci finanziatori, è che tutte abbiano successo, senza alcuna preferenza. La Sgr “ha l’obbligo di agire al fine di tutelare le posizioni degli investitori. Questo – spiega ancora Assonime – conduce a una situazione in cui emergono due interessi (quello degli investitori nel fondo e quello degli azionisti di minoranza della società soggetta a direzione) che possono essere tra loro in conflitto e sono entrambi tutelati dal legislatore. Per altro verso, la natura meramente finanziaria dell’operazione determina che l’acquisizione azionaria e i poteri speciali sulla governance si determinano fin dall’origine come di natura temporanea. Sono quindi attività di direzione e coordinamento strutturalmente provvisorie. Il bilanciamento di questi interessi e la considerazione di queste peculiarità – è ancora Assonime a parlare nel suo parere – dovrebbero essere oggetto di una specifica valutazione da parte del legislatore che regoli i fenomeni di abuso in termini specifici”. Semplicistiche sovrapposizioni di norme nate in contesti diversi possono far si che “tutte le operazioni di private equity realizzate tramite Sgr sono potenzialmente esposte al rischio legale di applicazione della disciplina sulla direzione e coordinamento (pur essendo invece residuale il rischio concreto che venga individuata la situazione ‘abusiva’)”.

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Contributor , Giulio Romano
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