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Sempre più investimenti nel digitale

Sempre più investimenti nel digitale

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Redazione We Wealth
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03 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Le grandi imprese trainano la crescita degli investimenti in innovazione. Big Data e Cyber Security le priorità di spesa per il prossimo anno. Il 33% ha già creato un Innovation Manager, quasi due terzi collaborano co

  • Solo il 23% delle piccole e medie imprese aumenterà il budget Ict, il 28% fa Open Innovation, il 4% collabora con startup. Appena una su tre conosce il decreto Mise per l’Innovation manager, solo l’11% ha intenzione di usufruirne

     

Le imprese sono più aperte verso l’innovazione. Secondo i dati della ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano il 73% fa open innovation e il 35% lavora con delle startup

Investimenti nel digitale in crescita del 2,8% nel 2020.  Il budget sarà trascinato dalle grandi imprese, che prevedono un incremento nel 45% dei casi, concentrato soprattutto su tecnologie come Big Data Analytics, Cyber Security e sistemi Erp, mentre solo il 23% delle piccole e medie imprese (Pmi) destinerà più risorse, in particolare per sistemi Erp, Crme mobile business. Per gestire i processi di innovazione le imprese prevedono di aprirsi a nuove idee e a modelli organizzativi collaborativi, provenienti in particolare da startup, università-centri di ricerca, aziende non concorrenti. Questi alcuni dei risultati della ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano.

L’innovation manager sta iniziando ad entrare nelle aziende, con oltre il 30% delle grandi imprese che ha già creato un ruolo o una Direzione Innovazione. Il Mise ha introdotto un albo dedicato a questa figura professionale e un voucher a fondo perduto per le Pmi. Una misura importante, anche se i 75 milioni di euro complessivamente stanziati permetterebbero di sostenere non più di 2000 imprese: oggi ne è a conoscenza appena il 32% delle Pmi e fra queste soltanto l’11% ha intenzione di usufruirne.

“La trasformazione digitale è in pieno fermento anche nel nostro Paese e i trend positivi negli investimenti dimostrano i risultati concreti di questa scelta – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy -. Le imprese devono saperla accogliere, adottando il modello dell’open company: un’organizzazione agile e inclusiva, capace di ingaggiare l’intera popolazione aziendale, aprendosi agli stimoli provenienti da un ecosistema eterogeneo e in trasformazione. Le imprese si stanno aprendo verso gli attori esterni, in particolare università e startup, ma devono riuscire a trasformarsi anche internamente con una nuova cultura dell’innovazione e modelli organizzativi capaci di reagire e riconfigurarsi velocemente”.

“Le imprese agiscono sulla propria organizzazione per migliorare la capacità di innovare, di guardare all’esterno, ma anche di comunicare all’interno, poiché questo appare oggi lo scoglio più difficile da superare – afferma Alessandra Luksch, Direttore degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence -. Per tutto questo, le organizzazioni stanno introducendo ruoli dedicati, gli innovation manager, che oggi più che arrogare su di sé il ruolo di innovatore sono tenuti soprattutto a intercettare nuove opportunità, sviluppare talenti nascosti e spingere instancabilmente per un radicale cambiamento culturale e di mentalità, diffondendo un modello in cui ognuno sia imprenditore e contribuisca all’innovazione”.

La gestione dell’innovazione. Le principali sfide organizzative percepite dalle aziende per gestire l’innovazione digitale sono la ricerca-verifica-sviluppo di competenze digitali, insieme all’introduzione di nuove metodologie di lavoro (indicate entrambe dal 50% del campione). Le imprese cercano di superare queste sfide anche con nuovi modelli organizzativi: più di un’impresa su tre prevede team dedicati a ogni specifico progetto di innovazione digitale (36%), nel 9% dei casi ci sono “comitati interfunzionali” e un terzo delle imprese (33%) ha inserito un singolo ruolo dedicato o una Direzione innovazione.

La capacità di gestire l’innovazione è strettamente legata alla diffusione di un’attitudine imprenditoriale. quasi sette grandi imprese su dieci si stanno attivando con stili di leadership indirizzati al change management da parte dei manager (43%), formazione (40%), percorsi di apprendimento per stimolare l’innovatività dei dipendenti (30%), contest e hackathon interni (26%) e attività con startup (10%).

Il ruolo delle startup. Oltre sei grandi aziende su dieci vedono nelle startup un interlocutore per lo sviluppo di innovazione digitale. In particolare, il 35% già collabora con nuove imprese innovative, il 27% ha intenzione di farlo in futuro, mentre il 34% non manifesta interesse per il tema e il 4% ha collaborato in passato. Nella maggior parte dei casi le grandi imprese si servono di startup come fornitori spot (51%), ma una buona parte le usa come unità di ricerca e sviluppo (37%) e come fornitore di lungo periodo (30%). La startup può essere anche un partner commerciale, parte di un programma di incubazione, partner per la co-creazione di modelli di business, acquisita o partecipata in equity. I principali benefici sono la possibilità di accedere a nuove tecnologie e conoscenze di frontiera, la possibilità di testare l’innovazione con un iniziale progetto pilota, con tempi e budget definiti e quindi rischi ridotti e l’opportunità di arricchire il proprio sistema di offerta e aprirsi a nuovi mercati. Le Pmi sembrano meno pronte a collaborare con le nuove imprese innovative: l’85% non è interessato, l’11% sta programmando di farlo in futuro, solo il 4% ha già avviato collaborazioni. Per le Pmi la startup è soprattutto un partner commerciale (20%) e un fornitore spot (14%) o di lungo periodo (12%).

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