PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Ristori allo studio: verso uno scostamento da 20 miliardi

Ristori allo studio: verso uno scostamento da 20 miliardi

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

05 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Un pacchetto di ristori automatici calcolati sulla base di quanto già erogato dall’Agenzia delle entrate negli ultimi mesi dello scorso anno potrebbe compensare le nuove restrizioni

  • Secondo Confesercenti, 150mila imprese rischiano di chiudere per sempre nelle prossime settimane e almeno 75mila rischiano di non riuscire più a saldare gli affitti

Mentre l’Italia si prepara alla nuova geografia delle restrizioni, con il ritorno della zona arancione nel prossimo weekend, il faro resta puntato sui ristori per le attività colpite. Confesercenti: superare la logica dei codici Ateco

Agli albori del nuovo anno, l’Italia si prepara a cambiare nuovamente colore. Il Consiglio dei Ministri, riunitosi nella serata di lunedì a Palazzo Chigi sotto la presidenza del premier Conte, ha approvato un nuovo decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni in materia di contenimento dei contagi: tra il 7 e il 15 gennaio resta fermo il divieto sull’intero territorio nazionale di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, fatte salve comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, oltre al rientro presso la propria residenza, domicilio o abitazione. Il 9 e il 10 gennaio, invece, si torna alla “zona arancione”. Ma, secondo alcune indiscrezioni, le misure potrebbero essere accompagnate anche da una nuova tranche di aiuti per le imprese tricolori.

Stando a quanto rivelato da Il Sole 24 Ore, infatti, un pacchetto di ristori automatici calcolati sulla base di quanto già erogato dall’Agenzia delle entrate negli ultimi mesi dello scorso anno potrebbe compensare le nuove chiusure, anticipando di qualche settimana il nuovo scostamento di bilancio da almeno 20 miliardi. Si tratterebbe dunque di contributi a fondo perduto definiti in misura percentuale sui ristori già percepiti ma anche sulla riduzione dei ricavi e dei corrispettivi tra aprile 2020 e aprile 2019. Quanto invece alle misure perequative annunciate dal presidente del Consiglio lo scorso 18 dicembre in sostituzione al meccanismo dei codici Ateco e volte a “evitare ingiuste differenziazioni di trattamenti”, come dichiarato in conferenza stampa, secondo il quotidiano economico-finanziario bisognerà attendere il nuovo scostamento e il preannunciato “decreto salva imprese” di metà gennaio.

Positiva la reazione della maggioranza dei presidenti delle Regioni, concordi sulle misure rigorose per le prossime settimane “purché non siano modificate di settimana in settimana e siano garantiti i ristori”, rivela l’Ansa. Intanto, non si lascia attendere il monito di Confesercenti. Secondo l’associazione, il governo dovrebbe dare “risposte chiare e immediate alle imprese, che nei mesi scorsi hanno dimostrato di poter lavorare garantendo la sicurezza propria e dei clienti”. Richiesto il superamento della logica dei ristori sulla base dei codici Ateco, con “l’erogazione di fondi in tempi rapidi a tutte le attività colpite, riparametrandoli sui volumi d’affari di tutto il 2019”, ma anche un intervento urgente sull’emissione delle cartelle esattoriali, “una spada di Damocle che gli italiani non possono sopportare in questa fase di crisi”, scrive Confesercenti.

I numeri parlano chiaro. Solo per le imprese del comparto del turismo e per i pubblici esercizi si parla di 50 miliardi in fumo nel 2020. Bar e ristoranti hanno registrato un ulteriore buco da un miliardo di fatturato solo tra Natale e Capodanno e ogni weekend di chiusura determina una perdita da 1,5 miliardi di euro per i negozi all’interno delle gallerie e centri commerciali. Le imprese della moda, aggiunge l’associazione, hanno visto svanire 16 miliardi di euro di vendite in abbigliamento e accessori, per non dimenticare il comparto alberghiero e le attività del settore immagine e benessere, gli agenti di commercio, i benzinai e gli ambulanti. Complessivamente, “150mila imprese rischiano di chiudere per sempre nelle prossime settimane e sono almeno 75mila quelle che rischiano di non riuscire più a saldare gli affitti”, si legge in una nota ufficiale. “Nonostante le dure restrizioni e i sacrifici dei cittadini e delle imprese, i dati sui contagi non sono incoraggianti. Le chiusure forzate delle attività commerciali non hanno portato ai risultati annunciati e oggi domina ancora una volta l’incertezza”.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese e startup"
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese"
ALTRI ARTICOLI SU "PMI"